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Concessioni demaniali, anche i concessionari di ormeggi contro la miniproroga: il reggino Angelo Siclari guida la protesta

Di seguito pubblichiamo integralmente l’intervento diffuso dal reggino Angelo Siclari, presidente Aco Liguria:
Dopo che, giovedì scorso, il Senato ha approvato il maxiemendamento al decreto sviluppo bis, che include la proroga delle attuali concessioni demaniali marittime al 2020, ho cercato di capirne il motivo senza trovare alcun riscontro che potesse darmi una risposta concreta. Ammetto che mi sembra solo pura follia.

Prorogare di appena 5 anni, nel concreto, non ha alcun senso. Mi chiedo cosa sarebbe cambiato se, anziché di 5, avessero prorogato di 10, 15 o 20 di anni. Questi 5 anni non li ho proprio capiti, né giuridicamente né tecnicamente. Ammetto che avrei compreso più facilmente (ovviamente non condividendo) la conferma delle evidenze pubbliche al 31 dicembre 2015.

Viene da chiedersi con chi ci siamo confrontati in questi mesi. Chi sono stati i nostri interlocutori? Ho come l’impressione che si abbia a che fare con l’ignoranza totale su un argomento, quello nautico e balneare, che invece rappresenta l’eccellenza nel mondo e che ha permesso di far conoscere l’Italia. Chi è demandato ad amministrare la cosa pubblica pare non lo capisca davvero.

Ho sentito parlare di infrazioni all’Italia da parte della Comunità europea nel caso non si rispetti la scadenza del 2015. Ma non esiste alcuna procedura d’infrazione Ce pendente per le concessioni balneari, essendo quella n. 4908/2008 per il rinnovo automatico archiviata lo scorso 27 febbraio 2012. Inoltre la legge n. 25 del 26 febbraio 2010 ha disposto analoga proroga delle concessioni senza che la commissione europea abbia sollevato alcuna procedura di infrazione; e, per finire, il commissario al mercato interno Michel Barnier ha dichiarato la disponibilità e la collaborazione dei suoi uffici per concordare un “congruo periodo transitorio” da assicurare alle imprese evidentemente danneggiate dall’applicazione dei principi comunitari.

Una proroga di 15-20 anni avrebbe almeno permesso alle varie imprese nuovi investimenti con concreta possibilità di nuovi posti di lavoro, e avrebbe potuto permettere di ripagare eventuali debiti, mutui e soprattutto collocarsi sul mercato su giusti livelli competitivi. Solo 5 anni, invece, non consentono agli imprenditori di rientrare dagli investimenti fatti finora.

Ho sentito in questi mesi diverse versioni commentare a favore dell’applicazione della direttiva Bolkestein, convinti che ciò permetterebbe di migliorare una situazione, quelle delle concessioni demaniali marittime, bisognevole di essere rivista sul metodo di applicazione. Ma rispondo che:

  • l’applicazione della direttiva Bolkestein non permetterà di avere nuove spiagge libere, ma al contrario si corre davvero il rischio che possano diminuire di fronte a imponenti investimenti da parte di grosse multinazionali già pronte ad avventarsi sulle nostre coste;
  • metterebbe a rischio oltre 30.000 attuali imprese sia balneari che nautiche che negli anni hanno prodotto posti di lavoro: si tratta di piccole e medie imprese per lo più a conduzione familiare che senza la garanzia del lavoro si troverebbero in mezzo alla strada;
  • all’opinione pubblica in generale, ma soprattutto a quelle famiglie che frequentano le nostre spiagge da decenni, intendo dire che con questa direttiva non avranno migliori servizi sulle spiagge o nei porti, e non avranno più spazi liberi. Ma di certo potrebbero non trovare presso lo stabilimento balneare o nel porto di riferimento quelle famiglie concessionarie a cui nelle loro vacanze hanno affidato la loro fiducia e per la stragrande maggioranza creato anche rapporti amichevoli.

Quello che ora davvero mi auguro è che si parta subito, già dal 2013, ad adottare azioni e provvedimenti tesi a scongiurare la distruzione di un settore economico assolutamente vitale per l’economia italiana, e che soprattutto la politica italiana faccia in modo di tutelare a livello europeo la peculiarità delle nostre imprese nautiche e balneari che non hanno nulla a che fare con quelle spagnole, francesi o di altri Stati membri. Che questi 7 anni che mancano al 2020 servano almeno a qualcosa.