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Reggio, chiesti dodici anni per imprenditore: si era rivolto alle cosche per smascherare rapinatori

TribunaleIl pm Antonio De Bernardo ha chiesto dodici anni di reclusione per l’imprenditore Pietro Siclari, arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione Entourage. L’indagine, condotta dalla Dia, era stata avviata per delle anomalie riscontrate nell’aggiudicazione degli appalti nella provincia di Reggio Calabria. Le intercettazioni svelarono che l’imprenditore aveva avviato indagini parallele a quelle dei carabinieri per scoprire i responsabili di una rapina da 75mila euro subita nell’agosto 2006. Secondo l’accusa Siclari si rivolse proprio a esponenti della cosca Libri di Reggio Calabria e alla famiglia Alvaro di Sinopoli. Pare che tra i suoi piani rientrasse anche l’omicidio del presunto basista, individuato nel figlio di un suo dipendente. Il collaboratore di giustizia Marco Marino, durante il dibattimento, fece il nome di Antonio Cutrì, coinvolto in quella rapina, in quanto svolse la funzione di palo. Secondo quanto sostiene l’accusa, Siclari, appresa la notizia, convocò il padre del ragazzo e gli intimò di dimettersi, rinunciando alla liquidazione della buonuscita come ristoro del danno subito. La procura qualifica questo atteggiamento come reato di estorsione. Al processo ordinario erano imputati anche Pasquale Buda e Francesco Ranieri, ritenuti vicini alle cosche dell’area di Villa San Giovanni. Per entrambi l’accusa ha chiesto la condanna a 9 anni di carcere. La sentenza e’ attesa per luglio.