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Regione Calabria, Mario Maiolo (Pd): “Minori dimenticati dalle politiche di inclusione sociale”

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Riceviamo e pubblichiamo:

La Giunta regionale ha deciso di applicare quanto stabilito dalla delibera n. 458 del 2009 aumentando le rette per le case di accoglienza per ragazze madri. Un risultato positivo che sicuramente fa onore a un rinnovato interesse per i problemi legati alla tutela delle giovani donne e madri in difficoltà e che, sicuramente, sarà oggetto di discussione nell’imminente giornata della festa della mamma.

Peccato però che quella deliberazione, accolta su mia proposta, determinasse la rimodulazione delle rette non solo per le case di accoglienza per ragazze madri, ma anche per le strutture residenziali per minori, case famiglia e centri socio educativi inclusi, per un importo pari a 50 euro pro capite rispetto ai 31 euro previsti, per le strutture semiresidenziali o i centri diurni per minori, le strutture per adulti e donne in difficoltà con minori e i centri diurni per disabili mentali e portatori di handicap. La rimodulazione delle tariffe era compiuta anche in base alle richieste e ai solleciti delle strutture preposte a erogare i servizi richiesti, agli adeguamenti di personale e strutturali delle stesse e in base all’aumentato costo della vita.

La situazione si ripresenta a quattro anni di distanza e ancora non trova soluzione nonostante l’approvazione, e il conseguente stanziamento di sei milioni di euro, del DDL 449/9 in merito a interventi d’inclusione sociale, integrazione socio-sanitaria e contrasto alla povertà , lo scorso ventidue aprile.

Avevo salutato l’approvazione di quella legge come un fatto positivo, vista la situazione critica di cittadini e territori in questo momento in particolare, ma avevo già evidenziato, anche in Commissione bilancio, le difficoltà che sarebbero intervenute nella destinazione delle risorse al territorio e i loro meccanismi di allocazione.

La legge regionale numero 23/2003, cui il DDL si richiama, prevede un meccanismo di spesa molto chiaro che attribuisce alla Regione le funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento e ai Piani di zona locali la gestione delle risorse.

Il Piano di Zona è lo strumento primario di attuazione della rete dei servizi sociali e dell’integrazione sociosanitaria. I piani di zona sono finalizzati a compiti di welfare mix che tengono conto di tutti i soggetti che concorrono alla realizzazione dell’assistenza e dell’inclusione sociale e favoriscono la formazione di sistemi locali d’intervento fondati su servizi e prestazioni complementari e flessibili e, soprattutto, qualificano la spesa, attivando le risorse di chi partecipa al sistema. Inoltre, i piani di zona definiscono i criteri di ripartizione della spesa a carico di ciascun Comune, delle ASL e degli altri soggetti compresi nel sistema.

La situazione in cui si ritrovano quindi le case famiglia e la rete di strutture preposte alla tutela dei minori in difficoltਠmolto grave e mette a rischio, in caso di mancato adeguamento della retta, i minori ospitati che rischiano di essere dimessi. Tutto per una svista della Giunta e, forse, per un approccio strumentale e ancora basato su logiche vetuste di assistenzialismo che non tiene conto di strumenti, quali i Piani di zona, già esistenti e che hanno dimostrato di funzionare.