Reggio: nota del consigliere comunale Delfino su intitolazione piazza Orange

Di seguito la nota del consigliere comunale Demetrio Delfino: Sulla vicenda relativa all’intitolazione di una piazza a Giorgio Almirante ebbi modo di scrivere nel lontano 2008 ,quando un Consigliere Comunale di centrodestra osò lanciare la proposta per fortuna naufragata malamente. Oggi, a quattro anni di distanza la questione si ripropone con l’unica eccezione del cambio di luogo non più piazza del Popolo ( !) ma piazzetta Orange. Vado perciò a ripercorrere quanto scritto anni fa poiché le mie convinzioni in merito si sono ulteriormente rafforzate.<<Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera ». Queste parole inquietanti vennero scritte nel 1938 sulla rivista La Difesa della Razza da Giorgio Almirante. Oggi si discute,ancora la proposta, di dedicare una piazza della nostra città a un personaggio dalle tinte decisamente cupe come il repubblichino Almirante.Reggio non può e non deve tornare ad essere la culla del neofascismo. La persona che oggi molti osannano, Giorgio Almirante, non solo fu tra i firmatari del Manifesto della Razza, che diede il via alla persecuzione nazi-fascista contro gli ebrei in Italia, fu anche tra i più ferventi sostenitori della Repubblica di Salò, che asservì gran parte del nostro Paese all’occupante tedesco. Ma le gesta di Almirante non si limitano a questo. Ben pochi, infatti, ricordano che il capo indiscusso del Movimento Sociale Italiano fu condannato dalla Magistratura italiana per favoreggiamento aggravato nei confronti di Carlo Cicuttini, dirigente dell’ Msi friulano e autore della Strage di Peteano del 1972 nella quale tre carabinieri furono fatti saltare in aria. Per tale crimine Almirante non scontò la pena perché chiese l’amnistia che gli venne concessa solo in quanto ultrasettantenne. Questo grande statista, al quale si rende omaggio per lo Stato italiano è dunque un terrorista, complice dell’assassinio di tre carabinieri.Non so come facciano i sostenitori di questa assurda farsa, a non arrossire. Nomi come quello di Almirante dovrebbero essere pronunciati con grande imbarazzo, e invece molti di voi hanno l’ardire di urlarlo. Nessuno dovrebbe esser fiero di avere avuto come maestro un terrorista filonazista, ma qui il pudore non sembra essere di casa. D’altronde, non sarebbe neanche la prima volta che questa amministrazione, a colpi di maggioranza, decide di intitolare piazze, erigere monumenti, incensare personaggi, che non rappresentano affatto la popolazione reggina, ma solo i convincimenti personali di alcuni suoi amministratori. Così è stato per l’Arena dello Stretto, intitolata, tra mille polemiche, a Ciccio Franco, così è stato anche per la stele dedicata ai moti del ’70, un altro colpo di mano autoreferenziale di questa maggioranza. Tutti ad esaltare l’epopea della Rivolta di Reggio, come se fosse l’unico collante identitario, l’unico orgoglio da ostentare. La memoria storica deve essere costantemente nutrita per evitare capovolgimenti di prospettive. Mi riferisco in modo particolare a chi oggi cerca di cambiare le carte in tavola. Quella rivolta è una ferita ancora aperta che sanguina, è un doppio inganno ai danni dei Reggini che prima subirono l’umiliazione dell’ennesimo sopruso da parte dello Stato, l’ennesima beffa ai danni di una delle aree più depresse d’Europa, poi vennero usati come cavie da laboratorio per esperimenti eversivi da parte dei capi di quel movimento. Reggio si lecca ancora quelle ferite. Ma non voglio dilungarmi oltre, questo mio intervento potrebbe essere lunghissimo se dovessi elencare tutti gli atti che denotano un chiaro tentativo di fascistizzazione della città, quindi chiudo chiedendo a tutti i cittadini ,ma anche ai colleghi, di non farsi fregare, di non abbassare la testa davanti a queste proposte deliranti. Tutti noi dovremmo difendere Reggio da queste bordate nostalgiche o, di questo passo, prima o poi ci chiederanno di votare un ordine del giorno in cui al punto cinque comparirà la proposta di intitolare il Teatro Cilea ad Erich Priebke. Un monumento per ogni “vittima” del processo di Norimberga. E per finire penso che una piazza debba essere intitolata a persone che uniscono le masse e non certo a quelle che ,invece, le dividono. E allora propongo quello che diceva Pasolini intitoliamo piazze e strade agli ultimi della terra, ai poveri ai bisognosi, agli sfruttati, agli emarginati agli onesti lavoratori che sopravvivono con poche lire al mese.. Questi sono i veri eroi del nostro tempo ed è giusto intitolare a loro le nostre strade.Che bello vedere piazza “Gennaro Esposito” : netturbino!