La Festa del 2 giugno, momento di unità nazionale che qualcuno prova a strumentalizzare con la scusa del sisma

Continuano a infuriare le polemiche sulla Festa della Repubblica e la parata che ieri, 2 giugno, il Capo dello Stato Napolitano ha voluto celebrare nonostante il disastro dell’Emilia Romagna: sul web impazza il sentimento anti-politico (come se la parata e la festa del 2 giugno fossero una cosa politica!) e anti-parata, pro-terremotati (come se stare dalla parte di uno significasse non stare dalla parte dell’altro!). Qualche politico populista ha scelto di stare dalla parte della gente e di cavalcare un’onda proveniente dal basso, a prescindere dai suoi contenuti. Anche molti giornalisti lo stanno facendo, ma noi siamo convinti che fare giornalismo non significa voler cogliere ciò che dice la gente e avallarlo sempre e comunque per farsi piacere. Fare giornalismo in modo responsabile significa anche dire ciò che si pensa a prescindere dal sentimento popolare del momento. E noi siamo convinti che la nostra Festa della Repubblica vada celebrata sempre e comunque, come in ogni Paese del mondo che si rispetti. Il 2 giugno in Italia celebriamo la nascita della nostra Repubblica. Esattamente come fanno in Francia il 14 luglio (anniversario della Presa della Bastiglia) e negli Stati Uniti d’America il 4 luglio (giorno in cui, nel 1776, venne firmata la dichiarazione d’indipendenza). Ma gli italiani sono pronti quasi quasi a sentire di più le feste di altri Paesi (14 luglio e 4 luglio, appunto) che quella Nazionale, quella del 2 giugno. Forse perchè non sanno neanche di cosa si tratta.
Perchè il 2 giugno si celebra la festa della Repubblica? E’ semplice, un elemento storico fondamentale: proprio tra 2 e 3 giugno 1946 si tenne, infatti, il referendum istituzionale indetto a suffragio universale con il quale gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502 (e, anche lì, tante polemiche su presunti brogli elettorali) l’Italia diventava repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.
Uno Stato che non festeggia la sua nascita e le sue origini non è uno Stato, è qualcosa di ridicolo che non esiste nè formalmente nè ideologicamente. E per quanto siamo spaccati e divisi al nostro interno, tra noi italiani c’è – evidentemente – chi si sforza ogni giorno per far sì che possiamo essere uniti e dimostrarci ogni giorno un grande Paese. In politica, è chiaro, sono quelle forze responsabili che – a prescindere dal consenso popolare – pur di andar contro il sentimento emotivo della gente, hanno deciso di stare dalla parte del presidente della Repubblica.
In tanti hanno fatto il paragone del 1976, quando dopo il terremoto del Friuli il ministro della difesa Forlani decise di annullare i festeggiamenti e la parata (ma solo per un anno e non, come si dice su twitter e facebook, per 6 anni!). Però tra il terremoto del Friuli e quello dell’Emilia Romagna c’è una differenza abissale. E tra il 1976 e il 2012 ancora peggio. Il terremoto del Friuli fu molto più forte, devastante e distruttivo rispetto a quello dell’Emilia Romagna. I morti furono mille, non poco più di 20. Gli sfollati furono oltre 100.000, non circa 15.000.
Ma, soprattutto, nel 1976 non esisteva la protezione civile con il suo “esercito” di volontari che oggi, come sta accadendo in Emilia Romagna, si fionda sul posto per aiutare la popolazione colpita. L’unica motivazione di Forlani per annullare la parata, infatti, fu quello di “consentire ai militari e i mezzi di continuare ad aiutare i terremotati“. Senza l’esercito, le popolazioni terremotate sarebbero rimaste abbandonate. Oggi in Emilia Romagna l’esercito non serve, gli aiuti ci sono già e sono stati immediati come dimostrano le tante interviste alle popolazioni colpite che, tra quelle di tutt’Italia, sono le meno indignate e meno interessate alle polemiche sulla parata, perchè non gli importa più di tanto che si faccia o meno.
Essere Paese significa anche questo, essere uniti significa avere dei punti fermi che – cascasse il mondo – non si toccano mai. Come la festa del 2 giugno.
Napolitano? Non solo ha fatto benissimo ma, addirittura – almeno per quanto ci riguarda – ha anche sorpreso. Sì, ha sorpreso. Perchè una figura come la sua, di storia e formazione mai smentite assolutamente comuniste, ha adottato un comportamento di grande responsabilità ribadendo con forza l’utilità delle celebrazioni che sono senso di nazionalismo e patriottismo.
Complimenti, Presidente. E Viva l’Italia!