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Messina, Renato Accoriniti, candidato Sindaco, sul dissesto finanziario del Comune

images“La questione del bilancio comunale- dice Renato Accoriniti- costituisce un punto oscuro della gestione commissariale del Comune di Messina. Dopo aver ripetutamente annunciato “operazioni verità” mai realizzate, malgrado i moniti del Collegio dei Revisori, il Commissario ha insistito col presentare un piano di rientro evidentemente insostenibile, che prevedeva voci d’entrata viziate da palese illegittimità (le cifre derivanti dal contratto di servizio AMAM, poi non approvato dal Consiglio Comunale), oltre ad altri elementi di fragilità, chiaramente e ripetutamente stigmatizzati dalla Corte dei Conti.
Gli stessi organi amministrativi o tecnici che non hanno nemmeno esperito il tentativo di sfruttare gli spazi finanziari previsti dal Dl 35/13 (che avrebbero consentito forse di salvare Messina dal fallimento), dichiarano adesso in buona sostanza l’inevitabilità del dissesto. E lo fanno a pochi giorni dal voto amministrativo e a poche settimane (considerando il ballottaggio) dall’insediamento di un nuovo Consiglio e di una nuova amministrazione. L’intera vicenda solleva domande pesanti ed inquietanti.
Perché attendere la prossimità delle elezioni (con la conseguente limitazione di poteri del Consiglio Comunale) per dichiarare inevitabile il dissesto? Perché lasciare la palla alla nuova amministrazione? Perché non sfruttare procedure e opportunità di finanziamento abbondantemente utilizzate da altre municipalità in condizioni sostanzialmente identiche a quelle di Messina (basti citare il caso di Reggio Calabria, Comune commissariato ed in condizioni di pre-dissesto che ha ottenuto 187 milioni di anticipazioni)?
Appare poco credibile- continua il candidato sindaco- l’asserzione del Dott. Coglitore e del Dott. De Leo, secondo cui il Comune di Messina avrebbe solamente 5 milioni di Euro di crediti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012. Non ammontava la massa debitoria a più centinaia di milioni di Euro? Oppure, se tanto basso risulta essere il monte debitorio, come può affermarsi che il Comune si trovi in dissesto? Appare infatti questionabile che dai debiti considerati dal Dl 35/13 debbano essere esclusi i debiti fuori bilancio. Infine, quale buon padre di famiglia, potendo spalmare un debito (anche piccolo, di 5 milioni) ad un tasso agevolato ed in un periodo trentennale preferisce ricorrere al credito ordinario, più oneroso in termini di interesse e meno esteso nel tempo?
L’intera vicenda – in conclusione- sembra essere stata trattata con imperdonabile leggerezza, oppure tradisce una inaccettabile confusione, una incredibile non conoscenza delle stesse cifre attorno alle quali, pure, da mesi si assiste ad un indecoroso balletto. La classe politica messinese, le deputazioni regionali e nazionali, dovrebbero insorgere contro questi fatti, rispetto ai quali assumiamo l’impegno (qualora eletti) di fare piena luce, individuando eventuali responsabilità, perché il mancato ricorso agli “spazi finanziari” del Dl 35/13, la “predichiarazione” di dissesto e l’inaccettabile transizione di responsabilità operativa alla prossima amministrazione costituiscono un grave danno alla città. Si domanda, peraltro, se, a seguito della lettera firmata dal Commissario e dai Dirigenti della Ragioneria, non sia opportuno considerare “atto indifferibile” la dichiarazione di dissesto, incardinandola nei lavori dell’attuale Consiglio, pur in scadenza”.