Rizziconi, l’imprenditore Nino De Masi scrive una lettera alla deputazione chiedendo una commissione di accesso contro i crimini bancari

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Lettera di Nino De Masi alle istituzioni italiane:

Al Presidente del Senato della Repubblica
On.le Pietro GRASSO

Al Presidente della Camera dei Deputati
On.le Laura BOLDRINI

Agli Onorevoli Senatori

Agli Onorevoli Deputati

Al Presidente del Consiglio Dei Ministri

Al Ministro degli Interni

Al Ministro della Giustizia

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

Al Ministro dello Sviluppo Economico

Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Illustri Presidenti,
Illustri Ministri,
Onorevoli Senatori,
Onorevoli Deputati,

da cittadino ed imprenditore Vi scrivo nella vostra veste di massima espressione istituzionale e rappresentanti del popolo sovrano.
La mia formale lettera, rivolta alle Istituzioni del mio Paese, è:
a) una lettera per denunciare dei crimini commessi ai danni di cittadini da parte del “sistema” bancario”;
b) una trasmissione formale di atti, per le vostre competenze e responsabilità, che dimostrano la violazione di leggi e di valori primari quali il diritto alla vita, al patrimonio, al lavoro, alla libertà, ed una palese violazione dell’art 47 della Costituzione e delle leggi poste a garanzia del mercato creditizio che, rammento, è bene pubblico oggetto di tutela;
c) una richiesta di intervento, in virtù dei ruoli, funzioni e poteri che ricoprite e forse per gli obblighi nei confronti del popolo, al fine di nominare una commissione d’inchiesta per individuare le continue e gravissime violazioni commesse da chi opera nel mercato creditizio ed i motivi del continuo mancato intervento dei sistemi di vigilanza.

Chi sono:
Sono un cittadino ed imprenditore calabrese con una storia credo importante in una terra difficile. La mia famiglia fa impresa da oltre 60 anni ed ha occupato sino a poco tempo fa oltre 280 dipendenti, avendone oggi circa 150. Da sempre ci siamo distinti per le forti battaglie di legalità e di resistenza alla criminalità e molti media si sono occupati di ciò (Report, Corriere della Sera, Sole 24 Ore, etc). Vado personalmente nelle scuole, nelle università ed in manifestazioni pubbliche a parlare di legalità, inoltre sono un testimonial di Libera di Don Luigi Ciotti (allego alcune referenze).
Cosa mi è successo:
Nel corso della realizzazione di importanti investimenti produttivi nell’area industriale di Gioia Tauro ci siamo accorti che le banche, nelle anticipazioni di incassi di soldi pubblici, ci hanno fatto pagare il denaro a tassi superiori al 35% con la conseguenza che alla fine i fondi pubblici sono stati totalmente “fagocitati” dagli oneri finanziari.
Facendo di tutto per evitare il fallimento delle aziende e la creazione di nuove cattedrali nel deserto, la mia famiglia si è privata di tutti i beni per ripristinare la liquidità che ci era stata sottratta (oltre sei milioni di euro) e consentire alle aziende di poter partire.
Dal 2003 ho dunque iniziato una durissima, ed all’epoca innovativa controversia legale (credo sia stata la prima in Italia) per chiedere alle banche il rispetto delle leggi, giungendo oggi ad avere delle sentenze passate in giudicato le quali tutte (Sentenza di primo grado del Tribunale di Palmi nr. 1732 del 08/11/2007, Sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria nr. 10971 del 02/07/2010 e Sentenza della Corte di Cassazione nr. 46669 del 23/11/2011, allegata alla presente) evidenziano come le banche hanno praticato l’usura nei confronti delle aziende di famiglia ed il conseguente diritto delle parti lese al risarcimento dei danni.*
Da ciò:
Con i tre gradi di giudizio che “certificavano” che le banche mi avevano usurato e tenendo conto che i fatti oggetto delle sentenze si riferivano al periodo 1999/2002 ho cercato di studiare e capire come mai ciò poteva essere capitato. Per cui ho analizzato decine di migliaia di pagine di bilanci, atti notarli, documentazione bancaria etc, per capire il funzionamento delle banche e le motivazioni che hanno portato alla commissione di tali reati, ed alla fine sono emersi fatti drammaticamente importanti.
Evidenze che hanno portato a delle successive denunce ed al rinvio a giudizio di funzionari delle banche nei seguenti procedimenti penali, attualmente in corso presso il Tribunale di Palmi:
- Processo penale nr° 2540/08 R.G.N.R.
- Processo penale nr° 841/09 R.G.N.R.

Il sistema Criminale
Ma andando oltre nei miei studi e ricerche ho analizzato una mole importante di documenti reperiti ed analisi che mi hanno consentito di evidenziare, con delle analitiche e dettagliate denunce alle competenti procure, la commissione dei seguenti reati: usura, associazione per delinquere, appropriazione indebita, estorsione, riciclaggio, falso in bilancio e truffa. Reati tutti commessi nel corso di attività bancaria a danno di cittadini ed imprenditori. Esposti denuncia presentati in data 02/03/12 ed in data 31/01/13 presso la Procura della Repubblica di Trani che hanno generato il procedimento penale nr. 2524/12 R.G.N.R.
Le sopradette denunce, che allego, costituiscono la base documentale di questa formale comunicazione e tendono a dimostrare e denunciare come il sistema bancario viola scientemente le leggi per interessi di parte a danno dei risparmiatori (art. 47 della Costituzione).
Per rappresentare il contesto criminale e degenerativo occorre premettere che in Italia vi sono 85 milioni di rapporti bancari ; qualora le banche decidessero di addebitare solo 10€ a trimestre in più si avrebbe un trasferimento di denaro di 3,4 miliardi di euro, per anno, che passano dalle tasche dei correntisti a quello delle banche, con le 4 principali banche che detengono il 50% di quei rapporti e che con tale banale prelievo si potrebbero appropriare di 1,7 miliardi di euro.
E’ opportuno inoltre evidenziare che il costo dei servizi bancari in Italia è il più alto dei paesi sviluppati e il costo del denaro è oltre il doppio rispetto ai paesi europei. L’indagine della CGIA di Mestre ebbe a rilevare come il sistema delle imprese italiane pagava circa 3 miliardi di euro in più rispetto alle altre imprese europee per i soli servizi bancari. Questi dati servono a capire di cosa si sta parlando.
E’ poi sufficiente ricordare quello che sta succedendo in questi ultimi anni, nei quali si è assistito e si assiste quotidianamente all’emersione di gravissimi scandali che coinvolgono il sistema finanziario e che non hanno eguali nel mondo; solo a titolo di esempio cito alcuni passaggi inseriti in un provvedimento giudiziario e riportati dal Corriere della Sera del 31 Gennaio – in un articolo titolato “L’Accusa sugli ex vertici MPS – Associazione per delinquere – Quella cupola che orientava il business. Indagato L’Istituto” nel cui articolo si afferma poi “Al vertice del Monte dei Paschi di Siena c’era una vera e propria associazione per delinquere; E’ la convinzione dei pubblici Ministeri…”.
Come anche quanto riportato il 29 marzo dai media che, commentando l’azione di responsabilità che l’attuale CdA di MPS ha avviato a carico dell’ex presidente Mussari (divenuto in seguito presidente dell’ABI), riportano che il vecchio presidente ha agito senza le deleghe necessarie e per suoi fini personali. Certamente ciò sarebbe una banalità se non vi fossero in discussione 3,9 Miliardi di euro di soldi pubblici, dati alla banca.
Ma la cronaca è piena di scandali similari, dai Bond argentini allo scandalo Parmalat, dall’operazione Brontos della Procura di Milano (evasione fiscale di 246 milioni di euro) al caso della BPM, e da come l’allora famosa Banca Popolare di Lodi per finanziare la scalata in Antoveneta addebitò illegalmente ai propri correntisti 50 euro di spese fasulle, salvo poi, evidenziatasi l’insufficienza di tali importi, appropriarsi dei soldi dei correntisti defunti.
Ebbene tutti questi scandali hanno in comune alcuni elementi:
1) tutti i reati commessi sono stati scoperti e resi pubblici grazie all’azione della magistratura e mai, nemmeno in un caso, dall’opera degli organi di vigilanza (interni ed esterni);
2) tutti questi scandali hanno finito per arricchire manager, azionisti e consulenti, sempre ai danni dei risparmiatori e correntisti, che si sono trovati a dover pagare il conto, salatissimo, di tali gravissimi scandali.
Questa lettera denuncia vuole dimostrare che siamo in presenza delle più grande truffa fatta ai danni dei risparmiatori nella storia della Repubblica in quanto gli importi che dalle banche vengono illegalmente sottratti alle imprese ed alle famiglie di fatto portano all’arricchimento dei pochi, all’impoverimento dei tanti ed alla distruzione del sistema produttivo.
Mi permetto a rammentare la gravità e la drammaticità del contesto che sta portando giornalmente cittadini di questo Paese a togliersi la vita ed aziende a fallire a causa di tali reati.
Le Banche, che sono delle aziende private, si trovano ad operare in un contesto di pubblico servizio sottoposto, proprio per la sua particolarità ed importanza, a vincoli e norme molto severe. Il corretto funzionamento del sistema creditizio è oggetto di tutela in quanto bene pubblico:
La Corte di Cassazione ha ormai riconosciuto da tempo che la “tutela del risparmio” non rappresenta semplice interesse privato; bensì vero e proprio “interesse pubblico” che trova esplicito riconoscimento nel testo costituzionale (in particolare nell’art. 47 Cost.): “…nel nostro ordinamento – osserva infatti la Corte – l’attività bancaria nel suo complesso, quale comprensiva dell’esercizio del credito e della raccolta del risparmio (si veda in particolare il D.L.vo n.385/93) risulta disciplinata in modo tale da configurare solo non una delle tante forme di esercizio di impresa, già di per se sottoposto a particolari forme di controllo, ma soprattutto. proprio in quanto riservata in via esclusiva agli istituti di credito e in conformità al dato (spesso trascurato) della tutela costituzionale del risparmio di cui all’art. 47 Cost., predisposta a favore della collettività, un “servizio” per il pubblico con tipiche forme di autorizzazione. vigilanza e di “trasparenza”; ne deriva che i profili di responsabilità nell’espletamento di tale attività vanno individuati e, ove sussistenti, sanzionati in conformità all’elevato grado di professionalità richiesto” (così Cassazione, sezione I, civile, sentenza n. 2058 del 23 febbraio 2000).
Dopo la Corte di Cassazione anche la Procura Generale di Torino ha sottolineato il rilievo “pubblicistico” delle azioni intraprese da privati a tutela del risparmio. In questa prospettiva deve infatti leggersi la Circolare del 12.05.2008 che il Procuratore Generale –dott. Gian Carlo Caselli– ha inoltrato alle Cancellerie degli uffici giudicanti civili affinché segnalino alla stessa Procura Generale la pendenza di procedimenti civili (in particolare: azioni a tutela del risparmio e dei diritti dei consumatori; azioni in cui si denuncia la violazione delle leggi bancarie oppure di quelle in tema di intermediazione finanziaria) che richiedano l’intervento del pubblico ministero a tutela, appunto, di un “pubblico interesse” (come previsto dall’art. 70, ultimo comma, c.p.c.).
La Costituzione e le leggi a tal fine individuano nella Banca d’Italia l’organo di vigilanza che, a tutela del pubblico interesse, deve sovrintendere l’operato dei soggetti che nel mercato creditizio operano.
In questo contesto ritengo siano molto chiari e definiti i ruoli di chi sia il controllore, chi il soggetto vigilato e chi invece è oggetto di tutela (il risparmio ed il risparmiatore); concetti questi che ho ritenuto di sottolineare nella mie lettere del febbraio u.s., indirizzate sia al Governatore che al Presidente della Repubblica (che allego).
Ebbene tale sistema, dall’evidenza dei fatti, è evidentemente fallato, in quanto in Italia vi sono decine di migliaia di denunce penali e civili nei confronti dei crimini commessi dalle banche, con migliaia di sentenze che impongono a quest’ultime di risarcire i propri clienti, ma ciò avviene solamente per coloro i quali hanno la possibilità di agire legalmente e di sopportarne, sopravvivendo, le drammatiche conseguenze ed intimidazioni.
Le sentenze dimostrano, diventandone la prova, come dalle Alpi alla Sicilia le banche hanno operato ed operano in difformità alla legge, e ciò lo hanno fatto e lo fanno con l’evidente gravissima collusione ed omissione di Banca d’Italia, rimasta inoperosa pur essendo sempre stata informata dai cittadini di quanto stava avvenendo.
Certamente forse ciò è stato possibile in quanto purtroppo (come riportato dalle classifiche internazionali) nel nostro Paese, come tristemente noto, la pratica della corruzione è divenuta consuetudine, o forse perché l’evidente conflitto di interessi che vede l’ente controllore, Banca d’Italia, di proprietà delle banche che dovrebbero essere dalla stessa controllate, costituisce un caso unico al mondo.
Di tali comportamenti vi sono fatti e documenti molto chiari, come verbali sindacali, verbali di assemblee dei soci, procedimenti penali e documenti attestanti l’esistenza di un agire comune da parte delle banche (Gruppo degli amici della banca); documenti riportati tutti nelle mie denunce.
In questi oltre dieci anni di battaglie legali mi sono rivolto con moltissime lettere a tutte le Istituzioni, Banca d’Italia compresa, chiedendo sempre di vigilare ed intervenire su quanto io avevo denunciato e per segnalare ancora il perpetuarsi dei crimini commessi ai miei danni.
A tali comunicazioni ho solo ricevuto degli assordanti silenzi, cosa gravissima tenendo conto che nel mio caso vi sono delle sentenze passate in giudicato e che il mancato controllo di Banca d’Italia non solo ha portato al discredito del sistema bancario italiano, ma ha permesso lo scarico dei costi e dei danni impressionanti sulle spalle dei cittadini risparmiatori, truffati dalle banche.
Per tali motivi ho quindi provveduto a citare per responsabilità civile Banca d’Italia, solidalmente con gli istituti di credito, per i danni causatimi, con un’azione risarcitoria, credo forse una delle più importanti mai fatte in Italia, per oltre 215 milioni di Euro instaurata presso il Tribunale di Palmi.
Le illegalità subite e le omissioni da parte degli organi di vigilanza sono state, nella mia vicenda, numerosissime. Esempi ve ne sono moltissimi ma mi permetto di segnalare la presenza di una formale lettera dell’Autorità Garante per la Concorrenze ad il Mercato indirizzata a Banca d’Italia, prot.26896 del 16/04/2010 che allego, in cui veniva riscontrata la pratica di interessi usurari da parte delle banche, e delle indagini della stessa autorità (AS496 del 02/02/09, IC36 del marzo 2009, IC45 del marzo 2011) nelle quali si evidenziavano le violazioni delle regole della concorrenza e del libero mercato, ma nulla è stato fatto.
Molte violazioni di legge sono state coperte e nascoste dall’Istituto di vigilanza (si veda in particolare la documentazione del “gruppo degli amici della banca” allegata alla mia ultima denuncia presentata alla Procura di Trani), che si è sempre ben guardata dal compiere sino in fondo la propria attività e dal trasmettere gli atti alle procure competenti.
In relazione a tutto quanto sopra riportato, e consapevole che gli aspetti penali e civili per le violazioni delle leggi devono essere portati (come ho sempre fatto e continuerò a fare) sui tavoli della Magistratura della quale ho piena fiducia, faccio presente per il vostro ruolo, funzione e responsabilità che:
- Visto che le mie sentenze passate in giudicato dimostrano come le banche hanno violato i miei diritti ed in particolare quanto disposto dall’art 47 della Costituzione, violando le regole del mercato creditizio, bene pubblico tutelato.
- Visto che Banca d’Italia è sempre stata da me informata con numerose lettere ed atti legali, e nonostante ciò sino ad oggi ha coperto ed avallato l’agire criminale.
- Visto che questi crimini commessi con l’avallo dell’istituto di vigilanza sia nel periodo dal 1999 al 2002 che nei periodi successivi (reati continuati), come dimostrano i procedimenti penali in corso, mi hanno portato alla disperazione costringendomi a perdere ogni attività e privandomi del sacrosanto diritto al lavoro ed alla tutela della proprietà.
- Considerato che migliaia di sentenze civili e penali in tutta Italia dimostrano e provano come le banche operano nell’illegalità, anche se continuano ad aggirare la legge grazie alla strategia di considerare i singoli reati come casi isolati; strategia assolutamente infondata a sconfessata dal fatto che molti Tribunali hanno centinaia di casi identici commessi dalla stessa banca nei medesimi periodi con la logica conseguenza di dover considerare tali fatti, visti anche gli interessi in gioco, come appartenere ad un unico disegno criminoso.
In relazione a quanto sopra convinto dell’autorevolezza dei documenti allegati, che sono sempre disponibile ad integrare con ulteriore documentazione in mio possesso, e dell’interesse pubblico da tutelare, che è quello della salvaguardia dei diritti del cittadino e non certo di quelli di lobby più o meno legali, ritengo di avervi fornito le prove e gli elementi necessari per potervi
chiedere:
1) L’istituzione di una Commissione Parlamentare di inchiesta sull’operato delle banche e dei sistemi di vigilanza. Commissione che possa verificare se le strategie adottate delle banche sono figlie di un libero mercato o, viceversa, di accordi illegali e di cartello. Su questo punto nelle mie denunce ho fornito le prove di come ciò avvenga, riportando il contenuto delle indagini dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato nelle quali vi è la dimostrazione dell’esistenza di accordi di cartello a danno dei cittadini.
2) Di avere concreta risposta da parte dell’Istituzione Banca d’Italia su quale ruolo ha avuto in queste vicende e quali interessi ha sino ad oggi tutelato.
3) Di avere, e dovrei dire di pretendere, dalle Istituzioni tutte ed in particolare dall’Istituzione Banca d’Italia, conoscenza dei motivi per i quali ha consentito e sta ancora consentendo di distruggere un gruppo di imprese come le mie, che sentenze dei Tribunali di questo Paese attestano essere vittima di crimini bancari? E come mai su espressa mia richiesta l’Istituzione Banca d’Italia non è mai intervenuta, nel rispetto del suo mandato, a salvaguardia del bene pubblico tutelato e quindi anche del mio, per trovare una soluzione alla vicenda, rimanendo invece ad assistere impassibile alla mia morte imprenditoriale?

Nel nome del Popolo al quale siete chiamati a rispondere mi permetto vivamente, umilmente, rispettosamente ma fermamente, di chiedere un vostro urgente intervento al fine di dare, finalmente, delle risposte alle domande di un cittadino che lotta da oltre dieci anni, assieme alla famiglia ed ai propri dipendenti, per ottenere giustizia.