Attentato Boston – In barba … al silenzio

Bostondi seguito la lettera inviata da un nostro affezionato lettore, Gianni Basi: “Era mattina presto e come al solito mi facevo la barba. Ascoltando la radio che raccontava di quanto accaduto a Boston, sentivo parole a profusione di sgomento, dolore, orrore. Ma subito dopo le musichette, le canzoncine, il rock, e tutto ugualmente a profusione. Poi tornavano in commenti, i collegamenti con gli Stati Uniti, le interviste, e il velo di cordoglio. Quindi le musichette e così via. Lasciandomi in una sorta di sconcerto a intermittenza. Ho provato a cambiare programma e, ovunque, lo stesso identico atteggiamento tra animi scossi e scosse di euforia. E’ vero che a New Orleans i funerali li fanno (per via di “culture altre” rispettabili ma assai opinabili) suonando ariette allegre, è vero che per esorcizzare la morte è quasi indispensabile pensare alla vita e buttarcisi dentro, ma far seguire brani scanzonati o scatenati alle notizie di stragi è francamente fuori di ogni logica. Quello che rovina l’umanità, da sempre, credo sia il renderci convinti di essere immortali e che tutto accada agli altri. Per cui ci si adagia facilmente negli egoismi, nell’umiliare e prevaricare, nelle malvagità e nelle indifferenze. Senza un’oncia non dico di amore ma di attenzione per il prossimo. Poi accade qualcosa (agli altri) e ne parliamo, ce ne turbiamo, ma basta una radio che subito dopo ti manda Crocodile rock e siamo pronti a dimenticare e a ripartire ad ingoiarci la vita come se nulla fosse successo. E non è che una solenne musica classica cambierebbe di molto. Anzi, probabilmente, in questo caso non ecciterebbe i sentimenti ma li deprimerebbe fin troppo. Il modo più giusto per avvicinarsi ad un momento di dolore è il silenzio. Anche solo di pochi istanti ma senza che venga troppo presto rotto da voci, suoni, altro. Il silenzio e noi, vivi per ascoltarlo e pensare quante armi e bombe in meno si avrebbe voglia di usare e quanto sia inumano, imperdonabile accidenti, uccidere“.