La Procura di Palermo chiude l’indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia

Un atto di accusa in nove pagine con dodici indagati. La Procura di Palermo, dopo quattro anni, chiude l’indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari sara’ depositato oggi e nell’elenco degli indagati ce ne sono due che non avrebbero materialmente partecipato alla trattativa. Si tratta di Nicola Mancino, accusato di falsa testimonianza ai pm, e di Massimo Ciancimino, che risponde di concorso in associazione mafiosa e di calunnia aggravata nei confronti dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. In cima alla lista degli indagati cinque mafiosi: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonio Cina’, Toto’ Riina e Bernardo Provenzano. Poi uomini delle istituzioni e politici: l’ex generale Antonio Subranni, l’ex colonnello dei Ros Giuseppe De Donno, l’ex generale del Ros Mario Mori, l’ex ministro Calogero Mannino e il senatore Marcello dell’Utri. Fuori dall’elenco Giovanni Conso e Adalberto Capriotti: l’ex ministro della Giustizia e l’ex direttore del Dap sono accusati di false informazioni al pubblico ministero, la loro posizione e’ stata stralciata perche’ il reato di cui sono accusati presuppone che sia concluso il processo principale. Le accuse sono violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. “Hanno agito per turbare la regolare attivita’ dei corpi politici dello Stato – si legge nell’atto d’accusa -. Hanno agito in concorso con l’allora capo della Polizia Parisi e il vice direttore del Dap Di Maggio, deceduti”. L’avviso di conclusione delle indagini non e’ stato firmato dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, che non e’ formalmente titolare del procedimento, e dal sostituto Paolo Guido, in disaccordo con la linea portata avanti dall’aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Lia Sava.