Reggio: ieri sera grave aggresione omofoba in pieno centro

Di seguito la nota diffusa dall’associazione Arcigay “I due Mari” di Reggio Calabria: 14 aprile, ore 1.45 ,via del Torrione alle spalle del centralissimo Teatro Comunale , Reggio Calabria.
Un ordinario venerdì sera, come tanti: Claudio  era con il suo gruppo di amici in un locale in cui settimanalmente ci sono spettacoli Drag e dove spesso il comitato Arcigay I Due Mari, di Reggio Calabria, è stato ospitato per allestire il banchetto informativo.
Mentre erano di fronte all’ingresso del locale, alcuni ragazzi che passavano su una macchina li  offendevano utilizzando termini omofobi, quali “ricchione di merda”. Pochi minuti dopo lo stesso gruppo di persone, sceso dalla macchina, si avvicina a Claudio ed al suo gruppo con aria di scherno e fare minaccioso, intimando allo stesso il silenzio. Claudio non reagisce alle provocazioni verbali, ignorandoli, ed uno dei tre, l’unico che non aveva minimamente proferito parola, gli sferra un pugno al viso , colpendo naso ed orbita. Gli altri presenti non hanno nemmeno avuto il tempo di prevedere l’azione, in quanto Claudio non ha fatto alcun gesto che potesse giustificare un’aggressione fisica. Un pugno senza motivo, giusto perché probabilmente non c’era nulla da fare. Un pugno diretto a provocare dolore, non solo fisico. Un gesto per far comprendere alla “comunità dei Ricchioni” che di loro si può fare ciò che si vuole, perché qui non gli è riconosciuta dignità di persone.
All’1:47 arriva la telefonata ad un volontario Arcigay “Hanno tirato un pugno a Claudio, sta grondando sangue, abbiamo chiamato la polizia”
Necessaria la Polizia perché la violenza del colpo ha fatto quasi perdere i sensi a Claudio che è stato portato subito nel bagno del locale, grazie anche all’intervento del barman  che, di striscio ha preso il colpo ed ha fermato l’aggressione. Ci domandiamo altrimenti dove e se si sarebbe fermata.
Gli agenti hanno raccolto la dichiarazione (gli aggressori si erano già allontanati),  inizialmente straniti, si sono poi messi a completa disposizione. Claudio è stato forte ed ha insistito per far scrivere nel verbale che questa è stata un’azione omofoba e che la violenza nasceva dal suo essere omosessuale. Dicendo agli amici “non è per me che reagisco,  ma  per gli altri…”.
Finite le formalità siamo andati al pronto soccorso dell’Ospedale di Reggio Calabria (Ospedali Riuniti), dove Claudio è stato visitato. L’esito: fratture multiple al naso e spostamento del setto nasale, perciò necessario ricovero.
Non è finita qui. Mentre eravamo in sala d’aspetto, nel tempo trascorso tra la visita, la tac ed il risultato, Claudio ci raccontava cosa gli era stato detto ed i “consigli” che gli sono stati dati. L’infermiere presente durante la visita, appena ha saputo dell’omosessualità di Claudio, ha iniziato a dispensare le sue perle di saggezza, dicendo “te la presento io una bella ragazza e poi vedi” ed anche “ti porto da un bravo psicologo che ti guarisce”. La persona in questione forse ha dimenticato, o mai saputo che da tempo (precisamente dal 1973) l’Organizzazione Mondiale dell Sanità ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie  mentali:   “non è una malattia, non è nulla da cui dover guarire”.
Ci domandiamo, al di là della forza di Claudio, quanto ancora dobbiamo subire, non solo da parte di persone ignoranti, grette e vigliacche, ma anche e soprattutto da chi è preposto e pagato per dare soccorso, che non sa nemmeno accogliere, e quindi gestire, casi di questo tipo.