Palermo, riciclavano mezzi agricoli rubati. Nove arresti

Sono rinviate a giudizio nove persone, alcune delle quali imputate di avere fatto parte di un’organizzazione che riciclava mezzi agricoli rubati. La Procura di Palermo ha individuato come “capo, promotore e organizzatore” dell’associazione per delinquere Sergio Sacco, 67 anni, imprenditore di Camporeale e titolare della “Saccoplast“, azienda che produce sacchetti di plastica. Assieme a lui sono accusati di essere “partecipi” dell’associazione Salvatore Catalano e Vincenzo Crimaldi, di 55 e 63 anni. Inoltre, Sergio Sacco e’ il cognato del procuratore di Palermo, Francesco Messineo: per questo motivo, a causa dell’astensione del capo dell’ufficio inquirente, l’indagine e’ stata coordinata dal procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, e condotta dal procuratore aggiunto del capoluogo dell’Isola, Antonio Ingroia, e dal sostituto Lia Sava. La richiesta di processo riguarda anche Giuseppe Mezzatesta, Francesco Adragna, Angelo Ferlisi, Giacomo Sanguedolce, Francesco Gianfranco Policardo e il tunisino Taoufik Ben Hania.
Tornando a Sacco, l’uomo era indagato anche per fittizia intestazione di beni e ha ottenuto l’archiviazione delle altre accuse, relative ai suoi presunti rapporti con alcuni esponenti di Cosa nostra, a cominciare da Andrea Adamo, mafioso di Brancaccio, del quale l’imprenditore si sarebbe intestato alcuni cavalli di razza. Le accuse del pentito Andrea Bonaccorso non hanno però trovato riscontri. E non sono state ritenute idonee a produrre sviluppi nemmeno le intercettazioni e le testimonianze raccolte dai carabinieri in un rapporto sulla scomparsa di Giovanni Bonanno, ucciso nel gennaio 2006. Pare infatti che a Bonanno, pochi giorni prima della sua sparizione, Sacco aveva consigliato di allontanarsi da Palermo. Infine e’ stata esclusa anche una radice mafiosa nella ricettazione di alcuni mezzi agricoli rubati da Roberto Rizzo e Leonardo Vitale, quest’ultimo figlio del boss di Partinico Vito: due di questi trattori erano stati poi trovati nella disponibilita’ di Sacco. Rizzo e Vitale jr sono stati processati a parte e sono stati condannati a pesanti pene in abbreviato. Alcuni pezzi di questa vicenda erano stati poi portati anche all’attenzione del Csm, che aveva ritenuto corretto il comportamento di Messineo e insussistente la pregiudiziale prevista dalla legge sulle guarentigie circa l’incompatibilita’ ambientale dei magistrati. Ricordiamo poi che Sergio Maria Sacco era stato indagato anche negli anni ’80, come presunto fiancheggiatore del clan Madonia, ed era stato anche arrestato; alla fine degli anni ’90 era stato nuovamente chiesto il suo arresto, ma il Gip non l’aveva concesso. Insomma, in tutti i casi l’imprenditore se l’era cavata senza pregiudizi penali.