Reggio: triste sorte per un randagio intrappolato nel catrame

Foto scattata nella mattinata da Giovanni Viola, uno dei residenti di Sambatello che invano hanno tentato di trarre in salvo il povero randagio

Di Francesco Barillà – Mattina di sabato 16 giugno. Su facebook compaiono alcune foto di un povero cane intrappolato in un fusto aperto pieno di catrame fino all’orlo. Sul posto nella prima mattinata si recano alcuni giovani del paese, che già in nottata erano stati allarmati da guaiti continui e, probabilmente, qualcuno da lontano aveva anche assistito alla scena: un randagio, rincorso e attaccato da altri cani che da tempo girano in zona, in un atto di fuga disperato tenta di sfuggire al branco saltando sul bidone, forse nel tentativo di scavalcare la rete alle spalle del bidone stesso. La sorte avversa vuole però che il fusto, incustodito, sia aperto e pieno zeppo di catrame. Il cane resta intrappolato lì, per tutta la notte, e rimane a galla solo perché la coda e la testa sono in posizione tale da non consentirgli di andare a fondo. Interminabili ore di prigionia con le forze che piano piano vengono meno, nell’impossibilità per i ragazzi presenti di risolvere la situazione. Eppure ci provano… tentando anche di far leva con una tavola di legno, ma senza successo, la densità del liquido rende improbabile un salvataggio senza attrezzature adeguate. E allora provano intanto a dargli da bere, per cercare di rallentare una inesorabile disidratazione. Accorrono solo i Vigili Urbani che provvedono a fare rapporto sull’accaduto e un medico dell’ASP, ma vengono contattati vari Enti pubblici (Vigili del Fuoco, ENPA, LIDA…), ma tra telefoni chiusi in faccia e telefonate alle quali non si riceve alcuna risposta, non c’è nessuno attrezzato per trarre in salvo la bestiola. Ogni tentativo risulta vano. Il medico dell’ASP si ritrova anche lui nell’incapacità di estrarre dal fusto lo sfortunato cane, nessuno dà risposta positiva nemmeno alle sue richieste di intervento, così si limita come gli altri a guardarlo agonizzante, verificando solo se fosse dotato o meno di microchip. Il cane a fine mattinata muore sotto gli occhi dei presenti, poco dopo le 11.30, con la folla ancora incredula per l’accaduto e innervosita per il mancato intervento degli enti. Si scatena la rabbia dei cittadini e delle associazioni attive sul territorio, a livello comunale e provinciale si è fatto tanto per sponsorizzare campagne anti-randagismo e poi, nel momento del bisogno, nessun ente istituzionale preposto a questo genere di attività riesce a rispondere ad una richiesta di intervento il sabato mattina. Le associazioni di volontariato che con sacrifici e duro lavoro contribuiscono a togliere dalla strada cani abbandonati di tutte le razze, taglie ed età, a sterilizzare a proprie spese gli amici a quattro zampe e dar loro cure e sistemazione (grazie anche al supporto di una parte della cittadinanza, responsabile ed amante degli animali) manifestano il loro forte dissenso per questa incapacità d’intervento, apprezzando invece i disperati tentativi di salvataggio dei presenti. Dacciunazampa Onlus risponde all’appello su facebook, e un gruppo di volontari dell’associazione si reca sul posto, dove ancora giace il corpo della bestiola, e provvede a coprire il fusto, in attesa che chi di competenza possa intervenire al più presto per la rimozione. Nascono alcuni interrogativi: una soluzione poteva essere quella di spaccare il fusto per poter tirare fuori il malcapitato? Certo che no, ci sarebbero state ricadute negative di vario genere, altrimenti i cittadini stessi sarebbero intervenuti in maniera drastica nella prima mattinata. Ma si sono trovati tutti nell’impossibilità di agire, e si continuano a chiedere: è capitato ad un povero cane, e se fosse capitato ad un bambino? Il problema è duplice. Non si tratta solo di un mancato intervento da parte di Enti preposti, ma si tratta anche della presenza di un fusto pieno di sostanze nocive, esposto alle intemperie e accessibile a chiunque. Non può assolutamente esser lasciato incustodito, in quelle condizioni. Ad una richiesta accorata di intervento da parte dei giovani presenti hanno fatto seguito solo risposte che hanno del raccapricciante, o inutili attese di risposta che terminavano con l’inserimento di un fax o una segreteria. Un triste caso di solidarietà di un paesino di periferia nei confronti di un animale in difficoltà senza alcun riscontro da parte di chi i mezzi per operazioni di salvataggio simili dovrebbe averli. Chi ha dato risposta negativa avrà pensato “tanto è solo un randagio”: Ma non l’hanno pensata allo stesso modo i residenti, che nonostante la loro preoccupazione per il crescente fenomeno del randagismo nelle strade di Sambatello, non ci hanno pensato due volte a correre in soccorso dell’animale in difficoltà.