“Palermo apre le porte – la Scuola adotta la Città”: le foto della visita al castello della Cuba

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    Nell’ambito di “Palermo apre le porte – la Scuola adotta la Città”, ecco le foto della visita guidata, degli alunni della D. D. RAGUSA MOLETI, al Castello della CUBA nei giorni: 20/21/22 aprile 2012, inviateci da Mario Cucina.

    La Cuba (dall’arabo Qubba, “cupola”) fu costruita nel 1180 per il re Guglielmo II, al centro di un ampio parco che si chiamava Jannat al-ard (“il Giardino – o Paradiso – in terra”), il Genoardo. Il Genoardo comprendeva anche la Cuba Soprana e la Cubula, e faceva parte dei Sollazzi Regi, un circuito di splendidi palazzi della corte normanna situati intorno a Palermo.
    Proprio alla Cuba, tra le acque e gli alberi che la circondavano, Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron. La sesta della quinta giornata. È la vicenda d’amore tra Gian di Procida – nipote del omonimo grande eroe del Vespero Siciliano – e Restituta, una ragazza bellissima di Ischia rapita da «giovani ciciliani» per offrirla in dono al allora re di Sicilia: Federico II d’Aragona.

    Quando Giovanni Boccaccio scrisse il Decameron, era già cominciato il declino dei parchi reali che erano l’orgoglio della città ormai in mani angioine. Era finita l’epoca di Palermo “felicissima” che secondo Edrisi era allora «la più grande e la più bella metropoli del mondo» con la sua vasta verdeggiante pianura e con i suoi luoghi di delizie (mustanaza ). Ma la traccia che aveva lasciato quel periodo di splendore era cosi luminosa da impressionare Boccaccio ancora diversi secoli dopo.