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Reggio: la comunità di Salice sostituisce le amministrazioni “latitanti” e decide di rimboccarsi le maniche

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    di Francesco Scopelliti – Non molti sapranno che nel cuore di Salice, frazione a nord del territorio comunale, in Piazza Municipio per l’esattezza, esisteva una fontana che per la sua venerabile storia – quasi mezzo secolo – per la sua acqua cristallina e per il suo stile caratteristico del Barocco di fine Seicento, ha catalizzato l’attenzione ed è stato motivo di attrazione per una vallata intera.
    Vi affluivano per riempire i propri bidoni persone di Catona, di Salice ovviamente, di Rosalì, di Villamesa e di Calanna, persone che per far ritorno verso casa passando obbligatoriamente per la strada principale in cui è situata la fontana. Ormai da anni, questo non succede più perché la fontana di Salice è abbandonata a se stessa, ma soprattutto al degrado più totale.
    E’ ovvio che attribuire alla fontana un mero significato di “servizio erogazione acqua” è riduttivo. Ma la comunità di Salice questo lo sa. E chi per anni si è fermato a fare rifornimento di acqua pura e “sincera” dovrebbe saperlo.
    Perché la fontana di Salice rappresenta un punto di incontro per i cittadini di un intera vallata, che con la scusa di riempire una bottiglia, un bidone, un fustello si fermano per incontrare amici, vecchi e nuovi, scambiano due chiacchiere con colui il quale non incontrerebbe mai se non alla fontana di Salice.
    Per Salice e per la sua comunità la fontana rappresenta un ricordo, che a sua volta nasconde vecchi ricordi, una mappa di un cammino di vita che parte dall’infanzia fino ad arrivare all’età matura. Generazioni che si incontrano e che lasciano viva la speranza della tradizione, di quel “vecchio” che vuole essere ricordato perché il “nuovo” non lascia a spazio ai sentimenti di condivisione. Padri che vedono crescere i propri figli col piccolo scrupolo di non poter descrivere la fontana che gli è stata compagna di viaggio in gioventù, perché per molti Salicesi la fontana è un segno identificativo di appartenenza ad una comunità. Un punto di incontro dove ritrovarsi, anche e soprattutto per discutere del nulla, per il solo, semplice ed ammirabile gusto del ritrovarsi, anche se per pochi minuti.
    E proprio perché questa identità, questo senso di appartenenza a Salice, vogliono significare anche non piangersi addosso o recriminare dietro un mancato intervento di ordinaria e poi di straordinaria amministrazione considerato il degrado che si era creato, la comunità intera non ha chiesto alcun intervento da parte di chi aveva il dovere e il compito di intervenire, ma ha fatto ben altro.
    Da un mese a questa parte sono iniziati i lavori di ristrutturazione, autofinanziati e soprattutto eseguiti dai salicesi stessi, ovvero da padri di famiglia che hanno deciso di spendersi e dedicarsi a questa iniziativa con animo e corpo, con in testa l’ex presidente di Circoscrizione Albino Passalacqua.
    Tempo, fatica e sudore messi al servizio di una comunità da parte di cittadini, che invece di ritrovarsi in un angolo di strada per lamentarsi di tutto il marcio che la circonda, hanno deciso di mettere in campo la propria passione, hanno deciso di sacrificare delle ore da passare in famiglia per poter restituire al paese una splendida fontana e l’onore che essa merita.
    Questo non vuole essere un maldestro tentativo di impietosire nessuno, né tanto meno le amministrazioni, delle quali si conoscono perfettamente i problemi oggettivi cui devono far fronte. Ma si vuole restituire attraverso questo esempio di cittadinanza attiva, la consapevolezza che le periferie meritano più rispetto.