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Regionali Sicilia, durissimo affondo del cardinale di Palermo: “non si può governare con il 10% degli elettori”

Alla politica chiedo di pensare al bene comune. Ma mi domando, puo’ pensare al bene comune chi dal 52% degli elettori ha ricevuto questo messaggio chiaro ed inequivocabile: tutto cio’ che voi fate e dite non e’ bene comune?”. Il cardinale di Palermo, Paolo Romeo, vede cupi segnali dal voto in Sicilia. Soprattutto per l’ astensionismo ormai maggioranza. ”Saremo governati da chi e’ andato al governo col 10% dell’elettorato – dice -. In un momento di crisi cosi’ grave credo che sia impensabile poter governare col 10%, perche’ si ha bisogno di una partecipazione piu’ ampia”. Per Romeo, ”oggi sempre piu’ quando c’e’ da spartire, tutti sono disponibili. Ma quando c’e’ da fare sacrifici tutti si chiamano fuori”. ”Ma se tutti non facciamo dei sacrifici – aggiunge alla Radio Vaticana – la realta’ della quale ci lamentiamo non cambiera’ mai”. Il porporato, tra le cause dell’astensionismo, indica il ”degrado della vita civica e della vita sociale sempre piu’ pronunciato”, la ”scollatura molto preoccupante tra paese politico e paese reale”. ”L’astensionismo che si e’ registrato qui – spiega Romeoe’ un fenomeno altamente preoccupante perche’ non dobbiamo dimenticare che i nostri padri per darci una democrazia, per dare la voce al popolo hanno sacrificato la propria vita. Noi quindi non possiamo chiuderci nelle nostre case e guardare dalla finestra cio’ che accade nel nostro territorio”. Per il cardinale, e’ ”un tradimento dei sacrifici dei nostri padri il voler pensare: io ho un giocattolo che e’ la democrazia, se voglio giocarci ci gioco, altrimenti no. Questo e’ un fenomeno gravissimo perche’ siamo dei rinunciatari che ci chiudiamo nelle nostre visioni e lasciamo che a decidere siano altri”. Un altro ”fenomeno gravissimo”, per Romeo, e’ che ”noi parliamo di societa’ civile, ma la societacivile deve saper prendere in mano i destini e il futuro dei propri figli, della propria terra, e questo non accade. Non si puo’ dire: perche’ non vedo niente allora io lascio giocare gli altri. Questo e’ un tradimento del senso della coscienza civica”. L’arcivescovo si rivolge pero’ alla politica perche’ affronti con decisioni gli eccessi di spese. ”Se c’e’ un momento di burrasca – avverte – chi ha la responsabilita’ della nave deve saper mettere la nave sulla rotta giusta. Noi siamo in un mare in burrasca, siamo in una crisi davvero dura e il Sud ne risente di piu’ anche per responsabilita’ dei propri amministratori che hanno lasciato che si creassero delle situazioni particolari. Ad esempio l’alto numero dei precari o l’esagerato numero dei dipendenti regionali: 26 mila contro i 3-4 mila di Piemonte e Lombardia. Ora non si puo’ piu’ camminare cosi”’. Alla politica Romeo dice: ”Ognuno faccia il proprio dovere. E il proprio dovere non e’ quello di forzare la legge per avere cinque consulenti in un assessorato ma per mettere a frutto le energie che ci sono all’interno”. ”Ieri sera – osserva – sentivo che ci sono 1.200 dirigenti. Ma dirigenti di che? Di un ufficio dove c’e’ solo il dirigente e nessun collaboratore? Tutti vogliono essere dirigenti. Come la storia dei forestali: qui in Sicilia ce ne sono piu’ che in Friuli ma qui foreste non ci sono. I forestali spengono solo il fuoco, cosa che fanno gia’ i pompieri. E poi gli incendi certe volte sono dolosi. Insomma, questi sono numeri pesanti, che certamente non hanno snellito le istituzioni. E in questo senso riforme non sono state fatte”. Una risposta arriva subito dal neo-eletto presidente della Regione, Rosario Crocetta: ”Le parole del cardinale Paolo Romeo – dice – sono al centro del mio programma per realizzare in Sicilia quella che ritengo la rivoluzione della dignita’ e che consiste innanzi tutto nella lotta agli sprechi e alle ingiustizie sociali. Su queste questioni, interverremo fin dal primo giorno della mia proclamazione”. A Crocetta, comunque, Romeo lancia anche un’altra sollecitazione. ”In queste ore ho sentito sbandierare – annota – che ora c’e’ un antimafia a presidente della Regione. Ma il presidente della Regione non e’ il procuratore antimafia, quello lo deve fare il procuratore antimafia, mentre il presidente della Regione se vuole combattere la mafia deve far funzionare gli uffici della Regione. Perche’ se non funzionano c’e’ sempre chi, corrompendo, li fara’ funzionare come vuole lui”.