Consiglieri Regionali indagati: la clamorosa gaffe de “l’Unità” su Mimmo Talarico (Idv)

mimmo talarico idvAbbiamo già parlato stamattina, in quest’articolo, della notizia pubblicata dal quotidiano nazionale “l’Unità” a firma di Gianluca Ursini con i nomi di alcuni consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta della magistratura i cui contenuti sono stati anticipati proprio ieri da uno scoop giornalistico.
Nell’articolo, apparso ieri sull’edizione stampata del quotidiano e non pubblicato sul web, dal titolo “In Calabria rimborsati anche i detersivi”, sono presenti alcune clamorose gaffe sulla posizione del consigliere regionale Mimmo Talarico, esponente dell’opposizione di centro/sinistra, eletto nell’Italia dei Valori e ancora oggi presente in consiglio nel gruppo dell’Idv. “Mi preme immediatamente far presente, non senza rammarico, che il sottoscritto non ha mai fatto parte del gruppo (“Progetto democratico”) citato nell’articolo de L’Unità, che sarebbe, secondo il giornale, “attenzionato” dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi ai gruppi del consiglio, né ha mai militato in Rifondazione comunista, mentre tuttora, e sin dall’insediamento, è membro del gruppo consiliare di Italia dei Valori“, ha dichiarato Talarico aggiungendo che “per appurare ciò sarebbe stato sufficiente consultare il sito del consiglio regionale della Calabria. Colpisce, in ogni caso, la superficialità – sarebbe forse meglio dire la sciatteria – con cui la vicenda è stata trattata dall’articolista, che bene avrebbe fatto ad approfondire i termini della questione, prima di indicare tra gli “attenzionati” persone, come il sottoscritto, assolutamente estranee ai fatti oggetto dell’inchiesta partita dalla Procura di Reggio Calabria“.
E’ evidente che questa vicenda ha scatenato l’opinione pubblica nei confronti dei consiglieri regionali calabresi, ma come abbiamo già specificato nell’articolo di stamattina è bene attendere l’esito delle indagini per capire come stanno davvero le cose, senza dimenticare che stiamo parlando di 10 consiglieri regionali indagati (non, quindi, condannati! Se poi fossero assolti?!?) a fronte di un consiglio composto da 50 membri, di cui quindi (a prescindere dallo schieramento) 40 emergono completamente puliti di fronte ai tanti controlli della guardia di finanza e, comunque, estranei alla vicenda. Generalizzare, quindi, spalando fango contro un’intera categoria, non ci sembra il modo più serio ed equilibrato per affrontare una situazione in cui molto probabilmente emergerà la presenza di alcune “mele marce” che dovranno pagare per gli errori commessi, sui quali evidentemente le migliaia di persone che li hanno eletti con tanto di voto di preferenza dovranno recitare il “mea culpa“. Perchè gli esponenti del consiglio sono a Palazzo Campanella solo e soltanto grazie al voto dei calabresi, e non sono altro che la sintesi delle varie facce di questa Regione, fatta di tanta gente perbene ma anche di una minoranza di “mele marce“, appunto, che trova la sua rappresentanza anche nei palazzi del potere. Sui nomi è bene attendere l’emissione, da parte della magistratura, degli avvisi di garanzia. In quel momento ne sapremo di più e potremo pubblicare in modo inequivocabile i nomi e i cognomi di chi è coinvolto nell’inchiesta.