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“La mia ‘ndrangheta”, il libro di Rosy Canale, donna tra le donne che hanno scelto di ribellarsi

E’ stato presentato qualche giorno fa a Roma, un libro che parla di ‘ndrangheta, ma che parla soprattutto di donne. Donne che, coraggiosamente, hanno deciso di impegnarsi per cambiare la propria terra. Donne che hanno scelto di ribellarsi. Scritto a due mani, da Rosy Canale e dalla giornalista Emanuela Zuccalà, il libro racconta la storia di Rosy, presidente e fondatrice del Movimento donne di San Luca e della Locride.
Sì, proprio lei, Rosy Canale, massacrata a calci pugni perchè ha osato ribellarsi alla ‘ndrangheta. La sua storia in un libro, per raccontare la storia di altre donne di San Luca, accomunate dallo stesso coraggio.
La Canale, spiegando i motivi della sua ispirazione, cita anche Giovanni Paolo II, quando predicava che le donne sono la vera salvezza dell’umanità: madri, ma anche educatrici per gli uomini. E, traendo spunto da questo profondo concetto, la Canale pone l’accento sull’importanza del ruolo delle donne in Calabria. Donne che non possono scegliere la famiglia in cui nascere, ma che, una volta consapevoli, possono comunque scegliere di cambiare la propria terra. Il movimento che si origina a San Luca, nella Locride, trova il suo punto di forza in questa convinzione.
Rosy Canale è un’imprenditrice, proprietaria di un locale a Reggio Calabria, “Il Malaluna”. Ad un tratto si rende conto che all’interno del suo pub ha luogo un traffico di droga. Ma quando si ribella viene prima minacciata e poi ridotta in fin di vita. Sì, perchè, come spiega la Canale, in Calabria, chi decide di essere un imprenditore deve comunque avere a che fare con la malavita. Non si può evitare. Raccontando la sua storia, Rosy vuole essere punto di riferimento per tante altre donne che hanno vissuto vicende analoghe. Fare qualcosa di concreto, insomma, per il proprio territorio.
Il Movimento Donne di San Luca e della Locride nasce nel 2007 e sono diverse le iniziattive che porta avanti. Da annoverare la creazione di una ludoteca nei locali confiscati al boss Antonio Pelle.
Emanuela Zuccalà, giornalista di “Io donna”, racconta di aver trascorso un anno a stretto contatto con Rosy e di aver avuto così la possibilità di trarre spunto dalla sua storia per raccontare quella più generale dell’ambiente dominato dalla ‘ndrangheta. Ma nel libro si parla anche di una dimensione internazionale del fenomeno, con un’analisi della strage di Duisburg, in Germania. L’episodio avvenne nel 2007, quando furono uccise sei persone, tra i 18 e i 40 anni, davanti ad un ristorante italiano, “Da Bruno”. Una strage che doveva rappresentare l’ultimo atto della “faida di San Luca” tra i clan che imperavano nel 1991.
“La mia ‘ndrangheta” è un lavoro a metà tra inchiesta giornalistica e romanzo-verità che per la prima volta accomuna la storia di tante donne che hanno deciso di dire “basta”.