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Lamezia Terme, workshop “Riuso Urbano”

imagesParte dal quartiere Bella di Lamezia Terme la scommessa dell’Unione Internazionale degli Architetti (UIA) sulla rigenerazione urbana sostenibile. Studenti dell’Università Mediterranea insieme a giovani architetti hanno presentato, con la supervisione dei docenti Concetta Fallanca e Francesco Suraci, progetti di riqualificazione del borgo lametino nel corso del workshop “Riuso Urbano”, organizzato dall’UIA a Lamezia Terme e Cosenza durante il week end. Nuove idee di architettura sostenibile che consentono di alzare la qualità della vita e la sicurezza degli abitanti, oltre che rendere il quartiere energicamente autosufficiente. Queste le nuove sfide dell’architettura che sono state affrontate nel simposio lametino e che hanno visto il borgo di Bella vestire l’abito del quartiere del futuro. Tante le proposte dei giovani studenti e architetti che sono state in seguito approfondite e analizzate da professionisti internazionali come Nikos Fintikakis, Direttore UIA – ARES WP, Christiano Lepratti, docente all’Università tecnica tedesca di Darmstadt e alla Sapienza di Roma e Matteo Capuani, del Consiglio Nazionale degli Architetti, durante il dibattito moderato dal presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Catanzaro, Biagio Cantisani. «Ciò che noi abbiamo notato a Bella e che potrebbe apparire come abusivismo edilizio in una primissima analisi – ha chiarito Suraci – sono in realtà bisogni che quei cittadini hanno espresso per declinare nuove esigenze. Allora il compito della Pubblica amministrazione è di governare queste trasformazioni e farle diventare un volano dell’economia locale. Con circa 150 interventi nel quartiere si realizzerebbe anche una rete di piccole imprese che con un unico appalto intervengono in maniera coerente nell’insieme del borgo. In questo senso vogliamo proporre un laboratorio urbano con PA, professionisti e cittadini, coinvolgendo l’economia locale. Perché bisogna essere in grado di utilizzare le risorse economiche del luogo. Speriamo si possa fare un protocollo d’intesa per mettere in moto un nuovo metodo di ragionare in questa regione che ha tanto bisogno di sfruttare le sue risorse». Tutti gli architetti hanno convenuto sulla necessità di porre un limite allo sfruttamento del suolo e puntare alla riqualificazione del già esistente. Questo in sintesi il concetto chiave scaturito dal dibattito. «Dobbiamo abbandonare il concetto di utilizzo del suolo e porre al centro il riuso urbano – ha evidenziato Biagio Cantisani – E’ in questa direzione che politica e professionisti devono dare le giuste risposte ai cittadini, fornendo questa metodologia di lavoro». Dire basta, dunque, allo sviluppo scriteriato e anche un po’ caotico dell’edilizia nelle periferie. Un fenomeno avvenuto anche grazie all’assenso degli stessi architetti, definiti da Antonio Riverso, vicepresidente dell’Unione Internazionale degli Architetti, «incolpevoli complici» di questo sviluppo urbano. «Bisogna porsi il problema fondamentale di ripensare culturalmente prima ancora che professionalmente la rigenerazione urbana sostenibile – ha affermato nel corso del suo intervento Riverso – Noi abbiamo cominciato ad accelerare e a pensarci attori in un panorama urbano e politico che sta cambiando. Nel mondo il fenomeno di metropolitanizzazione è esteso e sta comportando la perdita dei valori della periferia e della campagna, di tutto quello che sta al di fuori delle città. Nel 2050 oltre il 70% della popolazione vivrà nelle città. Città che sono disastrate, che crescono e si dilatano sempre di più. Si creano abitazioni incoerenti che non certificano la qualità della vita. E noi architetti dobbiamo fare mea culpa per non aver saputo dire basta. Non è più possibile espandere la città, che frantuma la coesione sociale e aumenta i costi di manutenzione». Una città che secondo Riverso è sempre di più disegnata dai privati e non da chi le amministra. Il mondo sta cambiando radicalmente e la difesa dell’ambiente in cui viviamo è divenuta la priorità di tutte le politiche mondiali ed europee. Entro il 2020 l’Italia, così come gli altri paesi dell’Ue dovranno diminuire il consumo di energia e le emissioni di Co2 del 20% e aumentare la produzione di energie rinnovabili del 20%, e l’architettura avrà un ruolo molto importante in questa sfida. «Gli edifici devono essere centrali nelle politiche comunitarie – ha spiegato Christiano Lepratti – In quanto il 40% del consumo energetico dipende dalla costruzione degli edifici e il 36% dell’emissione di Co2 proviene dagli edifici. Per ridurre le tre 20 dobbiamo recuperare dignità nei progetti. Rispettare i caratteri degli edifici, le specificità dei luoghi, e attenzione alle risorse locali e nel rispetto delle differenze». Ripartire dunque dal territorio e progettare le città sulla base delle caratteristiche del luogo. In questo senso, la comunità degli architetti bacchetta gli archistar che «a Dubai – polemizza Fintikakis – stanno creando una realtà virtuale nel centro urbano con lavoratori a 5 euro al mese. Io non accetto questa architettura fatta con gli schiavi. L’architettura deve essere collegata direttamente al clima, all’ambiente e alla cultura della città, alla coesione sociale. Senza tutto ciò non esiste buona architettura». Anche Riverso duro con gli archistar che «progettano con lo stesso metro, lo stesso segno e lo stesso mezzo dappertutto, senza badare al contesto. Dobbiamo invece avere l’umiltà di ripensarci come architetti. Dobbiamo essere capaci di contestualizzare l’oggetto dell’architettura a seconda del luogo in cui si costruisce. L’architettura deve essere bella, per essere bella deve essere buona». Consapevoli che la necessità può diventare «non solo virtù, ma anche bellezza – secondo Lepratti – Le nostre scelte non devono più essere dettate dall’arbitrio. In questo senso la bellezza deriva dalle necessità».
«La Regione da 3 anni sta già adottando questa politica – ha affermato Giorgio Margiotta, dirigente del dipartimento Urbanistica della Regione Calabria – Abbiamo aperto molti tavoli tecnici e incontri nel territorio per aprire il settore dell’urbanistica ai problemi del territorio. L’obiettivo è proprio quello di evitare il consumo del suolo riqualificando il già esistente». Con la legge 41/2011, la Regione ha dettato le linee guida per promuovere e incentivare la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico nell’edilizia, definendo gli strumenti da utilizzare. Il workshop si è concluso con l’intervento del sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, il quale ha auspicato il proseguimento dello studio e della progettazione degli interventi su Bella e poi ha lanciato una frecciata al Consiglio comunale sul Piano strutturale che il Comune deve ancora approvare: «Siamo alla vigilia di una decisione che il Consiglio comunale dovrà prendere: se discutere e scegliere un piano strutturale per la città o far finta di non sentire. La giunta ha deliberato la proposta da 5 mesi ormai ma il Consiglio ancora non ha affrontato l’argomento. Nell’urbanistica spesso si fa l’invasione di campo per non giocare la partita».