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Il ‘caso-Reggio’ finisce su Rai 1: “la ‘ndrangheta è un cancro”, ma che c’entrano i lavoratori GDM?

Oggi pomeriggio Reggio Calabria è tornata protagonista in TV a “La Vita in Diretta” su Rai1, con un collegamento live da piazza Italia dove erano presenti, tra gli altri, Monica Falcomatà (Pdl) e Demetrio Naccari Carlizzi (Pd), oltre a diverse decine di cittadini e a vari ospiti presenti in studio a Roma a commentare lo scioglimento del consiglio comunale reggino, il primo capoluogo di provincia ad essere sciolgo per mafia nella storia d’Italia. Ma stavolta nessuno può dire che in Tv la città e il territorio reggino siano stati etichettati come “mafiosi” e “criminali”: s’è parlato della ‘ndrangheta e delle presunte infiltrazioni nelle pubbliche amministrazioni, ma non solo a Reggio. Vari servizi hanno illustrato quello che succede in Lombardia, in Piemonte e ormai in tutt’Italia, testimoniando come e quanto la mafia sia ormai un problema di tutto il Paese e non solo, quindi assolutamente non un’esclusiva reggina o calabrese.
Per quanto riguarda Reggio in sè, gli ospiti in studio hanno evidenziato quanto possa essere inutile uno scioglimento del consiglio comunale se, invece, si mantengono al loro posto i burocrati e i funzionari (gli impiegati) degli enti pubblici che non vengono mai rimossi ma che molto spesso vengono utilizzati dalle cosche per avere sponde stabili all’interno di province e comuni. La deputata del Pd Rosa Villecco Calipari ha ricordato di aver chiesto il “licenziamento per giusta causa” nei confronti di tutti quei burocrati degli enti pubblici di cui si riscontrano connivenze con la criminalità organizzata.
Da piazza Italia, Demetrio Naccari Carlizzi – incalzato dalle domande della giornalista che gli chiedeva se la ‘ndrangheta non esistesse quando lui fu a lungo vicesindaco dell’Amministrazione guidata da Italo Falcomatà, e poi sindaco facente funzioni – ha detto che “la criminalità c’è sempre stata in questo territorio e prova a infiltrarsi nelle pubbliche amministratori, ma devono essere proprio gli amministratori ad attuare tutti gli strumenti che hanno a disposizione per tenere lontane le cosche“. Monica Falcomatà ha ribadito che “la ‘ndrangheta è un cancro“, aggiungendo che “nella relazione della commissione d’accesso ci sono tantissime inesattezze e anche errori clamorosi, sviste gravissime di omonimia, addirittura si accusa una società di essere connivente con la ‘ndrangheta perchè aveva assunto degli ex detenuti, quando in realtà la finalità sociale di questa società era proprio quella di assumere e reintegrare gli ex detenuti, da statuto. Ma ce ne sono molte altre. Il consiglio comunale è stato sciolto fondamentalmente per le infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle municipalizzate, i cui bandi furono emessi nel 2000, quando era sindaco facente funzioni il qui presente Naccari Carlizzi“.

La nota che però ci ha colpito più di ogni altra, è stata la presenza degli ex lavoratori della GDM a piazza Italia, il cui portavoce è stato anche intervistato dalla giornalista che, a un certo punto, s’è chiesta per quale motivo gli avesse concesso il microfono. Già, perchè i lavoratori della GDM erano dipendenti di un’azienda privata che non ha mai avuto nulla a che vedere con le pubbliche amministrazioni, trattandosi di una catena di supermercati che è poi fallita e ha lasciato in mezzo alla strada tutte quelle persone che, pochi anni prima, aveva assunto nel momento dell’avvio dell’impresa.
Cosa c’entrano i lavoratori ex GDM con il comune di Reggio Calabria? Non erano dipendenti pubblici né l’azienda in cui lavoravano aveva alcun rapporto con l’amministrazione comunale o con altri enti che non fossero privati al 100%. Per quale motivo, quindi, protestano?
Forse farebbero bene a impiegare il loro tempo a cercarsi un altro lavoro, anziché lagnarsi in TV di “non poter sfamare i nostri figli” come se dovesse essere lo Stato a risarcire i dipendenti privati di una ditta privata che fallisce.
Ma siamo in Italia, e soprattutto al sud. La cultura di rimboccarsi le maniche e darsi da fare è lontana anni luce, molto più facile pietire l’elemosina, possibilmente dallo Stato (anche quando non c’entra!) e tirare a campare. Ovviamente senza lavorare!