Sgarbi alla Cancellieri: “potrà risparmiarsi di portarmi i fiori al cimitero”

Vittorio Sgarbi replica al ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri che stamattina, in visita a Racalmuto (il paese di Leonardo Sciascia) dove il Consiglio comunale, assieme a quello di Salemi, è stato sciolto per condizionamenti esterni, rispondendo al critico d’arte, ha dichiarato: «Io sono una e oggi sono a Racalmuto ma avrò molta attenzione anche per Salemi, anche se non intendo entrare in polemica»

«L’attenzione per Salemi il ministro Cancellieri non l’ha avuta e non l’avrà, ma perlomeno potrà risparmiarsi di portarmi i fiori al cimitero come ha fatto con Sciascia.

A lei e al Procuratore Messineo rispondo che i “commerci con la mafia” vanno combattuti quando ci sono, non inventati. E a Salemi non c’erano. Salvo riesumare personaggi politici non indagati per mafia e farli diventare pericolosi mostri, generati, appunto, dal sonno della ragione e dall’alterazione della realtà.

Se le ipotesi di Messineo fossero giuste, nessuno dovrebbe fare politica con l’Udc, l’Mpa, il Pid, il Pd e il Pdl in cui esponenti – e tra questi il Presidente della Regione e il Presidente del Senato – sono indagati.

In realtà, giornalisti come Felice Cavallaro, che hanno stimolato la visita della Cancellieri a Racalmuto, sono stati a Salemi e hanno visto che il fervore culturale e le iniziative di quella città avevano tenuto lontano ogni tentativo di infiltrazione mafiosa.

Oggi quella realtà, dopo lo sforzo evidente e davanti al mondo, certamente più impegnativo che a Racalmuto, è mortificata, e i giovani marchiati come ebrei da uno Stato di Polizia autoritario e prepotente che vuole trovare la mafia dove non c’è, ed esercita e applica le sue inutili e antidemocratiche purghe.
Né la Cancellieri può dire, che, io vivo, non l’avessi informata.

E dunque, invece di accettare le ricostruzioni false e ispirate da un profondo odio per la cultura dei suoi poliziotti, poteva applicarsi e studiare la rinascita di Salemi oggi interrotta dai suoi commissari alla ricerca di una legalità delle parole, tanto care a chi si applica a distruggere invece che a costruire»