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Reggio, la Cassazione boccia il ricorso di Cisterna: “indizi gravi, la sanzione del Csm è legittima”

La Cassazione ha bocciato il ricorso dell’ex procuratore aggiunto della Dna, Alberto Cisterna, contro l’ordinanza della sezione disciplinare del Csm che, lo scorso 17 maggio, ha disposto il trasferimento di Cisterna presso il Tribunale di Tivoli con funzioni di giudice. In particolare, le Sezioni unite civili hanno respinto il ricorso di Cisterna rilevando che “secondo la ragionevole ed argomentata prospettazione dell’ordinanza impugnata, e’ il complesso dei comportamenti addebitati all’incolpato a fondere efficacemente, per la incontestabilita’ dei fatti, un grave quadro indiziario di una condotta che ha comunque indubbi riflessi sulle funzioni esercitate da Cisterna nella delicatissima attivita’ della Procura Nazionale Antimafia, che piu’ di ogni altra attivita’ di indagine esige il costante coordinamento di tutte le componenti dell’Ufficio”. Alla luce di queste considerazioni, la Suprema Corte – sentenza 21913 – annota ancora che “non rileva la pretesa distinzione tra quanto fatto nell’esercizio delle funzioni e quanto fatto al di fuori di dette funzioni, trattandosi in entrambi i casi di condotte illecite iscrivibili, e concretamente iscritte, nel grave quadro indiziario accertato a carico dell’incolpato”. Si ricorda che due giorni fa il gip di Reggio Calabria ha accolto la richiesta di archiviazione per l’inchiesta nei confronti dell’ex procuratore aggiunto della Dna, Alberto Cisterna, che era indagato per corruzione in atti giudiziari dopo le dichiarazioni fatte dal collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice. La Cassazione aggiunge inoltre che “rimane irrilevante valutare la questione della utilizzabilita’ o inutilizzabilita’ dei tabulati o della loro rielaborazione, in quanto anche una eventuale diversa conclusione in merito cui dovesse pervenire la Corte, non determinerebbe l’illegittimita’ della misura cautelare adottata dal Csm”. Da qui il rigetto del ricorso di Alberto Cisterna.