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Chiusa la casa circondariale “Luigi Daga” di Laureana. Proteste da parte di cittadini e forze politiche

La chiusura dell’istituto di reclusione “Luigi Daga” di Laureana è diventata realtà. Dopo l’allarme lanciato da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale, nei giorni passati, la chiusura è stata attuata. La mancanza di personale, risulterebbe essere la giustificazione ufficiale, per il temporaneo trasferimento di circa 40 detenuti in altre sedi ed il trasferimento immediato degli agenti e del personale nelle vicine sedi di Reggio Calabria, Palmi e Locri. Immediata la reazione della politica locale che ha invitato tutti i cittadini a mobilitarsi contro la decisione della chiusura invitandoli ad un pacifico presidio di protesta. Il sindaco di Laureana, Paolo Alvaro, definisce la decisione di chiudere la struttura ”una scelta scellerata, incivile ed incostituzionale, anche alla luce della definizione di istituto modello da parte dell’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il quale visitò la struttura nel 2009”.  Rifondazione Comunista con il Consigliere Provinciale Giuseppe Longo e Pamela Iamundo, componente sportello nazionali carceri Prc e SeL di Reggio Calabria si scagliano contro un “ingiusta decisione”, invitando le autorità a “fare un passo indietro”.Il taglio del nastro dell’istituto, ad opera dell’allora Ministro della Giustizia Roberto Castelli, risale ai primi mesi del 2004. L’istituto è nato dapprima come istituto sperimentale di recupero, mantenendo tale caratteristica fino al 2008 anno in cui è stato trasformato in istituto di reclusione.  Venticinque gli agenti in servizio oltre a cinque impiegati amministrativi e la dirigente. La casa circondariale è situata a Laureana di Borrello, cittadina della Piana di Gioia Tauro  di circa seimila abitanti che ha trovato nell’istituto penitenziario una risorsa per l’economia. La preoccupazione è quella che la provvisorietà della decisione della chiusura possa trasformarsi in un qualcosa di definitivo, e ciò comporterebbe un danno ad un economia locale già in netta difficoltà