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Sparatoria Roma: Preiti voleva morire, gip conferma carcere

La mattina di domenica 28 aprile Luigi Preiti voleva farla finita nella stanza dell`albergo, vicino la stazione Termini. Poi però ha pensato che tutti avrebbero interpretato quel “gesto eclatante” come solo un altro episodio frutto della crisi economica. E così ha deciso di andare a Palazzo Chigi e sparare contro i politici. Quando è arrivato lì e non è riuscito a passare lo sbarramento delle transenne per raggiungere il Parlamento ha preso la mira e fatto fuoco contro i carabinieri. E` questa di fatto la ricostruzione che il gip Bernadette Nicotra del tribunale di Roma fa nell`ordinanza di custodia cautelare in carcere che ha emesso ieri dopo l`interrogatorio di convalida e garanzia nel carcere di Rebibbia. Preiti ha scandito il suo racconto con crisi di pianto e “non ricordo“. Rispetto alla sua azione il piastrellista di origine calabrese ha continuato a ripetere le scuse all`Arma dei carabinieri, ai militari feriti. I legali hanno spiegato, fuori dal penitenziario romano, al termine dell`atto istruttorio durato oltre 4 ore, che Preiti ha chiesto a chi l`ha fermato, domenica, il perché non l`avesse ucciso. Gli avvocati di Preiti hanno chiesto al gip di “valutare la compatibilità del regime carcerario con lo stato di alterazione” del loro assistito. Sull`istanza dovrà pronunciarsi il giudice. Ma non è escluso che presto venga disposta una perizia sull`uomo che è al momento sottoposto ad un trattamento farmacologico. Riguardo al possesso di una pistola con la matricola abrasa, Preiti ha confermato di aver acquistato l’arma “circa quattro anni fa al mercato nero di Genova e di averla portata con sè in Calabria all’insaputa di tutti“.