Egitto: è morto Mubarak, era il “Faraone dalle dieci vite”. Aveva 84 anni, in migliaia di nuovo in piazza

Hosni Mubarak e’ “clinicamente morto“. Lo hanno riferito all’agenzia di stampa ufficiale egiziana Mena i medici dell’ospedale in cui l’ex rais era stato trasferito dalla prigione in seguito a un infarto. Le condizioni di salute dell’ex presidente egiziano si erano aggravate dal 2 giugno scorso, giorno in cui fu emessa la sentenza che lo condannava all’ergastolo per aver ordinato la repressione che porto’ alla morte di almeno 850 manifestanti lo scorso anno. Mubarak era nato il 4 maggio 1928, 84 anni e poco più di un mese fa.

Alfiere del mondo arabo moderato ma anche rais dal pugno di ferro, il “faraone dalle dieci vite“, scampato ad altrettanti attentati ma dichiarato oggi “clinicamente morto” in seguito a un infarto – aveva lasciato le redini del potere l’11 febbraio scorso, chiudendo una parabola durata 30 anni. Nato nel 1928, rampollo di una famiglia dell’alta borghesia, provetto pilota addestrato nelle scuole sovietiche, durante la guerra del Kippur del 1973 si distingue tanto da guadagnarsi i galloni di Maresciallo dell’Aria. Il 6 ottobre 1981 Mubarak e’ gia’ vicepresidente e si trova accanto al rais Anwar Sadat, l’uomo della pace con Israele, mentre quest’ultimo, durante una parata militare, cade a terra sotto i colpi di un estremista islamico. Mubarak rimane fortunosamente illeso, essendosi chinato per allacciarsi una scarpa: una coincidenza su cui i suoi detrattori speculeranno a lungo, affermando che fosse a conoscenza dell’imminente attentato.

Assunte le redini del potere, le manterra’ per tre decadi, governando con pugno di ferro grazie allo stato di emergenza, che gli consentira’ di controllare con grande efficacia ogni forma di opposizione. Un’oppressione morbida non sgradita all’Occidente, che nel solido rais ha sempre visto un baluardo contro il fanatismo islamico e non solo. Nella sua lunga permanenza al potere, Mubarak si e’ infatti dimostrato un solido alleato degli Usa, che hanno contraccambiato con generosi finanziamenti alle sue forze armate, e un prezioso interlocutore negli sforzi di pace tra palestinesi e israeliani. Ma anche un abile tessitore di rapporti con la grande famiglia araba, in cui l’Egitto e’ rientrato da leader dopo essere stato espulso come traditore per gli accordi di pace firmati con Tel Aviv. Negli anni ’90 la crisi economica segna una prima, importante emorragia di consensi per Mubarak, la cui credibilita’ sara’ successivamente segnata da alcune denunce per aver favorito il figlio ‘Ala nei processi di privatizzazione. Ma sara’ soprattutto l’altro figlio, Gamal, scelto dal rais come suo delfino e inviso al popolo egiziano, a fargli attirare odi e rancori persino all’interno della sua stessa formazione politica, il Partito Nazionale Democratico. La rabbia popolare esplode il 25 gennaio, quando il Cairo si riempie, per la prima volta dal 1977, di decine di migliaia di persone radunate per la ‘giornata della collera’. Per 18 giorno tra il rais e la folla di manifestanti assiepata a piazza Tahrir si svolge un’estenuante prova di forza che si concludera’ l’11 febbraio, quando il vicepresidente, Omar Suleiman, appare in tv e annuncia l’attesissimo messaggio: Mubarak si e’ dimesso. L’ex presidente si rifugia a Sharm el-Sheik mentre il nuovo Egitto chiede a gran voce la sua incriminazione per la repressione e la corruzione del regime. Ad aprile del 2011 il ricovero in ospedale per problemi di cuore, poi il processo e la condanna all’ergastolo, che ha suscitato le proteste di avrebbe voluto la pena capitale per l’uomo giudicato responsabile della repressione che porto’ alla morte di almeno 850 manifestanti. Dal giorno della sentenza, il 2 giugno scorso, le sue condizioni di salute si sono aggravate, fino all’infarto di oggi.