Giovanni Alvaro risponde a Sansonetti: “Se a Cesare quel ch’e’ di Cesare, a Craxi…”

Bettino CraxiDi seguito la nota diffusa da Giovanni Alvaro: Non mi sorprende per nulla che Sansonetti abbia ignorato, nel suo ultimo libro (La sinistra è di destra – Bur euro 11), parlando di Craxi, la vicenda degli euromissili. Non mi sorprende per nulla perché avrebbe dovuto, se lo avesse fatto, esprimere severi giudizi su Berlinguer entrando, però, in contrasto con se stesso per averlo inserito nell’elenco degli statisti assieme a De Gasperi, Moro e lo stesso Bettino Craxi a cui riconosce comunque “un ruolo fondamentale nella costruzione dell’Italia moderna” mentre lo dipinge, in qualche passaggio, come “perdente” col ricordo delle immagini del discorso in Parlamento e la “spavalderia” nell’affrontare il tentativo di gogna dinanzi al Raphael.

Non mi sorprende, quindi, che Sansonetti abbia, deliberatamente, ignorato il ruolo di Craxi nella vicenda degli euromissili e abbia posto l’accento solo su episodi marginali che, magari, soddisfano la pancia di quanti esultarono, e continuano a farlo, per il suo atteggiamento da David contro Golia in quel di Sigonella, ed abbia considerato poca cosa la vicenda del taglio dei punti di scala mobile che determinò uno storico scontro con i comunisti ma servì ad avviare la fuoruscita dalla gravissima inflazione che stava strangolando l’Italia che dal 12,5% del 1983 scese al 5,20% del 1987.

In questo secondo caso non solo Craxi ‘cancellò’, col decreto di San Valentino del febbraio 1984, quattro punti di scala mobile, ma non ebbe timore ad affrontare il referendum abrogativo, messo in piedi dal PCI di Berlinguer dopo una grandiosa manifestazione organizzata a Roma dalla CGIL, che non aveva firmato l’accordo come CISL e UIL, e che fu egemonizzata dai comunisti che sventolavano lungo l’interminabile corteo, le copie dell’Unità col titolo ‘Eccoci’. E’ superfluo ricordare che, contro ogni previsione, Craxi vinse il referendum alla grande.

Ma è nel primo caso che emerge in tutta la sua grandezza, la presenza di Craxi sulla scena politica internazionale. La guerra fredda dominava incontrastata, e pericolosissima sembrava la potenza sovietica che aveva schierato, contro tutte le capitali europee, i temibili missili SS20, a medio raggio, e dotati ognuno di tre testate nucleari. A fronte di questo pericolo la Nato deliberò, nel 1979, che doveva essere corretto ‘lo squilibrio’ missilistico esistente sul vecchio continente e che, per contrastarlo, dovevano essere schierati i sofisticati missili americani ‘Pershing’ e ‘Cruise’ anch’essi a testata nucleare, in Inghilterra, Germania e Italia.

La delibera della Nato mise in seria difficoltà il PCI e il suo leader che, pochi anni prima, aveva dichiarato, sorprendentemente, che si sentiva sicuro sotto l’ombrello dell’alleanza atlantica. Con il sostegno di Craxi, che si dichiarò favorevole, l’allora Presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, sottopose alla ratifica del Parlamento la decisione dell’Alleanza Atlantica. Ma Berlinguer si mise alla testa del movimento pacifista che raggiunse un livello altissimo soprattutto quando il nuovo Governo presieduto da Craxi, avviò l’istallazione dei missili in quel di Comiso in Sicilia.

L’ondata di pacifismo aveva spinto la Germania e gli altri paesi a frenare sull’installazione dei missili in Europa, ma il ‘decisionismo’ craxiano aveva permesso che la delibera Nato sui missili fosse avviata alla sua realizzazione. Zbigniew Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA, ebbe a dichiarare ”senza i missili Pershing e Cruise in Europa la guerra fredda non sarebbe stata vinta; senza la decisione di installarli in Italia, quei missili in Europa non ci sarebbero stati; senza Craxi la decisione dell’Italia non sarebbe stata presa, per cui il PSI è stato un protagonista determinante e, in quel momento, chiaramente decisivo”. Senza quella scelta, la prima a chiudersi a riccio sarebbe stata la Germania dove circolava il detto ‘meglio rossi che morti’.

La loro installazione contribuì in modo determinante a provocare la crisi dell’Urss degli anni successivi che, con la caduta del muro di Berlino, finì d’essere un incubo. Il non riconoscere quanto grande sia stato Bettino Craxi (“Craxi ha mancato i grandi obiettivi della sua azione politica” – pag. 63) è, ancora una volta, la dimostrazione che i comunisti italiani, incapaci di trasformarsi in vera sinistra europea, continuano a coltivare un dna, fatto di diversità, menzogne, ipocrisia, che li sta portando all’estinzione.