Terremoto in Emilia: sisma e ricerca di idrocarburi

Le recenti e continue scosse che colpiscono il territorio della Pianura Padana non sembrano voler cessare. Ma cosa lega il terremoto alla ricerca di idrocarburi?
Esaminando il sito internet del ministero dello sviluppo economico, in particolare la direzione generale per le risorse energetiche e minerarie, chi scrive viene colpito da alcuni dati: i permessi concessi, per attività di ricerca quali indagini geofisiche e perforazione del pozzo esplorativo per l’individuazione di un eventuale giacimento di idrocarburi, solo nella regione dell’ Emilia Romagna ammontano a 38 postazioni di ricerca; ciò significa che, come è possibile vedere nell’immagine, in questa zona ci sono svariate compagnie energetiche che perforano, trivellano e chissà che altro, il terreno della pianura. Nelle restanti parti d’Italia si raggiunge quota 13 in Lombardia, 12 in Basilicata e 11 in Abruzzo (dovrebbe suonare anche qui un campanello d’allarme). La domanda sorge spontanea: ma non può esistere un collegamento tra lo sfruttamento del sottosuolo e del territorio della pianura padana con le recenti scosse?
La ricerca di idrocarburi in Italia comincia nel 1860 quando Achille Donzelli scavò due pozzi a Ozzano (provincia di Bologna) della profondità di 32 e 45 metri, un’altra iniziativa, successiva a questa, fu quella del Marchese Guido Dalla Rosa, la cui famiglia dominava la politica economico-sociale della zona di Salsomaggiore, ancora in provincia parmense. Il marchese realizzò – fra violente eruzioni di gas – un pozzo della profondità di 308 metri, in grado di fornire fino a 3.750 kg di petrolio al giorno.