Rally dei bancari e rimbalzo delle Borse

Dopo il tonfo registrato da Piazza Affari, martedì del (-4,98%) e lo spread a 400 punti, la Piazza meneghina si rafforza, pur restando ancora vulnerabile ai persistenti timori relativi alla situazione finanziaria spagnola e termina la seduta registrando un (+1.60%), seguendo la scia positiva guidata dal rimbalzo dei bancari e la reazione positiva del mercato all’asta dei Bot a 3 e 12 mesi (rendimenti più alti, quasi raddoppiati rispetto al mese scorso). Londra chiude in positivo registrando un (+0.70%), Parigi (+0.62%), Francoforte ( +1.03%).

Le preoccupazioni su un periodo di recessione italiano continuano a destare timore, le misure di austerity lanciate dall’esecutivo, il valore dello spread aumentato, l’eccessiva volatilità sui mercati, potrebbero preannunciare un nuovo sell sui mercati italiani.

A Piazza Affari chiude in positivo il comparto bancario: Banca Popolare di Milano segna un (+5.91%), Unicredit (+5.46%), Intesa Sanpaolo (+5.45%), Banco Popolare (+3.90%) e Impregilo (+3.76%). In negativo invece Lottomatica che perde un (-1.57%), Autogrill (-1.20%), Stmicroeletric (-0.94%), Banca MontePaschi (-0.83%) ed Eni che chiude la seduta con un (-0.42%).

Wall Street termina la giornata di contrattazioni in positivo, condizionata dal rimbalzo tecnico delle piazze europee, il Dow Jones chiude a (+0.70%), S&P (+0.74%) e il NASDAQ chiude a (+0.84%). Dato positivo la pubblicazione dell’indice dei prezzi alle importazioni. I risultati di marzo hanno evidenziato un incremento su base mensile dell’1,3%, (+0,8% consensus). Dato positivo anche le trimestrali di Alcoa, colosso dell’alluminio che ha battuto le attese degli analisti. Il titolo è in rialzo più dell’8%.

Ricordaimo che nella giornata di oggi si incontreranno a piazza Cordusio i principali azionisti di Unicredit con l’intenzione di decidere  il successore di Dieter Rampl.

Nell’agenda macroeconomica di oggi, attesa è l’uscita dell’indice PPI statunitense alle ore 14.30 che misura il livello medio dei prezzi di un paniere fisso di beni ricevuti dai produttori nel mercato primario. Viene seguito come indicatore di inflazione per le materie prime ed è imolto importante per il settore manifatturiero. Il PPI è un indice di soli beni, non include il costo di trasporto, ingrosso e dettaglio, e non include i costi del settore dei servizi, il suo studio consente di trarre conclusioni sulla pressione inflazionistica in aumento o diminuzione ma che non è ancora arrivata ad influire sui prezzi dei prodotti finiti. Segue l’uscita del tasso di Disoccupazione, l’Unemployment Claims che indica la  misura percentuale di disoccupati rispetto al totale della forza lavoro, in generale un incremento nella disoccupazione aumenta la pressione politica sulla banca centrale per abbassare i tassi di interesse. Appuntamento anche con il dato sul Trade Balance che misura la differenza tra il totale delle esportazioni ed il totale delle importazioni. Quando questo valore diminuisce il dollaro va a rafforzarsi.

Francesca Roveda

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