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Messina: la Triscele, e i suoi 41 lavoratori non hanno più un futuro. La storica fabbrica di via bonino chiude i battenti

La vicenda Triscele si è conclusa nel peggiore dei modi. In tutti i modi si era tentato di scongiurare la chiusura, e a dirla tutta, fino a pochi giorni fa non se ne era presa in considerazione l’idea, ma nonostante l’impegno dei sindacati e del Prefetto, Stefano Trotta, non si è riusciti ad evitarla. Ieri pomeriggio, in Prefettura, si è tenuto il vertice decisivo. I 41 cassintengrati speravano di poter avere notizie positive ed invece, da ieri, hanno solo la certezza che dal 31 dicembre saranno ufficialmente disoccupati. Il gruppo Faranda– assente fisicamente all’incontro – rappresentato dal commercialista Del Piglio e dal consulente Ferro, ha presentato al Prefetto Trotta la situazione in cui versa la società.

L’azienda si trova in concordato preventivo, ovvero quel passaggio che precede il fallimento. Negli ultimi tempi i creditori che vantano debiti ingenti hanno presentato numerosi decreti ingiuntivi che hanno portato all’inevitabile decisione di richiedere il concordato. Adesso si attende solo la nomina del curatore fallimentare che porterà avanti il percorso di fallimento. Finisce così la Triscele, termina inesorabilmente la storia di un marchio e di una realtà che hanno caratterizzato la tradizione di Messina. Una chiusura che lascia un senso di amarezza come una sconfitta, la sconfitta di una città che perde altri posti di lavoro (ben 41) ed uno dei suoi marchi più rappresentativi.

Duro il commento del segretario generale della Fai Cisl, Calogero Cipriano “la citta’ di Messina subisce un’altra grande ingiustizia, sacrificata sull’altare della speculazione”. Interviene sulla vicende anche il Vicepresidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Trischitta: “in Consiglio Comunale eravamo tutti convinti che i Faranda avrebbero rispettato gli impegni presi, e cioè spostare la produzione in un altro sito garantendo l’occupazione dei lavoratori. Invece non è andata così”.

Gli ex dipendenti Triscele “abbattuti” dalla notizia-shock del fallimento dell’azienda, sperano adesso nell’intervento del Prefetto Trotta, per salvare la fabbrica di via Bonino.