Reggio, truffa per un valore 2,5 milioni di euro in agricoltura. I nomi degli 8 arrestati

Una truffa che ammonta complessivamente a 2,5 milioni di euro circa è stata scoperta dai carabinieri di Reggio. Coinvolti commercialisti, titolari di aziende agricole e funzionari di patronati complici di truffe praticate nei confronti dell’Inps, dell’Agea e dell’Unione europea.
Sono 39 gli indagati, e 8 le persone per cui è scattata la custodia cautelare (7 in carcere e uno ai domiciliari).Il promotore sarebbe un consulente che insieme a dei suoi collaboratori avrebbe inviato  documentazione all’Inps che attestava falsi rapporti di lavoro tra braccianti e aziende. Si tratta in pratica di commercialisti abilitati a trasmettere la documentazione per via telematica, anche tramite il Caf Uil di Cittanova. Agli arresti domiciliari è finita anche la rappresentante del patronato Cgil di Cittanova, che aveva invece il compito di reclutare i lavoratori avvalendosi della sua funzione. In carcere si trovano ora: Francesca Anselmo, Arturo Corso, Vincenzo Frisina, Vanessa Morano, Salvatore Pepe’, Giuseppe Sibio e Angelo Valenzisi. Ai domiciliari Rosangela Galluccio.
Secondo quanto scrive il gip Paolo Ramondino nell’ordinanza di custodia cautelare, l’indagine sulla truffa nel settore dell’agricoltura ”ha consentito agli inquirenti di acquisire una visione organica delle diffuse pratiche criminali che attraversano e caratterizzano il mondo dell’imprenditoria agricola nella provincia di Reggio Calabria e, in particolare, nel martoriato territorio della Piana di Gioia Tauro“. “Pratiche, queste, – continua il giudice – finora osservate e contrastate sul piano giudiziario con un approccio tendenzialmente atomistico che, pur essendo funzionale ad una piu’ celere risposta giudiziaria, rischia di far perdere di vista la gravita’ e l’ampiezza di un fenomeno criminale, fatto di spregiudicati comportamenti individuali ormai elevati a sistema, che e’ divenuto non piu’ tollerabile, specie nel difficile contesto di finanza pubblica in cui lo Stato e, di riflesso, i cittadini sono oggi costretti a muoversi”. Il giudice sottolinea anche che ”il pericolo di recidivanza e’ acuito dalla difficile congiuntura economica nella quale vive il Paese, alle prese con problemi di finanza pubblica e di occupazione ben lontani dal trovare definitiva soluzione: in questo difficile contesto economico e’ ragionevole pensare non ad una contrazione, ma piuttosto ad un incremento di comportamenti truffaldini come quelli in questa sede censurati, per loro natura idonei a ripercuotersi negativamente sulla fiscalita’ generale e, dunque, sulla collettivita’, gia’ chiamata ad uno sforzo fiscale senza precedenti’‘.