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Reggio diventa Capitale dell’economia globale con i 3 giorni del progetto “MMT Calabria/Europa”

L’attuale crisi europea (e occidentale) condiziona la vita di milioni di cittadini in carne ed ossa. Intere generazioni vagano nella speranza di guadagnarsi un futuro dignitoso, mentre i salari si assottigliano, i diritti scompaiono e lo stato sociale si sgretola sotto i colpi incessanti di una batteria mediatica che inverte sovente i concetti di involuzione e progresso.
L’idea che non si possa fare altrimenti, che la fine del welfare state sul modello europeo (per usare un auspicio di Mario Draghi, presidente BCE) rappresenti oramai una necessità dolorosa ma non rinviabile, si è pericolosamente insinuata in larghissimi settori della nostra pubblica opinione.
Di ciò, ci sembra complice un sistema informativo che ha introiettato acriticamente i germi del pensiero unico neoliberista in campo economico.
Ma proprio per sfatare questa insalubre e irrazionale rassegnazione – la stessa che impedisce di prendere in considerazione, studiare e sottoporre all’opinione pubblica paradigmi politici, culturali ed economici alternativi e migliori- è doveroso impegnarsi fino in fondo per sfuggire da questo inarrestabile e tetro declino che, oramai da anni, attanaglia l’Europa.
Non è vero che non esista alternativa alle politiche recessive che impongono continui tagli alla spesa pubblica come unica soluzione per “superare la crisi”. Parimenti, non risponde a verità il ritornello che colpevolizza le classi medie e proletarie del passato, accusate falsamente di “avere vissuto al di sopra dei propri mezzi”. Non è giusto, decoroso e lungimirante continuare ad umiliare i Paesi più deboli dell’area Euro che, come la Grecia, stentano a rassegnarsi alla prospettiva di un futuro di indigenza e miseria. Tanto più che, le tanto conclamate politiche di austerità e rigore, non soltanto hanno aggravato la crisi greca (calo del PIL e conseguentemente del gettito fiscale), portoghese, irlandese, spagnola, italiana, etc., ma stanno anche alimentando un incontrollabile e rabbioso risentimento popolare che ha persino rianimato fantasmi del passato come il nazional-socialismo (il caso clamoroso di “Alba Dorata” in Grecia potrà rafforzare pericolosamente derive analoghe in altri paesi europei).
E’ giunto il momento di affrontare alla radice il problema della governance di questa malsana Unione Europea, fautrice di politiche suicide sul piano economico, le quali nascondono intendimenti involutivi e classisti sul piano più strettamente sociale e politico.
Infatti, un conto è propugnare Stati Uniti d’Europa, governati da istituzioni parlamentari democraticamente legittimate, le quali possano dare o togliere la fiducia ad esecutivi pro-tempore, a loro volta in grado di assumere una strategia coerente e comunitaria delle politiche economiche finalizzate al benessere dei popoli rappresentati; tutt’altro scenario è quello attuale, dove ristrette oligarchie tecnocratiche decidono arbitrariamente- e senza essere soggette al controllo della sovranità popolare- indirizzi strategici palesemente fallimentari e recessivo-depressivi per la maggior parte delle imprese, dei liberi professionisti e dei lavoratori europei.
Perciò, ci sembra doveroso, sul piano civile, coltivare un pubblico dibattito che metta al centro dell’attenzione collettiva una prospettiva di cambiamento fondata sullo studio e la consapevolezza critica dei paradigmi politico-economici che decidono delle vite di centinaia di milioni di persone. Intendiamo dimostrare come soltanto cittadini consapevoli dei propri diritti e della propria dignità, animati da forte e disinteressata passione per la vita della Polis calabrese, italiana ed europea, maturi ed avveduti spettatori/indagatori delle dinamiche del potere nella società globalizzata, possano incidere significativamente sulle scelte decisive che riguardano il destino delle generazioni presenti e future.
Rifuggiamo con fastidio il ricorrente piagnisteo ipocrita di chi è solito lamentarsi, ma non trova mai il coraggio di approfondire, rimuovere i veli di certa manipolazione mediatica e ideologica, rimboccarsi le mani e combattere una buona battaglia civile e meta-politica, al di là delle stereotipate contrapposizioni tra fazioni e partiti.
L’indifferenza e l’ignavia, in un momento storico di svolte epocali come quelle in atto in Occidente e nel Mondo, non ci sembrano giustificate né giustificabili.
E nemmeno ci sembra salutare – con riferimento alle contingenti situazioni italiane – un isterico e indifferenziato risentimento contro la classe dirigente politica di ogni livello, per poter davvero invertire la rotta che sta conducendo il popolo del Bel Paese al declino.
Questo lungo preambolo serve a delineare lo spirito nel quale nasce e si rafforza, ogni giorno di più, l’idea di presentare alla pubblica opinione calabrese, italiana ed europea, una serie di eventi di approfondimento economico e sociologico di portata potenzialmente “rivoluzionaria”.
L’attuale impoverimento di milioni di europei – sempre più ridotti in condizioni di grave disperazione e solitudine sociale- trova le sue radici paradigmatiche (sul piano strettamente economicistico) nelle teorie sviluppate nel corso del XX secolo dagli epigoni della scuola austriaca di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek e, a partire dagli anni Settanta, in quelle elaborate della scuola di Chicago dominata da Milton Friedman e George Stigler.
Secondo alcuni analisti e protagonisti delle dinamiche del potere nell’era contemporanea, determinati centri oligarchici di potere sovra-nazionale hanno negli anni utilizzato sapientemente queste teorie economiche della scuola di Vienna e di Chicago, declinandole congiuntamente ad una visione tecnocratica della gestione della società, e diffondendo complessivamente questo patrimonio di suggestioni teoriche presso le principali istituzioni economico-finanziarie internazionali, nonché presso le più importanti accademie e presso i più influenti think-tank e centri di ricerca.
Così, a partire dalla famosa relazione The Crisis of Democracy: On the Governability of Democracies, commissionata nel 1975 dalla associazione mondialista Trilateral Commission (fondata nel 1973) a tre studiosi di fama internazionale come il francese Michel Crozier, il giapponese Joji Watanuki e lo statunitense Samuel P. Huntington, si è andato affermando un paradigma sottilmente critico della appena consolidatasi società aperta occidentale, basata su principi di ampia libertà e pluralismo dell’informazione, di democrazia largamente rappresentativa e partecipativa, su importanti conquiste sindacali nell’ambito del diritto del lavoro, sulla piena emancipazione culturale e socio-politica delle masse, rese più sollecite delle problematiche della res publica – e desiderose di parteciparvi – grazie ad un significativo miglioramento delle proprie condizioni economiche ed esistenziali.
Al contrario, almeno secondo alcuni dei committenti della relazione The Crisis of Democracy, e secondo altri autorevoli membri di determinati ambienti dell’establishment planetario sovra-nazionale, la piena realizzazione del welfare state e di istituzioni liberal-democratiche e liberal-socialiste in Occidente avrebbe rischiato di erodere, a vantaggio della maggioranza dei cittadini, tradizionali privilegi appartenenti ad alcune elites mondialiste conservatrici.
Si lamentava, insomma, un “eccesso di democrazia” in Occidente, qualcosa che, secondo le preoccupazioni di determinati centri oligarchici, avrebbe infine portato all’ingovernabilità del sistema (o, a secondo dei punti di vista, ad una sua governabilità più ugualitaria, equa e meno elitaria e tecnocratica).
Fatto sta che il combinato disposto delle teorie economiche neoliberiste (assurte a corpus teologico dogmatico indiscutibile) e delle teorie politiche avversarie dell’onda lunga democratica che, nel Secondo Dopoguerra, aveva condotto i popoli occidentali a decenni di straordinaria crescita economica, culturale e civile anche per i ceti meno abbienti e alfabetizzati, è stato capace, in pochi decenni, di causare una preoccupante involuzione delle condizioni di vita della maggioranza dei cittadini dell’area euro-atlantica.
Ciò è potuto avvenire, a nostro parere, anche attraverso la diffusione mediatica manipolatoria e la sedimentazione, presso le pubbliche opinioni occidentali, di forzate e distorte interpretazioni della realtà socio-economica e degli stessi diritti dei cittadini di nazioni democratiche.
Partendo di qui, da questi dati sconfortanti di disgregazione delle secolari conquiste civili e politiche di libertà, democrazia e diritto ad un “minimo sindacale” di felicità e prosperità di tutte le classi sociali, abbiamo deciso di affrontare il problema cruciale dei paradigmi economici che fondano la convivenza collettiva e l’armonia sociale delle nazioni.
Intendiamo ricominciare dalle idee, dalla rivendicazione di un dibattito libero e pluralistico (contro ogni pretesa dogmatica di chi consideri il neoliberismo una teologia cui aderire per fede e obbedire per conformismo), coagulando proprio in una delle regioni più disagiate d’Europa, la Calabria, alcune fra le migliori intelligenze economiche mondiali.
Vorremmo riattualizzare il pensiero (collettivamente rimosso e demonizzato) del grande John Maynard Keynes.
Infatti, esistono autorevoli studiosi che hanno elaborato una dottrina economica d’avanguardia, la Modern Money Theory (MMT), in grado di offrire soluzioni solide e scientifiche per uscire da una crisi lunghissima che sembra senza fine.
Una dottrina economica d’avanguardia, la MMT, che a ben vedere non costituisce il ritrovato estroso di intellettuali originali e un po’ bizzarri, bensì una sapiente e rigorosa re-interpretazione dei fondamenti macro e micro-economici di cui il main-stream neoclassico e neoliberista pretende di fornire l’unica lettura ermeneutica lecita e autorizzata (nonostante mille esperienze concrete dimostrino il carattere fallimentare delle previsioni economiche degli epigoni di von Mises, von Hayek, Friedman, Stigler, etc.)
La nostra è evidentemente una battaglia culturale che sorvola le contingenti appartenenze politico-partitiche e prova a competere sul piano faticoso ma gratificante dell’impegno civile e dell’esegesi storica, economica e socio-antropologica.
Registriamo però con estrema soddisfazione l’attenzione che moltissime Istituzioni calabresi hanno dedicato alla nostra iniziativa, rendendola di fatto possibile.
Mentre in gran parte d’Italia la politica mostra il suo volto peggiore, sperperando denari per promuovere iniziative di dubbia utilità, le Istituzioni calabresi, almeno in questa circostanza, hanno dimostrato rispetto e attenzione per la cultura e le grandi questioni dell’attualità contemporanea.
La buona politica è quella che riconosce le intelligenze da mettere al servizio del bene comune.
Le istituzioni rappresentative del popolo calabrese, attraverso un progetto di collaborazione non occasionale con i migliori economisti neokeynesiani che il panorama mondiale propone, può effettivamente dare un suo contributo per invertire il paradigma stantio e nefasto che la dipinge endemicamente come terra di malaffare e sottocultura.
Dal sud più profondo e dimenticato può partire un messaggio decisivo di speranza e cambiamento. La Modern Money Theory (MMT) rappresenta infatti un movimento di avanguardia, economica e culturale, destinato per forza intrinseca ad imporsi presto nel dibattito pubblico continentale. Dal 30 novembre al 2 dicembre Reggio Calabria ospiterà una conferenza di estrema importanza.
Il titolo di tale tre giorni sarà, significativamente : “La crisi politico-economica occidentale del XXI secolo, la Modern Money Theory e le controverse dinamiche del Potere globale”.
Questo convegno vedrà presenti, come relatori, non soltanto i massimi esperti mondiali di MMT come Stephanie Kelton, Marshall Auerback, Pavlina Tcherneva, William Black (e forse altri, su cui forniremo in seguito ragguagli), ma anche filosofi, sociologi, politologi e giornalisti economici particolarmente attenti alle dinamiche macroeconomiche e macropolitiche.  Questo evento vedrà il concorso e il patrocinio dei massimi rappresentanti delle istituzioni politiche ed accademiche calabresi, con una significativa presenza di esponenti bi-partisan del Parlamento nazionale.
Concludiamo questa presentazione con una riflessione programmatica.
Esiste un terreno, quello da cui si dipartono le strade che conducono all’umano progresso e alla conservazione/rigenerazione dei diritti acquisiti e inviolabili di democrazia, libertà e uguaglianza, che non consente strumentalizzazioni politiche di basso livello, passerelle pubblicitarie, furbizie o piccinerie faziose, invidie dozzinali.
Questo “Progetto MMT Calabria/Europa” è rivolto in prima istanza a tutti quelli che, rifiutando etichette e tassonomie grossolane, sono pronti ad intraprendere il cammino lungo e faticoso che porta alla consapevolezza e, quindi, alla vera libertà di scegliere, agire, vivere in modo dignitoso e autentico.