Crisi, intervista all’esperto: “uscire dall’euro non è la soluzione, mancano politiche economiche adeguate”

euroLa crisi economica continua ad essere il principale argomento di attualità in questo momento molto delicato per la vita politica e sociale del nostro Paese. Per saperne di più abbiamo intervistato un grande esperto del settore, il reggino Bruno Sergi, docente di economia internazionale all’Università di Messina nonchè Senior Fellow e docente della Harvard University, uno dei principali centri di studio e ricerca degli Stati Uniti d’America, a Cambridge, nel Massachusetts, nell’area metropolitana della città di Boston.

crisisQual è la situazione dell’Italia nell’attuale crisi economica?
La nostra economia presenta segnali di forte rallentamento, direi di declino strutturale. Non riusciamo più a fermarlo, a trovare una soluzione di sintesi tra crescita economica e intelligente rigore di bilancio. Il risultato non è solo la perdita di una ben che minima capacità di slancio proiettato verso la crescita ma anche di un bilancio dello stato che risulta oggi a malapena sotto il 3% di deficit imposto dall’Unione europea, nonostante l’accresciuta pressione fiscale. Il rigore non abbinato ad una visione complessiva di crescita porta l’economia ad avvitarsi su sé stessa, portando a risultati sempre meno brillanti e talvolta paradossali. Basti pensare che il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo sia peggiorato nonostante detto rigore di bilancio. Con parole più dirette, un buon governo dell’economia è assolutamente assente nel nostro paese, così come lo è una visione di crescita di medio e lungo periodo. Il grido di allarme di intere categorie produttive ne è l’amara conferma“.

crisiQuali sono i rischi per il nostro Paese? Potrebbero ripresentarsi in Italia situazioni analoghe a quelle di Grecia e Cipro?
Assolutamente no. La solidità del nostro sistema finanziario è ampia. Il debito pubblico che va in scadenza nell’anno in corso è limitato a poche decine di miliardi di euro, una quantità assolutamente gestibile e che troverà il favore di possibili acquirenti. Inoltre, la base reale della nostra economia, pur presentando segnali di declino strutturale e mancanza di un buon governo, è ancora presente. Ma attenti a pensare che si possa andare avanti così per sempre. L’assenza di un piano economico concreto e lungimirante è la vera palla al piede del nostro sistema“.

suicidi-crisi-economicaCome si posiziona l’economia italiana all’interno di quelle Europee, e di quelle Mondiali?
Direi male. Da anni è assente una vera politica degli investimenti nelle infrastrutture materiali e immateriali del paese. Lo abbiamo visto con i tagli ai bilanci delle università. Lo abbiamo visto con un’inefficace politica del lavoro e di supporto ai buoni investimenti e all’innovazione. La strategia di sviluppo è mancata e continua ad essere fuori mano. Al contrario penso alle esperienze europee. Londra e Parigi sono diventate hub per quanto riguarda le imprese innovative, grazie ad investimenti nei settori ad alto valore aggiunto, che sono tra i motori trainanti dell’economia mondiale“.

crisi_mercati_finanziariChe tipo di crisi stiamo vivendo? E’ paragonabile a quella, catastrofica, degli anni ’30 o è più simile a quelle degli anni ’70 e ’80?
La crisi che stiamo attraversando da circa quattro anni non è paragonabile a mio avviso a nessuna di quelle precedenti, perché sistemica. Si possono trovare degli elementi in comune, ma ogni crisi ha una propria specificità e diventa azzardato fare paragoni. Il caso attuale unisce la sovraesposizione debitoria dei paesi dell’eurozona alla mancata crescita economica. A differenza di quanto accaduto in precedenza oggi la mancata ripresa dell’economia di alcuni paesi è dovuta ad una redistribuzione planetaria di ciò che si produce, ad uno spostamento dell’asse produttivo e dei consumi verso nuove realtà emergenti che ha modificato lo status quo ante dell’economia mondiale. Un esempio su tutti: la Cina è diventata la seconda economia mondiale e in molti prevedono che grazie alle sue enormi potenzialità diventerà ben presto la prima, superando gli Usa“.

l43-cina-alta-velocità-110713203630_mediumE allora andiamo dall’altra parte del mondo, in Cina: come stanno vivendo questa fase storica?
Mi lasci dire che la Cina è geograficamente lontana da noi, dall’altra parte del mondo, ma economicamente non lo è poi così tanto, è alle nostre porte. La crescita tumultuosa che Pechino ha vissuto negli ultimi anni, che ha portato con sé a una forte riduzione della povertà, al nascere e al crescere di una classe media, ad un fiorente mercato dell’industria che adesso non è più solo prodotti a basso valore aggiunto, di una maggiore produttività e competitività della sua industria, di una proiezione verso le spese in ricerca e sviluppo. Tutto ciò fa di questo grande paese un riferimento per i BRIC e le economie emergenti. Non le nascondo che la crescita economica sta decelerando a poco meno dell’8% l’anno, ma è pur sempre un’economia che è stata capace di creare le condizioni di un atterraggio morbido sia alla luce della crisi dell’economia americana sia dopo il rallentamento dell’Europa. L’assenza di democrazia, il problema della corruzione, dell’enorme inquinamento da attività industriali ed impianti a carbone, che, tra le altre cose, hanno contribuito a 1,2 milioni di morti premature nel 2010, quasi il 40 per cento del dato mondiale, secondo una sintesi nuova di dati presentati nel “2010 Global Burden of Disease Study”, pubblicati a dicembre del 2012, sono i molti lati negativi del paese. Ma nel complesso la nuova Cina sta smentendo gli scettici: la crescita non si arresta e continuerà a stupirci in futuro. La Cina ci sta stupendo anche negli investimenti nella produzione di energia pulita: l’eolico ha già superato la produzione di energia elettrica da nucleare“.

200318031-001Torniamo in Italia: secondo alcuni la soluzione della crisi sarebbe fuori dall’euro. L’Italia farebbe bene ad abbandonare la moneta unica?
No, e per diversi motivi. Primo perché la nostra difficoltà è sistemica, dovuta all’assenza di una buona governance, non all’uso dell’euro per sé. Secondo, pagheremmo dei tassi di rendimento sui nostri titoli di stato molto alti, al limite della sostenibilità. E vuoi perché, ed è questo il vero nodo del contendere, comporterebbe il crollo dell’area dell’euro, sistema che si regge su una fiducia già oggi claudicante. E’ di questi giorni la notizia che le banche centrali dei BRIC, ed altre, hanno venduto parte delle loro riserve monetarie in euro lasciando invece invariate quelle in dollari; questo significa scarsa fiducia verso l’Euro a tutto vantaggio per il dollaro che è considerato più stabile ed affidabile. Quello della moneta unica è da considerare un processo ormai irreversibile, l’idea di Europa ormai è forte e consolidata, sebbene non supportata da un vero governo europeo. Il vero problema è di “questa Europa”, con un Parlamento europeo che rappresenta sì un monumento agli sprechi e con scarsi poteri; con una Commissione europea fatta di burocrati che rappresentano le elite al potere in Europa e che impongono scelte “erga omnes” talvolta assurde“.

banca centrale europeaE allora come se ne può uscire? Seguendo la strada degli Usa? E in Europa quali sono i problemi?
Negli Stati Uniti, Ben Bernanke, capo della banca centrale, la FED, ha coraggiosamente iniziato un’azione di acquisto di bond governativi per supportare anche il mercato del lavoro, che oggi è in grado di creare nuovi posti di lavoro e di ridurre la percentuale di disoccupazione verso limiti socialmente ed economicamente sostenibili. È di poche ore fa anche la decisione della Banca del Giappone, con un nuovo governatore Haruhiko Kuroda, di un’azione di politica monetaria molto più aggressiva. Pur avendo il Giappone un debito pubblico molto più alto del nostro, e una deflazione che noi non abbiamo ancora, la Banca centrale ritorna ad essere un attore di rilievo di una nuova politica economica. In Europa registriamo un invecchiamento della popolazione (il fenomeno è più accentuato in Giappone) e un sistema attanagliato da regole stabilite dagli eurocrati sulla base di chissà quali regole di visione economica. A parte i tanti slogan in salsa europea, manca una buona lettura per la crescita e per un modello sociale europeo che va rivisto per renderlo più efficiente e moderno, pronto alle sfide dei prossimi anni“.

aula-di-montecitorioQual è il ruolo della politica italiana in una situazione del genere (responsabilità, soluzioni)?
Il ruolo dell’Italia in una situazione del genere è molto marginale se si guarda al contesto globale; ha una sua rilevanza invece nel teatro europeo essendo la terza economia dell’eurozona. Quella italiana è un’economia che annaspa ormai da molto tempo e che fatica a ripartire. I perché di queste difficoltà sono sotto gli occhi di tutti. Il paese non cresce perché le impalcature economiche e burocratiche sono obsolete e non adeguate ai ritmi di un contesto globalizzato che chiede maggiore velocità e che spinge inevitabilmente verso altre realtà le attenzioni degli investitori internazionali e delle imprese che non riescono ad innovare. Ma anche, ed è qui il dato più preoccupante, di molti imprenditori italiani che sono sempre più portati a delocalizzare. La politica deve rendersi conto di queste necessità del paese e adottare le giuste scelte; i fondamentali del nostro paese sono solidi ed in linea se non migliori di quelli del resto dei paesi considerati virtuosi dell’Europa“.