Morte Bergamini, parla la sorella Donata: “è un nostro diritto conoscere la verità”

Donata Bergamini, sorella del centrocampista del Cosenza calcio Denis, morto il 19 novembre del 1988 sulla Statale 106 ionica apparentemente dopo essere stato investito da un camion, interviene con una dichiarazione dopo le notizie sulla riapertura del caso di cui si occupa la Procura della repubblica del Tribunale di Castrovillari. “In questo momento – dichiara la donna – la mia rabbia e’ tanta. Mi sto chiedendo cosa ha fatto la mia famiglia per aver subito tutto questo, mi hanno ucciso un fratello per 20 anni facendolo passare come suicidio. Sino al giorno prima della sua morte, era un ragazzo che ogni allenatore avrebbe voluto, un ragazzo serio e professionale, amava la vita, gli piaceva scherzare, sempre fra i primi a tenere alto il morale nello spogliatoio. Improvvisamente dal giorno della morte, diventa colui che trasporta stupefacenti, colui che vende le partite, colui che si suicida davanti alla sua ex“.
Fin da subito noi familiari – spiega – avevamo capito che nulla quadrava, papa’ ha lottato, ma e’ stato scambiato per un pazzo, per colui che non voleva accettare il suicidio e nessuno ci e’ stato vicino e nessuna inchiesta seria e’ stata fatta. Ora basta, chi ha nascosto, chi ha omesso, chi ha mentito e chi ha ucciso non puo’ e non deve rimanere impunito. E’ un nostro diritto sapere come, perche’ e chi ha ucciso Denis. Noi familiari abbiamo semplicemente chiesto – continua – di conoscere la verita’, qualunque essa sia, ed e’ un preciso dovere dello Stato darci una risposta. Dopo oltre 20 anni credo sia il minimo per tutti noi. Ora le cose mi sembrano cambiate, e nutro totale fiducia nell’operato degli inquirenti. Noi familiari abbiamo riacquistato fiducia nell’Arma dei carabinieri – conclude – dopo che abbiamo conosciuto 4 militari del Nucleo Investigativo di Cosenza che si stanno occupando del caso“.