Reggio: il boss arrestato non rinunciava a giocare al superenalotto

Aveva la passione del Superenalotto il boss della ‘ndrangheta Francesco Pesce, detto ”testuni”, e non rinunciava a giocare anche durante la sua latitanza, conclusasi il 9 agosto del 2011. E’ quanto e’ emerso dall’inchiesta che ha portato agli arresti degli affiliati alla cosca Pesce da parte dei carabinieri. L’esame delle immagini effettuate dai carabinieri nel corso delle indagini ha svelato che Francesco Pesce, in due occasioni, aveva delegato Giuseppe Pronesti’, figlio di Antonio, arrestato lo stesso giorno in cui avvenne la cattura di Pesce, a giocargli dei numeri al ‘Superenalotto’. La mattina del 4 agosto Pronesti’ e’ stato ripreso nell’atto di conservare alcuni fogliettini assimilabili a schedine del Superenalotto. La sera del 9 agosto, inoltre, i carabinieri hanno trovato nella Panda di proprieta’ di Antonio Pronesti’ 8 ricevute del Superenalotto attestanti altrettante scommesse effettuate il 4 agosto precedente, e cioe’ negli stessi giorni in cui Giuseppe Pronesti’ aveva incontrato il ricercato. I numeri erano stati scelti dallo stesso latitante poiche’ i pronostici comprendevano la data di nascita di Francesco Pesce e quella di sua figlia Maria Grazia, nonche’ il giorno (7) ed il mese (12) in cui era nato suo fratello Giuseppe Pesce.