Calabria e Sicilia invase dai rifiuti mentre Svezia e Norvegia chiedono disperate: “dateci la monnezza”

rifiutiMentre Calabria e Sicilia affondano sotto il lezzo e il peso dei rifiuti, Svezia e Norvegia non sanno più cosa bruciare all’interno dei loro termovalorizzatori. Eh si, il mondo è davvero strano! Vediamo perchè.
Questi due paesi del Nord Europa hanno realizzato uno tra i sistemi di raccolta dei rifiuti più efficienti del nostro continente, ma ora la materia prima (i rifiuti) scarseggia, e svedesi e norvegesi temono di non poter più riscaldare le proprie case.

Sorge dunque spontaneo chiedere: il nostro, è solo un problema di mentalità? Cosa impedisce all’Italia di dotarsi di politiche di gestione della spazzatura più consone e convenienti?

Studi condotti per l’autorità svedese dimostrano come smaltendo i rifiuti all’interno dei termovalorizzatori sia possibile risparmiare 1,1 milioni di barili di petrolio all’anno. La termovalorizzazione diventa, in tal modo, una tra le tecniche più efficaci per eliminare i gas serra.

Bruciare i rifiuti non è un problema: è una risorsa.

RIFIUTI: PALERMO; COMUNE BLINDATO, 200 CASSONETTI BRUCIATI.Meno di una settimana fa Palermo ha rischiato di sfiorare l’emergenza sanitaria, se non fossero entrati in azione, sotto la guida del commissario regionale per l’emergenza rifiuti Marco Lupo, pale e compattatori per rimuovere le tonnellate di rifiuti che invadevano ogni parte della città, rendendo impraticabili le strade. Per non parlare delle quantità di diossina che vengono liberate nell’aria, ogni volta che si bruciano cassonetti pieni di immondizia. Non è diversa la situazione calabrese: sia a Reggio che a Cosenza, negli ultimi giorni, si sono accumulate tonnellate di rifiuti. A Reggio la criticità della situazione è peggiorata anche in seguito alle reazioni incontrollate dei cittadini, che hanno pensato di risolvere l’emergenza appiccando il fuoco ai cassonetti. E diossina a volontà! Bene. Ma non bastava. Dove mettere tutti quei rifiuti? Sulla strada, per protestare. Quindi, riepilogando: strade bloccate, vie del centro maleodoranti, nube tossica di diossina. A Palermo, per fare un esempio, i gas esalati dai roghi dei cassonetti hanno provocato danni anche alle aziende agricole. Quindi si è reso necessario attivare un iter burocratico per risarcire, giustamente, tali ditte dei disagi provocati dai rifiuti. Spese su spese.

Due i punti fondamentali:

  • Il nostro paese, specialmente il Mezzogiorno, non ha ancora recepito l’importanza della raccolta differenziata. Una soluzione che non viene nemmeno contemplata, se non per alcune eccezioni, come a Rende, in provincia di Cosenza, o come Roccella Jonica che sta sperimentando (oltretutto con buoni risultati) la raccolta porta a porta. Qui i cittadini differenziano i rifiuti già in casa.
  • Perchè non affidarci ai termovalorizzatori, come fanno la Svezia e la Norvegia? Sarebbero non solo un’ottima soluzione per liberarsi dai rifiuti, ma una fonte di risparmio notevole, da non sottovalutare.

rifiutiMa no, qui è più difficile. I soldi alle società partecipate di Messina, per citare un altro esempio, non ci sono mai. E puntualmente le proteste hanno come immediata conseguenza i rifiuti che non vengono raccolti per le strade. Per non parlare poi delle discariche abusive, della continua chiusura-riapertura della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.

Qualche settimana fa, tornando a parlare di Palermo, l’assessore all’Ambiente e al Verde, Giuseppe Barbera, aveva fatto riferimento proprio ai metodi europei sopracitati: “Un termovalorizzatore sarebbe una soluzione compatibile, in termini ambientali, energetici, economici, solo se preceduto da interventi molto rigidi e precisi di raccolta differenziata e separazione tra tipologie di rifiuti. In questo modo solo una porzione minima dei rifiuti dovrebbe finire in discarica o potrebbe essere incenerita con recupero di energia”.rifiuti

Dunque l’operazione preliminare per risolvere questo increscioso problema risiede in un cambio di mentalità, di abitudini quotidiane: abituarsi all’idea del differenziato. Per qualcuno, forse, può voler dire fare qualche sforzo in più, ma la storia ci insegna quanto l’uomo sia abitudinario. E allora, proviamo per una volta a proiettarci verso il futuro. Per prima cosa accettare l’idea (che poi non è così malvagia) della raccolta differenziata come regola di vita quotidiana. Poi, magari, pensare seriamente all’utilizzo dei termovalorizzatori.

L’esperienza europea anche in grandi citta’ e anche con impianti ubicati nei centri abitati, e’ finora rassicurante sui ridotti impatti sanitari, ma appunto tali esperienze sono legate a politiche complessive di gestione dei rifiuti, che si basano innanzitutto sulla riduzione, sul riuso e sul riciclo – dice ancora l’assessore BarberaNella nostra realta’ pero’ va ricordato che la previsione dei termovalorizzatori fatta a suo tempo dai Governi Regionali e’ stata molto diversa: al di fuori di qualsiasi vera politica dei rifiuti e immaginando questi impianti come dei semplici forni in cui bruciare qualsiasi cosa: soluzioni da incubo e con impatti sulla salute certamente dannosi”.

Una “previsione fatta a suo tempo” dai Governi precedenti non deve bloccare l’evoluzione di un Paese. E’ tempo di guardare oltre, di imparare dall’Europa, quella che ci dà il buon esempio. E’ tempo di imparare a volersi bene, perchè la civiltà parte prima di tutto dai cittadini.


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