Omicidio La Torre: dopo 30 anni i PM riaprono le indagini

Pio La Torre

Potrebbe esserci stato dell’altro, oltre al movente mafioso, dietro l’omicidio di Pio La Torre, sindacalista e segretario regionale del PCI, ucciso a Palermo il 30 aprile 1982, insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo. I PM di Palermo hanno infatti deciso di riaprire, a distanza di trent’anni, le indagini sui moventi e i mandanti del duplice delitto. La Torre fu sempre in prima fila nella lotta alla mafia e alle speculazioni, da Palermo fino al Parlamento, dove venne eletto nel 1972. Spinse per la legge che rendeva reato l’associazione mafiosa e per una norma che prevedeva la confisca dei beni. Quest’ultima però venne realizzata sono nel 1996 grazie a “Libera”.

La Torre e Di Salvo furono assassinati mentre, in auto, si recavano alla sede del Partito Comunista di Palermo. Una moto li bloccò in una strada stretta e vennero massacrati a colpi di mitragliatore. Nel 1992 il pentito Leonardo Messina affermò che l’omicidio era stato ordinato da Totò Riina, a causa proprio della proposta di legge sulla confisca dei patrimoni dei boss.

Ma probabilmente La Torre stava scomodo non soltanto alla mafia siciliana. Si batteva con grande convinzione contro la costruzione della base missilistica americana a Comiso. Secondo La Torre sarebbe stata un pericolo per la pace e per la Sicilia stessa. Inoltre, circostanza mai chiarita, avrebbe dovuto incontrare cinque professori per mostrare loro delle documentazioni che aveva raccolto.

Probabilmente La Torre conosceva alcuni segreti scomodi dei più alti vertici dello Stato, nei quali erano coinvolte frange deviate dei servizi segreti. È appurato infatti che il politico era pedinato dai servizi stessi, fino a pochi giorni prima del delitto, quando la sorveglianza venne sospesa. Grazie alle indagini giornalistiche e a più libri che hanno svelato i lati oscuri del caso, il fascicolo è stato riaperto. Sperando che stavolta la verità e i responsabili escano davvero fuori.