Pietro Navarra, il Rettore dal cognome “pesante”. Lo zio Michele fu boss a Corleone

Michele Navarra
Pietro Navarra

Pietro Navarra

Pietro Navarra neanche era nato quando lo zio Michele (fratello del padre Salvatore) venne assassinato, crivellato di proiettili mentre rientrava a casa insieme a un giovane collega medico. Pietro Navarra è stato eletto oggi, con ampia maggioranza, nuovo Rettore dell’Università degli Studi di Messina. Un curriculum di tutto rispetto (clicca qui per leggere l’articolo “Ecco chi è Pietro Navarra, il più giovare Rettore d’Italia”), una carriera brillante, per il professore associato che guiderà l’Ateneo messinese per i prossimi sei anni. Michele invece aveva scelto un’altra strada. O meglio una doppia strada: era medico ma anche boss. Michele Navarra infatti fu dal 1945 al 1958 il reggente della cosca mafiosa di Corleone.

Beninteso, lungi da noi accostare la figura di Michele al nipote Pietro, tant’è che quest’ultimo è nato ben 10 anni dopo la morte dello zio. Anche se questa curiosità attirò qualche anno fa addirittura un giornalista de L’Espresso, Riccardo Bocca, quando Pietro Navarra occupava la carica di pro-rettore. Scriveva nel 2007 Bocca:

L’università di Messina”, scrivono i magistrati, “è permeata nelle più alte cariche da una concezione privatistica e clientelare della pubblica amministrazione“. Un verminaio dove “centri di potere” elargiscono “favori ad amici e conoscenti“, ricorrendo se necessita a “ritorsioni e minacce“. “Eccessi“, contesta il pro rettore Pietro Navarra, classe 1968, visiting professor alla Columbia University, docente di master a Shanghai e punta di diamante della gestione Tomasello. “Si è voluto colpire chi ha portato l’innovazione, chi ha sparigliato i vecchi giochi“. Negli ultimi tre anni, ricorda, “sono stati lanciati 150 concorsi per arruolare giovani ricercatori. Si è appena svolto un workshop con nomi internazionali per progettare lo sviluppo urbano“. E lui per primo, figlio del barone universitario Salvatore e nipote del boss Michele Navarra (nome d’arte “U patri nostru”), invoca “la concorrenza, il dinamismo economico, la distanza dall’universo criminale“.

Michele Navarra

Michele Navarra

Insomma, accuse davvero poco velate quelle del giornalista, che vedeva probabilmente in Navarra uno dei più classici rappresentanti della cosiddetta “parentopoli” (clicca qui per leggere l’articolo “Padrini e predoni”). Di più, si sottolineava la parentela col boss, sicuramente eccessiva. Difatti appare quantomeno pretestuoso il collegamento fatto da Bocca. L’indole criminale non si trasmette certo per via genetica. Vale però la pena spendere qualche parola per raccontare la storia di Michele Navarra, che non fu certo un esponente di secondo piano di Cosa Nostra.

Nato nel 1905, figlio di un piccolo proprietario terriero e con parentele mafiose, Michele Navarra si laureò in Medicina nel 1929 all’Università di Palermo. Successivamente si arruolò, per poi congedarsi nel 1942 e tornare nella sua città natale, Corleone, per esercitare la professione. Nel 1945 viene scelto dal cugino Angelo Di Carlo, già appartenente a Cosa Nostra, e diviene il reggente della cosca del paese. Nel 1948 fu quasi certamente lui a ordinare l’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto. Rizzotto aveva umiliato pubblicamente un uomo di Navarra, Luciano Leggio (conosciuto anche come “Liggio” e “Lucianeddu”), appendendolo a una ringhiera al culmine di una rissa. Collaterale all’uccisione, il cui esecutore fu probabilmente lo stesso Leggio, fu la morte del tredicenne pastore Giuseppe Letizia, un testimone oculare dell’omicidio. Il ragazzino venne portato in stato febbrile nell’ospedale guidato dallo stesso Navarra, e delirando raccontò di aver assistito ad un delitto nella notte. Giuseppe fu preso in cura da un giovane dottore, Ignazio Aira, che gli somministrò un farmaco tramite iniezione. Trascorse poche ore il ragazzino morì, mentre Aira sparì dalla circolazione settimane dopo, ufficialmente emigrato in Australia.

Luciano Leggio

Luciano Leggio

Lo stesso Lucianeddu però non sembra sia stato riconoscente al suo boss. Tra i due iniziarono dei dissapori, e Leggio contravvenne a diverse disposizioni di Navarra, diventando sostanzialmente un “cane sciolto”. Navarra cercò quindi di anticipare ogni mossa del giovane rivale, ordinandone l’omicidio. Il gruppo di fuoco però fallì, ferendo Leggio di striscio. La vendetta non tardò a consumarsi. Il 2 agosto 1958 Navarra rientrava a Corleone insieme a un giovane collega medico, Giovanni Russo, sposato da poco e in attesa del primo figlio. Un commando armato di mitra si parò di fronte la Fiat 1100 di Navarra, crivellandola con oltre cento proiettili. Sul delitto disse il sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino:

La mafia non esiste più dal 1958. È finita quell’anno, con l’uccisione del mio concittadino corleonese dottore Michele Navarra. Perché quel giorno, assieme al dottore Navarra, hanno ucciso un altro medico giovane, che aveva la moglie incinta. Ecco, quel giorno questi cosiddetti mafiosi hanno ucciso un povero disgraziato. Da quel momento finì tutto. Perché la mafia, me lo diceva sempre mio padre, aveva dei canoni di giustizia e correttezza che rispettava e faceva rispettare. Certo, non poteva mettere in carcere nessuno la mafia. Ma quando sbagliava, loro lo ammazzavano, ma solo quello.

In realtà ci sentiamo di dire che la mafia come la intendeva Ciancimino era già finita nel 1947, quando in quel 1° maggio gli uomini di Salvatore Giuliano spararono sulla folla a Portella della Ginestra. Scontato sottolineare come, né prima del 1958, né tanto meno prima del 1947, la mafia fosse in nessun modo giustificabile. Altrettanto scontato affermare, ma ci teniamo a farlo, che la storia di Michele Navarra, accostata alla figura del Rettore messinese suo nipote, va intesa come mera curiosità.

Pietro Navarra ha dichiarato, nei minuti successivi alla proclamazione: “È una svolta per l’Università di Messina“. Una svolta per Messina, Ateneo dalle grandi potenzialità, ma che pecca in tanti settori e servizi, è oltremodo necessaria. Può essere un rilancio per la città oltre che per la qualità dell’istruzione meridionale, negli ultimi anni troppo spesso bistrattata e sempre agli ultimi posti nelle graduatorie nazionali. Riuscirà Navarra a ribaltare una situazione difficile come quella di Messina? Noi, da cittadini e da studenti dell’Ateneo, glielo auguriamo.