Palermo, incidente aereo del settembre 2010. Il copilota ammette che non fu causato da wind shear

Per i pm, che conducono l’inchiesta sull’incidente aereo di Punta Raisi del 24 settembre 2010, non è ancora chiaro come mai l’airbus A300 della Windjet, in servizio tra Roma e Palermo, sia finito fuori pista. Quel giorno i 123 passeggeri, un bambino sotto i due anni e i 6 membri dell’equipaggio rischiarono la vita e si salvarono per un autentico miracolo. Il copilota, interrogato dai pm, nega il diverbio in cabina di pilotaggio ma anche il wind shear. Fabrizio Sansa, sentito oggi su sua richiesta, dai pm Gaetano Paci e Carlo Lenzi, ha detto che il tono della conversazione in cabina, fra lui e il comandante Raoul Simoneschi, fu “normale“, amichevole, tra colleghi. E questo anche se le registrazioni della scatola nera avevano riscontrato un dialogo in cui Simoneschi riprese piu’ volte il primo ufficiale, ricorrendo ripetutamente ad un’imprecazione (“che cazzo fai?“). Contrariamente a quanto era emerso nella prima fase dell’inchiesta, l’indagato non ha fatto nemmeno riferimento alla “mano invisibile” che avrebbe schiacciato l’aereo al suolo in fase di atterraggio e ha sostenuto che tutte le procedure e i protocolli furono rispettati. La prossima settimana sara’ ascoltato Simoneschi.