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‘Ndrangheta, processo “All inside”: oltre 500 anni di carcere alla cosca Pesce

TribunaleSi è chiuso con 42 condanne a pene da 6 mesi a 28 anni, 20 assoluzioni e due prescrizioni il processo denominato “All inside” nei confronti dei presunti affiliati alla cosca Pesce di Rosarno della ‘ndrangheta. I giudici del tribunale di Palmi sono stati in camera di consiglio 17 giorni. Le condanne piu’ pesanti ai presunti boss Antonio Pesce ”testuni” (28 anni) e Salvatore Pesce (27 anni e 7 mesi), padre della pentita Giuseppina (4 anni e 10 mesi). Assolto l’altro presunto boss Rocco Pesce.

Rocco Pesce si trova attualmente detenuto nel carcere milanese di Opera per una condanna definitiva per omicidio. I giudici, con il loro dispositivo, che hanno iniziato a leggere poco prima delle 18 dopo essere usciti dalla camera di consiglio nella quale erano entrati il 16 aprile scorso, hanno riconosciuto a Giuseppina Pesce le attenuanti previste dalla legge sui collaboratori di giustizia riconoscendo cosi’ la sua attendibilita’. La donna e’ stata condanna a 4 anni e 4 mesi e non dieci mesi come si era appreso in un primo momento. Complessivamente,secondo gli ambienti investigativi,  l’impianto accusatorio proposto dalla Dda di Reggio Calabria e rappresentato in aula dai pm Alessandra Cerreti e Giulia Pantano ha retto. Dal reato associativo sono stati assolti in 7, mentre gli altri assolti erano accusati di reati minori. Per quanto riguarda il presunto vertice della cosca, i giudici, oltre al padre, hanno condannato, tra gli altri, anche il fratello di Giuseppina, Francesco Pesce, di 29 anni, a 25 anni ed 8 mesi, la madre Angela Ferraro (13 anni, 5 mesi e 10 giorni), la sorella Marina (12 anni e 10 mesi), gli zii Giuseppe e Mario Ferraro (26 e 17 anni), il marito Rocco Palaia (21 anni e 2 mesi) e la cugina Maria Grazia Pesce (7 anni). Condannata ad un anno ed otto mesi di reclusione per ricettazione anche la nonna ottantenne di Giuseppina Pesce.  Tra i condannati ci sono anche due ex carabinieri, Carmelo Luciano e Giuseppe Gaglioti (rispettivamente 12 anni e 6 mesi e 13 anni), accusati di concorso esterno per associazione mafiosa. Alla lettura del dispositivo erano presenti in aula, oltre ai pm, il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, il questore Guido Longo, ed i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, Lorenzo Falferi e Domenico Petrozziello. ”E’ stato confermato – ha commentato Cafiero De Rahol’impianto accusatorio e c’e’ adeguatezza anche dal punto di vista delle pene inflitte per le posizioni apicali discusse nel dibattimento”.