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Le indagini dell’ispettore FELICINO N.4

sgro sorriso_resizeFelicino arriva sul luogo dell’infortunio, tutto trafelato e con il timore che qualcosa di veramente grave fosse successo. Era stato avvisato che un grave infortunio si era verificato in una importante falegnameria della zona industriale. Non gli avevano saputo spiegare cos’era successo e come stava l’infortunato; gli avevano semplicemente detto di recarsi a quell’indirizzo perché un operaio manutentore era rimasto folgorato.

Aveva un diavolo per capello. La strage continuava e la cosa buffa era che nella stampa e alla televisione, proprio in questi giorni, venivano illustrate statistiche e grafici per evidenziare come i morti sul lavoro quest’anno erano diminuiti e come bisognava essere ottimisti per il futuro. Ma lui, l’ispettore Felicino, non riusciva ad essere per nulla ottimista e i motivi di questo suo malessere erano almeno due. Primo perché se gli infortuni erano diminuiti, questo si doveva imputare alla crisi in atto, che aveva portato moltissime aziende a chiudere o, nelle migliori delle ipotesi, a ridimensionare il proprio organico, con licenziamenti e cassa integrazione; secondo perché anche se ci fosse stato un solo morto, quello sarebbe stato sempre di troppo.

Intanto apprende che l’operaio era stato portato al pronto soccorso ed era fuori pericolo di vita; questa è una buona notizia, pensò Felicino, e certamente l’infortunio era stato meno grave del previsto; a questo pensiero si rasserena un po’. La gestione dell’emergenza medica aziendale aveva funzionato bene, l’addetto al primo soccorso era intervenuto immediatamente ed aveva evitato il peggio applicando la respirazione artificiale fino all’arrivo del medico del 118. In quel mentre si avvicina il datore di lavoro che, con aria soddisfatta, si rivolge a Felicino e dice “Ispettore, Luigi è un manutentore elettricista esperto. Aveva chiuso l’interruttore generale della macchina che stava riparando, però qualcuno accidentalmente deve aver azionato quell’interruttore e quindi causato la folgorazione. Per fortuna qui in azienda la sicurezza viene curata con attenzione e il ns addetto al primo soccorso è intervenuto con bravura”. “Egregio datore di lavoro”, rispose Felicino, che intanto aveva notato che il quadro elettrico (dove c’era l’interruttore azionato accidentalmente) presentava lo sportellino di protezione aperto e senza chiave o altro blocco di chiusura, “qui ci sono delle responsabilità per l’infortunio occorso, in quanto non sono state adottate le misure tecniche od organizzative necessarie per eliminare il rischio di folgorazione durante la riparazione della macchina”. Dopo una breve riflessione, accompagnata da un movimento del capo che sembrava la bacchetta del maestro quando vuole punire l’alunno, Felicino continua “per evitare l’infortunio sarebbe bastato chiudere lo sportellino a chiave o mettere una persona, per il tempo della riparazione, a presidio del quadro elettrico e per controllare che nessuno potesse azionare l’interruttore”. Il datore di lavoro rimase ammutolito, non riusciva a profferire parola, guardava l’ispettore e un senso di smarrimento s’impossessò del suo sguardo. Dopo un’altra breve pausa, e guardando negli occhi il datore di lavoro, l’ispettore continuò “questa sua negligenza, che ha portato ad un danno per l’infortunato, è avvenuta in violazione all’art. 80, comma 3 del D.Lgs 81/08 e la sanzione prevista è l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.500,00 a 6.400 euro”. Quindi l’ispettore continuò il disbrigo di tutti gli atti (rilievi e interrogazione dei testimoni) necessari a descrivere l’evento infortunistico, che avrebbe trasmesso al Procuratore. Quindi prese dalla borsa il blocco dei verbali ed incominciò a redigere la contestazione che poco prima aveva illustrato al datore di lavoro.

A cura di Studio SGRO

e-mail:ispettorefelicino@gmail.com