Sicilia, secondo il rapporto di Bankitalia cresce la povertà

Debolezza della domanda di credito, inasprimento delle condizioni di offerta da parte degli intermediari bancari, deterioramento della qualità dei prestiti: questi i dati scoraggianti che provengono dal rapporto di Bankitalia e che riguardano il mercato finanziario siciliano. Da tutti questi aspetti scaturisce un rallentamento dei finanziamenti bancari all’economia regionale e soprattutto alle famiglie e alle piccole imprese, che si e’ manifestato in particolare nella seconda metà del 2011. La crescita dei prestiti erogati alle famiglie alla fine del 2011 e’ stata del 2,7 per cento, mentre il tasso annuo effettivo globale medio sui nuovi mutui e’ cresciuto nell’ultimo trimestre 2011 al 4,3 per cento, dal 3,2 per cento dello stesso periodo dell’anno precedente.Un altro dato allarmante dice che la rischiosita’ del credito alle imprese e’ ulteriormente peggiorata: il flusso delle nuove sofferenze in rapporto agli impieghi e’ aumentato. Sono cresciute le posizioni debitorie caratterizzate da difficolta’ di rimborso e le transizioni dei finanziamenti verso stati peggiori di rischiosita’. Lievemente diminuiti i depositi bancari, in particolari i conti correnti detenuti dalle imprese. Il report precisa: “Non abbiamo registrato spostamenti di risparmio da parte di risparmiatori siciliani in altre regioni o Paesi, anche se questo non lo si puo’ escludere“. I consumi delle famiglie siciliane risultano essere a un livello ampiamente inferiore rispetto a quello nazionale e del Mezzogiorno. La spesa media mensile in Sicilia si e’ ridotta del 9 per cento dal 2007 al 2010, raggiungendo il valore minimo dal 2002, una contrazione che amplia il divario tra la Sicilia e il resto del Paese. Secondo i dati Istat, la spesa media mensile nell’Isola nel 2010 era di 1.668 euro, inferiore del 32 per cento alla media nazionale e dell’11 per cento rispetto a quella della Mezzogiorno. Nel triennio 2008-2010, il 26,7 per cento delle famiglie siciliane e’ risultata al di sotto della soglia di poverta’ relativa, rispetto al 23,2 per cento del Mezzogiorno e all’11 per cento dell’Italia.