A Bova (Rc): la presentazione del libro “Calabria Ribelle”

Un momento dell'incontroUn figlio ucciso per una relazione extra coniugale con una donna sposata, un padre sequestrato e mai più tornato a casa, una lunga serie di processi, da “Olimpia” ai nostri giorni. Tante storie drammatiche, tante pagine buie della nostra storia recente e soprattutto un messaggio di speranza che parte dalla cultura e passa da Bova, uno dei luoghi che proprio nella cultura sta investendo come cartina di torna sole per un’attività di rilancio di un intero comprensorio. Di questo e di tanto altro si è parlato qualche sera addietro a Bova, nella sala consiliare del Comune, in occasione dell’ennesimo evento promosso dall’Assessorato Comunale alla Cultura. Occasione di spunto e riflessione è stato “Calabria Ribelle” il volume di Giuseppe Trimarchi che racconta di storie vissute all’ombra di una Calabria dura e violenta, leggi di ‘ndrangheta che hanno segnato la vita di Liliana Carbone, madre di Massimiliano Carbone ucciso nel 2004 a causa di una relazione con una donna sposata, o quella di Deborah Cartisano, figlia di Lollo Cartisano sequestrato nel 1993 e mai più tornato a casa. Con loro a Bova anche un Magistrato di lungo corso, Francesco Mollace, da anni impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta. Proprio Mollace. Con loro ovviamente l’autore Giuseppe Trimarchi e il giornalista Gianluca Albanese che coordinato i lavori. Dopo le toccanti ricostruzioni di Liliana Carbone e Deborah Cartisano dalle quali viene fuori in modo chiaro il messaggio di speranza ma anche di sete di giustizia, Francesco Mallace si sofferma su alcuni aspetti in particolare. Attraverso la rapida e chiara cronistoria di alcuni tra i più importanti processi di mafia, anche il magistrato reggino lancia un chiaro messaggio, rispetto al ruolo di un’antimafia che non può e non deve essere solo di facciata, un’antimafia che deve necessariamente essere portata avanti in trincea e nel silenzio, come fatto da molti in decenni di duro e rischioso lavoro. “Il libro di Trimarchi – conclude Mollace – ha il pregio di riportare alla luce tenendo alta l’attenzione, storie drammatiche che hanno segnato periodi bui, frangenti che vanno ricordati per rispetto delle vittime e perché servano da monito affinchè certe tragedie non debbano  più ripetersi. Prezioso anche il contributo del luogotenente dei Carabinieri Cosimo Sframeli, studioso dei fenomeni criminali e tra i protagonisti positivi della stagione dei sequestri, che, in trincea in una locride balzata agli onori delle cronache nazionali come capitale dei sequestri di persona, ha velocemente ripercorso gli “anni dell’anonima”. Soddisfatto a margine dell’incontro Gianfranco Marino, il vice Sindaco con delega alla cultura. “Un’altra serata importante – spiega Marino – all’insegna della cultura, attraverso la trattazione di tematiche importanti che riaprono ferite sempre vive non solo in chi certi drammi li ha vissuti di persona, ma anche in una popolazione che in maniera indiretta è stata testimone di momenti oscuri per la nostra terra. Con quest’ultimo appuntamento – conclude Marino -  di mettiamo un altro importante tassello in quel mosaico che stiamo cercando di costruire da ormai due anni e che, come era nelle nostre intenzioni, sta facendo di Bova un importante punto di riferimento culturale per l’intera provincia reggina”.