Calabria, concluso il seminario sul rischio sismico, vicepresidente Nicolò: “Attivare tavolo permanente per la sicurezza”

alessandro nicolòLa Calabria, com’è noto, è tra le aree a più alto rischio sismico e idrogeologico del Paese a causa dell’intensa attività sismotettonica della dorsale appenninica. E questo appuntamento rappresenta una buona base di riferimento per l’individuazione di una rete territoriale in grado di prestare interventi coordinati nel verificarsi di eventi sismici e per l’attuazione dei primi soccorsi”.

Lo ha detto il Vicepresidente del Consiglio regionale, Alessandro Nicolò, concludendo un seminario di studi organizzato dalla Regione con gli Ordini dei Geologi e degli Ingegneri a Palazzo Campanella, anche con l’apporto della Protezione civile, e aperto al contributo di studiosi e rappresentanti di altre regioni interessate dal fenomeno.

Purtroppo, questo tipo di eventi è di difficile previsione e le manifestazioni premonitrici e statistiche – ha sottolineato Alessandro Nicolò – sono al momento gli unici dati che possono indurre la mobilitazione delle forze di pronto intervento per limitare quanto più possibile danni alle persone ed alle cose.  La popolazione calabrese, se si escludono i capoluoghi di provincia e i pochissimi centri a media urbanizzazione – ha ricordato il Vicepresidente del Consiglio regionale – è oggettivamente dispersa sul territorio, in piccoli centri, che già in condizione di normalità sono complicati da raggiungere. Rischi, quindi, di isolamento, di ritardi dei soccorsi legati alla viabilità, sovraccarichi alla rete ospedaliera. Per i centri urbani – ha proseguito Nicolò – il livello di rischio post evento non è da meno: scuole, infrastrutture ospedaliere, collegamenti per la mobilità di mezzi e persone, presentano, stante le tipologie urbanistiche, forme di criticità non meno severe. Se questo è il quadro, allora, la gestione della prevenzione deve farsi promotrice innanzitutto di una robusta fase di ‘educazione’ delle  componenti amministrative e del tessuto sociale di queste aree alla ‘cultura del  rischio’, inteso in senso lato, come combinazione di  pericolosità e   vulnerabilità del territorio. Mentre la pericolosità sismica è un dato di fatto di cui l’essere umano può prendere atto e, tutt’al più, cercare di prevederne l’entità entro ovvi limiti spazio-temporali, sulla vulnerabilità si può e si deve intervenire, in misura tanto più significativa quanto più elevato è il valore del bene esposto, umano e materiale. E’ quindi necessario ridurre confusione e sovrapposizioni  di competenze tra i livelli nazionali e regionali, mentre un ruolo positivo giocano  soprattutto gli scambi di informazione tra i diversi livelli scientifici e di ricerca universitaria, per una buona monitorizzazione del territorio ai fini della sicurezza degli edifici pubblici e delle infrastrutture di servizio e, soprattutto, avere chiarezza sulla gestione delle risorse finanziarie destinate a questo tipo di prevenzione.  Ultima questione, ma non per importanza – ha concluso Alessandro Nicolò – la qualità dello sviluppo urbanistico, dei materiali da costruzione, delle regole che governano il territorio, materia che non può essere soltanto delegata alla politica. Da qui, oggi, è possibile attivare un tavolo permanente di consultazione tra amministrazioni pubbliche e ordini professionali che sia mirato ad orientare in direzione della sicurezza antisismica tutti gli indici di intervento territoriale che abbiano piena coesione con i criteri di sicurezza e di salvaguardia delle persone e del contenimento dei danni alle infrastrutture per consentire una rapida ricostruzione ed il riavvio delle condizioni di vita delle comunità”.