Aurelio Chizzoniti scrive al Procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho

images“Alea iacta est: finalmente si volta pagina e si conclude una esperienza politico-giudiziaria che, pur scandita da innegabili risultati, per la verità anche ex-ante conseguiti, resta una delle pagine più tenebrose della storia giudiziaria reggina gravata da ben due avocazioni (rara avis) in appena dieci mesi da parte della Procura Generale”. Esordisce in termini perentori, il presidente della Commissione speciale di vigilanza del Consiglio regionale Aurelio Chizzoniti, in una lettera di sei cartelle (il cui testo si trasmette integralmente) inviata al nuovo procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. E’ sicuramente un rispettoso benvenuto che sintetizza una documentata “summa” di situazioni investigative, giudicate “opache ed estremamente negative per l’amministrazione della giustizia” che il presidente Chizzoniti consegna, “a futura memoria”, al nuovo Capo della Procura. Naturalmente nel testo non mancano i più sinceri auguri di buon lavoro: “A Reggio – scrive il presidente Chizzoniti – il comune sentire la considera il messia della situazione ed io non posso che condividere l’auspicio e la speranza che Ella possa incontrare minori difficoltà rispetto a quelle potenzialmente esistenti. Per cui, Le confermo la mia doverosa, incondizionata disponibilità, sia istituzionale che personale, a concorrere, nei limiti di quel poco o di quel tanto, a sostenere la Sua azione innovativa indispensabile per contribuire all’appagamento della diffusa ansia di rinnovamento, arsura di riscatto e giustizia che non può non coinvolgere il più alto presidio della legalità”. Infine, e simpaticamente, la chiusa della lettera contiene “un avviso ad un esperto navigante”. Il seguente: “ascolti il suggerimento di don Denisi, percorrendo il più bel chilometro d’Italia o passeggiando per le vie cittadine, troverà soltanto affetto, stima e rispetto, ma ricordi che, comunque, si imbatterà in raffinata quanto insidiosa realtà tipologicamente non assimilabile a quella campana o siciliana. Da queste parti il ricorso ad una ricca e persuasiva carica di tritolo sul versante istituzionale rappresenta l’ultima spiaggia. Si preferisce invece la tecnica aristocratica e ingentilita della delegittimazione personale che può correre via cavo o per cellule telefoniche satellitari ed anche e soprattutto attraverso scritti anonimi che resta lo sport più ampiamente praticato in città e d’intorni”.