Viaggio in treno nell’Italia di oggi

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La modernità di un Paese si può sicuramente misurare nell’efficienza dei trasporti e la qualità di essi può sicuramente essere un buon indicatore di sviluppo. Da questo punto di vista l’Italia, per svariati motivi, anche dovuti alla difficoltà del territorio italiano, si è spesso dimostrata in ritardo rispetto alle altre nazioni europee. Purtroppo la crisi di questi anni e la sindrome Nimby, porteranno sicuramente ad un ridimensionamento dello sviluppo infrastrutturale preventivato per il futuro. Dunque vogliamo testare ad oggi la modernità del sistema ferroviario italiano con un esperimento e cioè quello di partire dalla Capitale d’Italia, Roma, e recarsi verso una località della provincia italiana, in Valle d’Aosta, la regione più a Nord-Ovest del Paese. La località scelta è la verde e turistica Cogne all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Cerchiamo dunque di scegliere un mezzo pubblico low-cost e a basso impatto ambientale, in linea con il turismo che richiama la località di montagna. Anche volessimo non è possibile raggiungere Aosta in aereo, poiché la tratta da Roma è sospesa dal 2008 a data da destinarsi. Il giorno scelto per la partenza è sabato 27 aprile, un sabato di primavera. Il percorso più agevole risulta essere quello con il treno, Roma-Torino in alta velocità e poi in treno da Torino ad Aosta (ndr ci sarebbe anche un treno per Cogne). Per entrambe le tratte è possibile prenotare ed emettere i biglietti on-line e gli e-ticket che in questa Italia, dalle lungaggini varie, può già considerarsi un buon punto di partenza. Google Maps indica una distanza di 769 km, stimando in circa 7 ore il percorso in auto. Dunque vedremo alla fine dell’esperimento quanto sarà stato il tempo totale di percorso con i mezzi alternativi. La partenza in treno per Torino è fissata per le ore 07:55 e notiamo con piacere che su questa tratta è oggi possibile scegliere fra due compagnie ferroviarie. Questa concorrenza ha sicuramente favorito gli utenti che possono quindi disporre di una maggiore offerta di treni ed una maggiore flessibilità. La compagnia ferroviaria stima il tempo di percorrenza da Roma Stazione Tiburtina a Torino Porta Susa in 4 ore e 15 minuti.
Dunque partiamo, e il primo step è quello di raggiungere la stazione ferroviaria di partenza da una zona centrale di Roma che dista circa 3,5 km. Anche qui optiamo per un mezzo pubblico. Ore 07:20 fermata dell’autobus deserta, classico sabato da grande città, traffico ridotto all’osso e la piacevolezza dell’aria frizzante della prima mattina dopo qualche pioggia. Purtroppo alla fermata di nostra partenza non c’è un indicatore elettronico sui passaggi degli autobus. Non ci resta che consultare dallo smartphone il sito dell’azienda trasporti romana, e constatare ahimè che l’autobus prescelto non è monitorato. Dunque quanto sarà l’attesa? Alle 7:30, onde evitare di perdere il treno, decidiamo di chiamare un Taxi, scelta che andrebbe contro all’idea di muoversi con mezzi pubblici di massa, ma che viene fortunatamente evitata al passaggio di un bus che collega l’hinterland romano con capolinea proprio la Stazione Tiburtina. (ndr questa informazione ce la da l’autista fermandosi, in alternativa difficile saperlo). Si parte, e complice il pochissimo traffico, alle ore 07:40 giungiamo in stazione. Lo scalo ferroviario di Roma Tiburtina è modernissimo e si stanno concludendo gli ultimi lavori che l’hanno fatto diventare uno dei principali snodi ferroviari italiani. Anche qui, complice la pochissima gente, in pochi minuti si raggiunge il binario. Le indicazioni sono abbastanza chiare e con il biglietto elettronico già pre-convalidato è sufficiente salire in treno. 1622012174438Il convoglio arriva da Napoli (stazione di partenza) e si presenta con perfetta puntualità. Saliti a bordo si è accolti da personale cordiale e attento e notiamo subito di essere in un treno nuovo e pulito, un bel biglietto da visita che non lascia rimpianti ai voli aerei. Possiamo dire che c’è solo qualche piccolissimo dettaglio da rivedere, ma nel complesso si ha a che fare con un servizio di alta qualità, il che non guasta. Almeno qui sembrano lontane le leggende di transumanze animalesche raccontate da tanti pendolari sui treni italiani. Si parte dunque, il primo stop è fissato a Firenze Santa Maria Novella. Si esce da Roma e inizia a scorrere la verde campagna romana e a seguire le colline umbre con paesaggi che rendono piacevole e rilassante l’inizio del viaggio. Sul treno è presente la connessione Wi-Fi gratuita, segnaliamo qualche sconnessione ed una velocità non da competizione, ma nel complesso il servizio è buono. Contando che in generale in Italia la connessione a banda larga non è ancora completamente sviluppata e disponibile per tutti, non ci si può lamentare. Per Firenze, Google Maps, indica 274 km con un tempo di percorrenza in auto di 2 ore e 30 min, noi arriviamo alle 09:18 con qualche minuto di anticipo e con un tempo di percorrenza ferroviaria di 1 ora e 23 minuti, ben 1 ora in meno che con l’auto (media percorrenza). Cielo coperto e temperatura esterna di 18°C. Proseguiamo il viaggio verso nord, il treno inverte la direzione di marcia, perché FI.SMN è una stazione capolinea. Ore 10:01, con un minuto di anticipo arriviamo a Bologna Centrale, in meno di un ora da Firenze e 2 ore e 6 min da Roma (376 km dalla Capitale e 3 ore e 26 min previste in auto). Il cielo è coperto anche qui con 21°C. Ripartiamo alla volta di Milano e fra Bologna e il capoluogo lombardo, si attraversano le piatte e operose campagne con un classico velo di nebbia. Dopo 573 km (stradali da Google Maps, qualcuno in più su rotaia) e 3 ore viaggio, due in meno di quelle preventivate da Google Maps in auto, si giunge al primo stop Milanese, Rogoredo e a seguire Porta Garibaldi. alta velocità
La temperata tura esterna è di 18°C. Continuiamo a giungere alle stazioni meneghine con qualche minuto di anticipo, ben 6 alla seconda. Si riparta alla volta del capoluogo piemontese, dove avremo 28 minuti prima del Treno per Aosta, o meglio Ivrea. Non esiste ad oggi un treno diretto per il capoluogo valdostano, o meglio attualmente non esiste più. La moderna stazione di Torino Porta Susa, interrata, non può più accogliere i vecchi treni a gasolio che provengono da Aosta e che percorrono ancora una linea non elettrificata (paradossalmente lo era ad inizio secolo scorso). Dunque ci sarà un cambio a Ivrea. Da notare che al treno, oltre all’auto, non c’è nessun autobus alternativo, dunque non esiste nessun mezzo pubblico diretto fra Torino e Aosta. Inizia a finire la comodità della tratta alta velocità. Nel frattempo siamo ancora sul treno e si riparte da Milano, inizia a piovigginare. Fra Milano e Torino, ancora nubi e qualche sprazzo di sole e il famoso mare a quadretti delle risaie vercellesi.27042013367[1] Ore 12:07, con 3 minuti di anticipo, arriviamo nella futuristica (almeno in Italia) stazione di Torino Porta Susa. 4 ore e 12 min, une bella prestazione con una velocità media di 165 km/h. C’è il tempo di uscire in Piazza XVIII Dicembre per ammirare la parte esterna della stazione e vedere il grattacielo in costruzione che sarà alto quanto la Mole Antonelliana, qualcuno alla sua concezione aveva storto il naso per la potenzialità di rovinare lo skyline torinese, ma forse è anche questo un segno di modernità. 27042013369[1] Come detto il treno per Aosta non c’è e bisogna prendere il treno per Ivrea. Si Ivrea, la città di Olivetti, l’ex Cupertino italiana, ormai decaduta e raggiunta solamente da un treno regionale che deve addirittura invertire il senso di marcia a Chivasso per raggiungerla. Su queste tratte non c’è concorrenza e ci si accorge di ciò. In ogni caso il treno arriva puntuale alle 12:37 e quindi saliamo. Treno quasi vuoto, un po’ obsoleto, ma pulito, non c’è che dire. Arriviamo a Chivasso puntuali, 10 minuti di attesa per invertire le macchine e ripartire alla volta di Ivrea. Si riparte e si inizia ad attraversare il Canavese, ampie distese verdi ai piedi delle montagne. Dopo 50 minuti di treno arriviamo finalmente alla stazione eporediese e il capotreno ci informa che per proseguire per Aosta bisogna scendere dal convoglio e prendere sullo stesso binario il treno in testa. 10 minuti per il trasbordo e sono passate 6 ore dalla partenza dalla Capitale. Interessante vedere che nella stazione di Ivrea, ci sono ancora vecchie scritte che indicano sale d’attesa separate fra prima e seconda classe, ci sono ancora oggi in tante stazioni, ma queste scritte e questi locali risalgono probabilmente agli anni ’60. Benvenuti nella provincia italiana! La modernità sembra solo un ricordo e diventa quasi un incubo grottesco quando si vede, finalmente, il treno per Aosta. Un Fiat Aln668 di costruzione fine anni ’60 a gasolio che ci fa fare un salto nel passato agli anni del boom economico e sembra che dopo 50 anni il tempo si sia fermato. Ore 13:37, puntuale come uno orologio svizzero (qui non siamo distanti), il treno ingrana la marcia (questi treni hanno veramente le marce) e si parte alla volta della Valle d’Aosta. 27042013371[1] Visto con l’occhio del turista, il tutto può anche avere un qualcosa di vintage preparato ad hoc per i turisti, ma per le centinaia di pendolari non è la stessa sensazione. La nota positiva è anche qui la pulizia, anche della “Ritirata”, così si chiamavano le Toilette un tempo. Da qui in poi la linea diventa monobinario un vero e proprio salto nel tempo. La “piacevole sorpresa” è parlare con il controllore e capire che il treno si fermerà in quasi tutte le stazioni, iniziando da Borgofranco d’Ivrea! Nel frattempo ricomincia a piovere. Piano piano il trenino, perché tale si deve chiamare vista la presenza di sole 4 carrozze, si infila fra le montagne e sconfina finalmente in Valle d’Aosta, regione che primeggia in Italia per qualità di vita e reddito medio, probabilmente un po’ meno per il trasporto su rotaia. Fortunatamente i castelli, le praterie, le mucche e i borghi che si attraversano rendono molto piacevole alla vista questa parte della ”gita”, che ha ormai alle spalle (ore 14:20) ben 7 ore di viaggio.
Fa sorridere alla piccolissima stazione di Donnas, che anche la nuova cartellonistica posta da RFI, rechi la denominazione “Donnaz”, che non è più in uso dal 1976. Tralasciando questi dettagli il treno prosegue la sua “corsa” verso Aosta, passando per Saint Vincent e fermandosi per incrociare un altro convoglio, con il capotreno che manualmente scende e va a chiudere l’allarme “treno in incrocio”, attività normale per le tratte monorotaia. Finalmente, alle 14:48, arriviamo alla stazione di Aosta, capolinea, senza intoppi ed in perfetto orario. 2 ore e 11 minuti per percorre 120 km, non male per una diligenza da far west! Ahimè la nostra velocità media su questa tratta passa a meno di 60 km/h, i 165 km/h della tratta Roma-Torino sono solo più un ricordo. Oltre 20 minuti in più di 10 anni anni fa, dove si era raggiunto anche il tempo di 1 ora e 50 min. Giunti ad Aosta, la tratta in treno si conclude dopo aver percorso 829 km di binari, veloci e lenti. Ci sarebbe anche un treno che raggiunge Cogne (dopo un tratto in funivia), ma da 30 anni (nonostante 30 milioni di euro spesi)non è mai entrato in esercizio, ma questa è un altra storia. Usciamo dalla stazione aostana e troviamo subito attaccato il capolinea degli autobus che raggiungono le varie località valligiane. Ci restano da percorrere gli ultimi 33 km per raggiungere la nostra agognata destinazione finale.
Scopriamo che l’attesa per la coincidenza è di circa un ora e anche guardando sui pannelli informativi le tante corse effettuate fra Cogne e Aosta non sono praticamente mai in coincidenza agevole con i treni. Paradossalmente in alcuni casi l’orario di partenza dell’autobus è 3 minuti prima dell’arrivo del treno. E’ subito evidente come non ci sia coordinamento fra treni e bus e stupisce il fatto che le due cose vengano assurdamente considerate scollegate. Dunque vista la già lunga transumanza del nostro viaggio, questa altra ora di attesa non è molto entusiasmante. Nel frattempo il termometro fa segnare 16 °C e c’è una bella brezza fresca che spira dai monti attorno ad Aosta. Trascorsa l’oretta in una tranquilla sala d’attesa, siamo pronti per l’ultima tratta. Sono le 15:45, tutti a bordo della corriera e il tempo di mettere in moto l’autobus, senza nessuna fretta, e si parte in direzione Cogne, Parco Nazionale Gran Paradiso. La strada di montagna si inerpica fra strette montagne e aspre gole per poi aprirsi in uno scenario spettacolare con la prateria di Sant’Orso, ancora in parte innevata. Sono le 16:35, dopo 50 minuti e in orario, finalmente arriviamo alla destinazione finale e al capolinea definitivo! Ci accolgono una leggere pioggerella e 6°C. Dalla nostra partenza sono trascorse ben 9 ore e 15 minuti per percorrere solamente mezza Italia, più di 9 ore per giungere ai confine “dell’Impero con le Gallie” e la stanchezza accumulata per la lunga tratta viene solamente ripagata dallo spettacolo delle Alpi. Esperimento concluso. Tempo dunque di trarre le conclusioni. Iniziamo con le note positive e non possiamo negare che nonostante si senta spesso parlare di ritardi, cancellazioni, treni sporchi ecc, da questo punto di vista la giornata è stata caratterizzata da puntualità, pulizia e addirittura arrivi in anticipo, sicuramente complice la giornata di sabato (o dalla fortuna?). La parte negativa risulta però l’assurdità del tempo totale di percorrenza e della velocità media globalmente bassa. Dobbiamo però discriminare le cose, sulla prima tratta, quella ad alta velocità, e cioè per i collegamenti fra le grandi città abbiamo un sistema moderno, efficiente e che si mette in seria concorrenza con il trasporto aereo(almeno nelle città in cui sono servite da queste linee), mentre quando però si entra nella provincia italiana si passa ad un sistema di trasporti rimasto fermo agli anni’60, e per alcuni aspetti addirittura peggiorato. Fa sorridere, o infuriare sapere che già a metà dell’800 alcuni treni potessero raggiungere quasi i 100 km/h. La domanda più annosa però, nel caso specifico della tratta Torino-Aosta, sorge spontanea e cioè di come una regione che basa il suo PIL sul turismo possa avere una situazione trasportistica così difficile e obsoleta. Non ci sono di fatto alternative valide all’auto che per raggiungere la località di destinazione ci avrebbe fatto risparmiare due ore; soluzione questa la quale però viene tartassata nell’ultimo tratto (caso strano quello valdostano) da uno dei pedaggi più cari d’Italia. Dunque possiamo dire che il bilancio dell’esperimento risulta alla fine agrodolce e lascia per alcuni aspetti il nostro Paese ancora al palo. La preoccupazione è che alcune situazioni sono via via addirittura peggiorate, anche complice la situazione attuale. Dunque quello che abbiamo testato probabilmente è uno dei tanti esempi che si ripete in tante altre realtà della provincia italiana e abbiamo raccontato una storia di ordinaria vita quotidiana e probabilmente anche una situazione forse fra le più rosee ahimè!

Giuseppe Cutano