Riforma della protezione civile, nuova tassa sulla benzina: aumenti tra 5 e 10 cent. al litro per le casse dello Stato

La riforma della protazione civile, che ha ricevuto oggi il via libera preliminare del Consiglio dei ministri, conferma la possibilita’ di un aumento delle accise sui carburanti fino a 5 centesimi al litro per far fronte alle spese per le emergenze, ma ripropone anche la cosiddetta ‘tassa sulla disgrazia’ con la possibilita’ per le Regioni di aumentare l’imposta sulla benzina di loro competenza fino a 5 centesimi al litro, gia’ bocciata dalla Corte costituzionale nella versione in cui si prevedeva l’obbligo (e non la facolta’) per le Regioni di procedere all’aumento. “Nel momento della dichiarazione dello stato di emergenza – si legge nella nota del Governo diffusa al termine del Consiglio dei ministri – si provvede al fabbisogno finanziario utilizzando le risorse del fondo nazionale di protezione civile. Qualora sia utilizzato anche il fondo spese impreviste, lo stesso e’ immediatamente e obbligatoriamente reintegrato con risorse ordinarie e/o con le maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’accisa sui carburanti, stabilita dal Consiglio dei ministri in misura non superiore a cinque centesimi per litro. Al momento della dichiarazione dello stato di emergenza, inoltre, le Regioni hanno facolta’ di elevare l’imposta regionale sulla benzina di loro competenza sino al massimo di cinque centesimi per litro”.
Con i nuovi aumenti delle accise della benzina, fino a un massimo di 10 centesimi tra i 5 di spettanza dello Stato e gli altri 5 affidati alle Regioni, si allunga la lista delle mini-tasse che gravano sul prezzo del carburante, alcune delle quali imposte per motivi decisamente superati. Si va dalla guerra in Abissinia del 1935 fino al decreto ‘Cresci Italia’ del Governo Monti. Gli aumenti piu’ recenti, insieme a quelli che potrebbero scattare in caso di dichiarazione di stato di emergenza come prevede il decreto di riforma della Protezione civile, insieme alle impennate del petrolio, hanno contribuito al forte aumento dei prezzi degli ultimi mesi e quindi al crollo dei consumi. Secondo i dati diffusi proprio ieri dall’Unione petrolifera, infatti, a marzo i consumi di prodotti petroliferi sono scesi a circa 5,4 milioni di tonnellate, con una nuova diminuzione del 10,7% (come a febbraio) rispetto a marzo 2011. La benzina ha mostrato un calo pari al 9,5%, mentre il gasolio autotrazione dell’8,4%. I due carburanti insieme hanno subito una flessione della domanda dell’8,7%. Ecco l’elenco delle accise statali: la guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire); la crisi di Suez del 1956 (14 lire); il disastro del Vajont del 1963 (10 lire); l’alluvione di Firenze del 1966 (10 lire); il terremoto del Belice del 1968 (10 lire); il terremoto del Friuli del 1976 (99 lire); il terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire); la missione in Libano del 1983 (205 lire); la missione in Bosnia del 1996 (22 lire); il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire); 0,0073 Euro in attuazione del Decreto Legge 34/11 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali; 0,040 Euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92; 0,0089 per far fronte all’alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011; 0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro per la benzina in seguito al Decreto Legge 6 dicembre 2011 n. 201 ”Disposizioni urgenti per la crescita, l’equita’ e il consolidamento dei conti pubblici” (Manovra Monti) del governo Monti.