Sempre più tensione tra Siria e Turchia, confini rinforzati con batterie antimissile, carri armati e truppe

La Turchia ha schierato batterie antimissile, carri armati e truppe lungo la frontiera con la Siria per creare “un corridoio di sicurezza”, una settimana dopo l’abbattimento di un F-4 di Ankara da parte della contrarea di Damasco. Una trentina di mezzi militari e un camion che trainava batterie antimissile hanno lasciato la base costiera di Iskender diretti verso il confine. La notizia arriva mentre Kofi Annan ultima i dettagli del piano che presentera’ sabato a Ginevra al Gruppo di azione sulla crisi siriana: la proposta di un governo di unita’ nazionale. Intanto Damasco e’ sempre piu’ nella morsa delle violenze: dopo gli scontri alle porte della capitale e l’attacco alla tv filo-governativa alla periferia della citta’, oggi due bombe esplose nel cuore del potere, il parcheggio del palazzo di Giustizia. Nel mirino c’erano le auto di due magistrati e le esplosioni hanno fatto almeno tre feriti. Il rafforzamento militare lungo la frontiera con la Siria, che secondo gli analisti e’ anche un messaggio ai ribelli curdi, e’ in linea con quanto affermato dal premier turco, Recep Tayyp Erdogan, il quale aveva chiarito di non voler attaccare la Siria, ma aveva annunciato di aver cambiato le regole di ingaggio delle truppe turche alla frontiera per permettergli di far fuoco su mezzi militari o soldati che siano “una palese ed imminente minaccia”. Sul fronte piu’ politico, secondo fonti diplomatiche la Russia e altre grandi potenze hanno dato il loro appoggio alla nuova proposta dell’inviato di Onu e Lega Araba. In realta’ da Mosca e’ gia’ arrivata una doccia gelata: il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha detto che la Russia sostiene la transizione politica, ma respinge la pressione di chi chiede l’uscita di scena del suo alleato di sempre, l’uomo forte a Damasco. Per ottenere il ‘via libera’ dell’Onu, la proposta deve avere il sostegno della Russia che finora ha respinto ogni tentativo di imporre ad Assad la cessione della sovranita’ sul Paese. Ma per l’opposizione, l’addio di Assad e’ imperativo: lo hanno ripetuto anche oggi e dunque le posizioni rimangono sempre le stesse.