Messina, le mani della mafia sull’eolico: tutti i dettagli dell’operazione “Zefiro”, 5 arresti tra cui un sindaco

Giuseppe Pettinato
Giuseppe Pettinato

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I Carabinieri delle Compagnie messinesi di Barcellona Pozzo di Gotto e di Patti, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal gip di Messina, su richiesta dei Sostituti Procuratori della DDA peloritana, a carico di cinque persone, tra cui il sindaco (nella foto) ed un funzionario del Comune messinese di Fondachelli Fantina, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, truffa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e concussione. Le indagini, avviate nell’anno 2009, hanno permesso di individuare un sistema illecito di affidamento degli appalti e dei lavori per la realizzazione dei Parchi eolici “Alcantara-Peloritani”. In particolare gli investigatori si sono concentrati sull’istallazione di 63 aerogeneratori distribuiti su due lotti. L’inchiesta, denominata “Zefiro”, ha fatto luce su uno spaccato di diffusa illegalità, in cui gruppo criminale si è rivelato in grado di aggredire le potenziali risorse destinate allo sviluppo dell’economia locale, distraendole in favore dei soli appartenenti alla cerchia delle imprese contigue. Il sindaco pro tempore del Comune di Fondachelli Fantina, il cui territorio era interessato ai lavori di realizzazione del parco eolico, in concorso con un funzionario pubblico, dopo l’inizio dei lavori avrebbe sospeso la loro esecuzione, ritardando il rilascio delle autorizzazioni relative al loro prosieguo, al fine di costringere la società appaltatrice ad affidare, ad una ditta riconducibile ad uno stretto congiunto, i lavori per la costruzione di alcune sottostazioni di raccordo elettrico. Nonché a far assumere persone segnalate da lui, che in qualità di tecnici preposti al controllo, avrebbero di fatto non accertato gravissime anomalie. Nell’ambito dello stesso procedimento risultano indagate altre 11 persone, ritenute responsabili a vario titolo di truffa in concorso, poiché nell’esecuzione dei lavori di realizzazione dell’impianto eolico avrebbero utilizzato materiali e modalità di lavorazione non conformi al capitolato d’appalto, predisposto false certificazioni, ed ostacolato i controlli dei tecnici delegati, i quali, a loro volta, avrebbero omesso le necessarie verifiche e le conseguenti contestazioni.


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