Messina: conferita stamani a palazzo Zanca la cittadinanza onoraria alla memoria di Giovanni Pascoli

Il Commissario Straordinario del Comune, Luigi Croce, alla presenza del vicepresidente della Provincia Regionale di Messina, Carmelo Torre, e del presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Previti, ha consegnato l’attestato della cittadinanza onoraria alla memoria del poeta Giovanni Pascoli, tributata l’undici settembre scorso dall’Amministrazione comunale in occasione del centenario della sua morte. A riceverla stamani, nell’Aula Consiliare di Palazzo Zanca, è stata l’assessore alla pubblica istruzione del Comune di San Mauro Pascoli, Angela Benedetti. All’evento hanno partecipato la pronipote del poeta, Gloria Fuzzi, pittrice e musicista; la responsabile del museo “Casa Pascoli”, Rosita Boschetti; il preside dell’Istituto comprensivo Pascoli-Crispi, Gianfranco Rosso, con una delegazione di alunni, che ha recitato alcune poesie di Pascoli. Nel corso dell’incontro è stata ricordata la figura di Giovanni Pascoli, che giunse a Messina nel gennaio del 1898, insegnò letteratura latina nell’Ateneo cittadino, visse i cinque anni più belli della sua vita – come egli stesso affermò – e dopo la tragedia del terremoto del 1908 dedicò alla città parole cariche di commozione ed affetto “Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare. Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia”. Agli appuntamenti dei giorni scorsi, organizzati dal Comitato di Coordinamento delle Celebrazioni Pascoliane di Messina 2012 e dal prof. Piero Chillè, hanno aderito la Biblioteca comunale “Tommaso Cannizzaro” e la Biblioteca provinciale “G. Pascoli”, in collaborazione con l’Università e la Biblioteca regionale universitaria, che nel Salone degli Specchi di palazzo dei Leoni hanno allestito una mostra bibliografica–documentaristica. Il centro romagnolo, nel 1932, dopo il Regio decreto, modificò il nome di San Mauro di Romagna in “San Mauro Pascoli”, a memoria dei luoghi pascoliani per eccellenza, la casa natale, la Torre. Giovanni Pascoli (1855 – 1912) nacque il 31 dicembre 1855, a San Mauro di Romagna, da una famiglia della piccola borghesia rurale. Il padre, Ruggero, era fattore della tenuta La Torre, di proprietà dei principi Torlonia. Giovanni, quarto di dieci figli, visse con la famiglia la tragedia, destinata a segnare profondamente l’esistenza del poeta: il 10 agosto 1867, Ruggero Pascoli fu ucciso a fucilate. La morte del padre creò difficoltà economiche alla famiglia che dovette trasferirsi prima nella casa natale, divenuta dal 1924 monumento nazionale, e poi a Rimini. Al primo lutto, nel giro di pochi anni, seguirono la perdita della madre, della sorella maggiore, dei fratelli Luigi e Giacomo. Nel 1871 Giovanni si trasferisce a Rimini, a casa del fratello Giacomo e frequenta la seconda liceo. Giovanni si segnala subito per la sua cultura. Un suo insegnante «comprese quel ragazzo ramingo e disperso», e gli profetizzò un avvenire sicuro. Per la maturità, invece, il poeta passa a Firenze presso gli Scolopi di San Giovannino (attuale sede del Liceo classico Galileo, a pochi passi dal Duomo). Laureatosi a Bologna nel 1882 con una tesi sul poeta greco Alceo, ottiene il suo primo incarico, grazie all’interessamento di Giosuè Carducci, al liceo classico Duni di Matera, dove rimarrà dal 1882 al 1884. Della città lucana scriverà “Sì: delle città in cui sono stato, Matera è quella che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora, attraverso un velo di poesia e di malinconia”. Nel 1885 l’arrivo a Massa con una cattedra al liceo Pellegrino Rossi. Una tappa importantissima perché é nella città’ apuana, in una villetta di via della Zecca, (oggi via Pascoli), che il poeta riesce a ricostruire il nido con le sorelle Ida e Maria. Nel 1887 l’improvviso trasferimento a Livorno. Nell’antico porto dei Medici il poeta rimarrà per otto anni, dando alle stampe la prima edizione di una delle sue opere più importanti, le Myricae (1891). Sarà proprio un collega livornese a consigliare a Pascoli la Valle del Serchio, ove il 15 ottobre del 1895 si trasferì, con tutta la famiglia, ovvero la sorella e un cane, il fedelissimo Gulì, che entrò in casa l’anno precedente ed ebbe una vita lunghissima, morì a 18 anni, pochi mesi prima del poeta. I primi incarichi universitari iniziarono a Bologna nel 1896 come professore straordinario di Grammatica greca e latina e due anni dopo il trasferimento a Messina come docente di letteratura latina. Nella città siciliana Pascoli, sino al 1903, abiterà a Palazzo Sturiale dove “dalla cucina si vede il forte Gonzaga sui monti… dall’altra finestra il mare, su l’Aspromonte”. Nel 1903 il ritorno in Toscana, questa volta a Pisa, che doveva essere la sede definitiva del poeta, ma l’aggravarsi delle condizione di salute di Giosuè Carducci costrinsero Pascoli a ritornare a Bologna nel 1906, nell’ambita cattedra di letteratura italiana. Il 6 aprile 1912 si spense a Bologna, ma le sue spoglie riposano a Castelvecchio Barga, dove aveva trasferito la sua dimora. Su iniziativa di quest’ultimo centro è stata costituita la “rete” delle città di Pascoli che riunisce i luoghi dove egli visse ed operò: San Mauro, Urbino, Firenze, Bologna, Matera, Massa, Livorno, Messina e Pisa.