Ponte sullo Stretto, Cosimo Inferrera: “le verità in chiaro scuro dei media e la nemesi cinese”

di Cosimo Inferrera* – Nelle ultime settimane si rinnova lo scintillìo di lame che duellano sul Ponte! Per primo il Governo tenta di chiudere la partita con il DDL di Stabilità, art. 8 comma 8, che però ritira in gran fretta. Il 19 Ottobre, come manna dal cielo, arriva il Convegno di Reggio Calabria su “Il Ponte Mediterraneo … e non solo” a indurre uno stop di riflessione. Da qui si leva il coro di alte personalità che stigmatizza l’ennesimo cambio di marcia in rapporto al cambio di governo su una scelta infrastrutturale affatto localistica, qual’é il Ponte, tassello essenziale per il rilancio europeo verso la costa sud del Mare Nostrum.
Stesso giorno, stessa ora, appostato tra Scilla e Cariddi  – sarà un caso? – si sente tuonare il sistema mediatico con i vecchi armamentari di Sky Tv contro quel Ponte, che finora non si è fatto e non si deve neppure pensare di fare.

A seguire Gazzetta del Sud dà la stura ad una raffica di interventi mirati agli appetitosi 300 milioni di saltimbocca alla romana, in pre-cottura per i tavoli affollati di un incerto “Stato di diritto”, che alla fine potrebbe cucinarne davvero molti di più (1 miliardo) per le imprese estere del gruppo Eurolink. Con una nota critica sull’impiego della somma a mero titolo risarcitorio apre il direttore Morgante; seguono i 3.800 caratteri del prof. Signorino, conducenti alla sua ben nota posizione negazionista; e poi l’edulcorante intervista a piena pagina dell’ing. Caminiti, dirigente dell’ufficio grandi opere del Comune di Messina, che propone l’impiego della sommetta (disponibile?) per il prolungamento della tangenziale autostradale fino all’appoggio del Ponte a Ganzirri, come da antica ricetta del tempo del sindaco Genovese, si faccia o non si faccia la megastruttura. Il prof. Centorrino, scartato il Ponte, punta diritto ad una soluzione alternativa multimediale con tutte le risorse possibili e disponibili; ma ecco le tre “lenzuolate” del dott. D’Amico, ravvicinate giornalmente come una terapia iniettiva per esorcizzare il Ponte, male supremo, proiettate in modo marchiano verso le opere stralcio, allineate sul filo governativo della verifica difattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità”.

Alla luce delle relazioni presentate al Convegno, molti dei presenti si sono chiesti se un “Governo tecnico” possa sollevare il problema della fattibilità dell’opera, quando è arcinoto che sul Ponte hanno messo la loro credibilità le principali istituzioni scientifiche del mondo e il “Gotha dei tecnici” costruttori di Ponti. Ad uno dei massimi dirigenti della Regione Siciliana, intervenuto al nostro Convegno, nel corso della visita in Giappone, gli operatori hanno mostrato il più vivo interesse per i dettagli operativi del montaggio del Ponte, mentre in Italia si perita ancora sulla sua fattibilità. Incredibile!  Ha fatto ancor più sorridere che il Governo abbia in certo senso esautorato il comitato scientifico della Società Stretto di Messina, costituito da esperti di elevatissimo profilo professionale e morale, i quali non hanno affatto bocciato il progetto definitivo, ma semmai dato alcune prescrizioni per migliorarlo, come è d’uso in taluni casi. Chi può ergersi a dare una risposta di livello ancora più alto? Ed allora perché Gazzetta del Sud non sente il prof. Muscolino, un luminare vanto dell’Ateneo, componente del suddetto organismo, invece dei soliti noti?

Solleva un moto di inquietudine la questione della bancabilità: in effetti non si capisce perché la si agiti solo quando si approssima il momento del fare. In Sicilia e in Italia giunge il fior fiore di delegazioni zeppe di capitali, che trasudano buon senso e spirito d’impresa per realizzare il Ponte e quanto si colleghi ad esso. Non hanno bisogno di cercare la bellezza dei luoghi, il fascino della storia, i miti che li rendano universali – ne trovano a iosa – non sono dubbiosi sulla convenienza e sulla sostenibilità dei loro progetti – non sono “Esercito della Salvezza” – quei signori chiedono solo ciò che caratterizza una società civile avanzata: trasparenza delle procedure, certezza del diritto. Poi come sono venuti vanno via, e nessuno sa se la questione sia finita proprio per questioni attinenti alla bancabilità o altro. Questo non interessa né a Gazzetta del Sud né a “quidam” della carta stampata con sfumature più o meno velate di antimeridionalismo viscerale!

Ad un certo punto (Maggio 2010) sembrava che questo valzer di misteri avesse finalmente un punto di arrivo. Uno dei componenti dell’attuale esecutivo, già amministratore unico della BIIS, in occasione del memorabile Convegno di Catania, si disse convinto che la disponibilità dei capitali non costituisse affatto un ostacolo – perché ce ne erano, e come – e che semmai l’unico, vero impedimento fosse di natura politica. Infatti come Egli stesso oggi autorevolmente dimostra l’unico vero problema è quello politico, cioè “il decidere di non decidere”, da trent’anni a questa parte.

Chi, oggi, giustamente pone dal più alto scanno dell’esecutivo la bancabilità come “conditio sine qua non” per il luogo a procedere, nel suo lungo tour in Oriente di mesi orsono, cosa ha messo sotto gli occhi di quei governi? Il progetto dell’archistar Pier Paolo Maggiora, anche egli presente al Convegno, da anni illuminato “faber” di una nuova Sicilia incardinata nel progetto ARGE col Ponte, oppure i nostri titoli inflazionati? Cosa ha proposto vorremmo proprio saperlo, senza neanche osare un balbettio di critica: ma “Egli non vuol sentire”, come scrissero i messinesi coraggiosi in Piazza Duomo al Re Borbone, che rifiutando la concessione dello Statuto ne aveva calpestato ogni giorno la libertà !

Ora a proposito di bancabilità, dal Convegno di Reggio Calabria lanciamo “l’idea” progettuale intelligente, facilmente praticabile. Un gruppo siculo-piemontese (www.nonsoloponte.it) propone di adottare nel progetto esecutivo una serie di predisposizioni sia a livello delle torri sia dell’impalcato per realizzare la massima fruizione del Ponte dal punto di vista energetico e turistico-commerciale. In modo semplice, cioè senza rimodellamenti della sua struttura complessa, in modo efficiente, cioè senza gravosi esborsi aggiuntivi, in modo efficace, cioè con il risultato fondamentale della riconfigurazione funzionale a ponte territoriale, la megastruttura si può rendere auto-sostenibile dal punto di vista gestionale, aggiungendo i notevoli ricavi così ottenuti a quelli dei flussi di transito su ferro e su gomma. Il che indubbiamente implementerebbe di molto il carisma attrattivo dei capitali privati, e quindi la bancabilità stessa del Ponte secondo la richiesta governativa. Ne faranno niente? Ne sapremo niente? Certo Gazzetta del Sud di Messina non ha mosso un dito in questa direzione, anzi …

Mettendo sempre le stesse cose sotto gli occhi, trite e ritrite e di certo opinabili, sono stati eclissati i reportage scientifici di architetti, ingegneri, economisti, professori universitari ed accademici di profilo internazionale (vedi allegato), lasciati fuori dalla stampa che conta qui e nel resto del Paese, però invitati e intervistati nel mondo intero, in Cina, in Giappone, a Miami, in Ecuador, in Turchia … Nello scenario di Reggio Calabria si è parlato di Italia, protesa nel mare come un grande molo che il Ponte trasforma in piano di scorrimento unitario dal profondo Mediterraneo – da cui la denominazione dell’opera – fino all’arco alpino. Pochi sono riusciti a sapere che una mente fervida abbia prospettato la necessità di presentarsi al panorama europeo – “ove si puote” – almeno con unaSocietà di Corridoio”, di nome “Ulisse” e che un’altra personalità non meno lungimirante l’abbia di molto arricchita con l’idea di un GECT transnazionale. Tutto questo per una gran parte degli operatori d’inchiostro conta poco …!

Solo due di noi sono riusciti a rompere i ceppi dell’accerchiamento mediatico. Per primo il valente ing. Giovanni Mollica riesce a piazzare alcuni colpi significativi da un angolino di Gazzetta del Sud, conquistato in virtù di quale Santo non si sa, a fronte del solito limite a base di lenzuolate. Dopo aver stigmatizzato “il pensiero unico” contro il Ponte, invalso nell’immaginario collettivo con la complicità di un sistema mediatico lontano da ogni obiettività scientifica, il nostro relatore illustra il formidabile sistema Ferrmed, con cui i paesi europei che hanno sale in zucca si vogliono raccordare al Mediterraneo attraverso i più moderni sistemi di comunicazione via terra, paesi fra i quali non vediamo l’Italia che invece sottoscrive il CIS Napoli-Bari-Taranto-Lecce, uno strumento che di fatto taglia sud del sud, più mediterraneo di questo non v’è, dai circuiti continentali di sviluppo propulsivo. Ecco quel che significa mandare gambe all’aria il Ponte Mediterraneo: non potere realizzare in Sicilia – Calabria fino a Napoli un sistema ferroviario AC/V (alta capacità velocità) valido. Dunque basta poco per pervenire all’assunto che ci vorrebbe un messinese come lui, competente e combattente, al comando della Società Stretto di Messina per dare l’impulso finale, quello decisivo alla realizzazione dell’opera. In realtà questa Società – sino a stamattina! – assecondando l’onda del mare che viene e che va, cosa combina per mettere in carreggiata il Ponte, senza cui svanisce “dans l’espace d’un matin” ogni prospettiva di crescita e sviluppo per il meridione d’Italia e l’intero Paese? Perché Gazzetta del Sud non intervista il prof. Maurizio Ballistreri, chiaro vanto dell’Ateneo, che sedendo in C.d.A. della Società Stretto di Messina può illuminarci su aspetti meno convincenti della intricata vicenda?

Il secondo che fa bingo è il prof. Enzo Siviero, fra i principali attori del nostro Convegno, che passando dalla porta della stampa nazionale interagisce con il Presidente Zamberletti e con i massimi gruppi cinesi costruttori di megastrutture, messi ai nastri di partenza verso la conquista del Mezzogiorno d’Italia. In lui vedono e ascoltano il “pontefice”, cioè il costruttore di ponti di prestigio mondiale: così si intravedono “le torri abitate” del Ponte, la piastra strategica da Trapani a Gioia Tauro, il corridoio che i cinesi già chiamano Ulisse e tutta una serie di infrastrutture dinamiche (porti e aeroporti, autostrade e ferrovie).

In sole 24 h l’Impero del Dragone incarna la “Nemesi” storica per cui una serie di eventi considerati negativi si conclude con inattesi risultati compensatori, che fanno saltare il chiavistello di vacuità, i cliché stereotipati, gli epigoni finora dominanti. Il Convegno di Reggio Calabria rimane un canto solitario alla Luna di pastori erranti, però gli sopravvive vegeto il “Gruppo 19 Ottobre”, giacché non è affatto scontato che assorbito il “vulnus” i detrattori inveterati non si mettano a tessere un nuovo groviglio con i tira e molla delle prossime scadenze elettorali.

Siamo così giunti al bivio. Il quotidiano edito in Messina riversi dove vuole e quanto vuole i suoi specifici interessi ed obiettivi: però dovrebbe scegliere se restare in “buona” compagnia con i quotidiani nazionali, che dettano legge da nord, o abbracciare deciso la posizione fattuale di un progetto “Italia chiama Mediterraneo, Mediterraneo chiama Italia” che definire fantastico appare riduttivo. Tutto questo è incontestabile, reale. Giova un minimo di criticismo costruttivo; la sua carenza cronica ha lasciato il bel Paese in brache di tela con meno PIL, più disoccupazione, più spesa pubblica, più Spread, sempre meno PIL nel 2013 (- 06%) che alla fine porterà la gente a non comprare neanche i giornali. E non sarà un bene per nessuno – neanche per la cara, vecchia Gazzetta – se qui non arrivano fiotti di capitale fresco a rivitalizzare il tessuto economico-finanziario delle intraprese, rinsecchite da imposizioni crescenti e dai rifinanziamenti improduttivi della spesa, di cui tuttora non mancano esempi eclatanti!

*Ordinario di Anatomia Istologia Patologica e Citodiagnostica a. r. Università degli Studi di Messina