Laurea ad honorem ad Andrea Camilleri: tanti applausi e frecciata a Mario Monti

Standing ovation per la lectio magistralis sullo stato di salute della lingua italiana tenuta da Andrea Camilleri che oggi ha ricevuto la laurea honoris causa in lingue dell’Università di Urbino. Alla cerimonia nell’Aula Magna di Magistero, durante la quale sono stati intonati l’inno universitario “Gaudeamus igitur” e la canzone siciliana “Ciuri Ciuri”, ha assistito anche la moglie dello scrittore Rosetta. Tocco e toga per il creatore del commissario Montalbano e anche per Monica Guerritore, che ha letto alcuni brani di Camilleri tratti dal romanzo “Il Re di Girgenti” e che ha ricevuto il sigillo di Ateneo per meriti artistici.

Lo scrittore non si è risparmiato qualche frecciata al premier Mario Monti, che privilegia l’uso di parole inglesi (“spending review“, “spread“), dando per primo il “cattivo esempio” sull’uso della lingua italiana, che già all’estero è poco considerata, e in Italia è “vilipesa e indebolita” dalla colonizzazione di termini stranieri. ”E’ questa – si chiede Camilleri – l’Europa che noi italiani, sottomessi al volere economico della Germania e dominati linguisticamente dagli inglesi, abbiamo così a lungo sognato?”.

E poi aggiunge, sempre rivolgendosi a Monti: ”Qualche mese fa ebbe ad affermare solennemente che egli e il suo governo, attraverso le severe misure restrittive imposte agli italiani, avevano salvato il nostro paese dalla colonizzazione, vale a dire dalla cessione all’Europa di parte della nostra sovranità nazionale. Intendendo naturalmente sovranità economico-finanziaria e non territoriale. Mi auguro che realmente sia stato così, e me lo auguro soprattutto per tutti coloro che hanno perduto il lavoro, per i giovani senza più futuro, per coloro che non hanno né lavoro né pensione, per le famiglie”.

Non vorrei che mi si scambiasse – conclude Camilleri - per un sostenitore dell’autarchia della lingua di fascistica memoria”, ma ”se comincia a morire la nostra lingua, è la nostra stessa identità nazionale che viene messa in pericolo. Mi auguro di non dover lasciare ai miei nipoti non solo un paese dal difficile avvenire, ma anche un paese la cui lingua ha davanti a sé un incerto destino”.